Trama, trailer e recensione de Il diritto di opporsi, il film diretto da Destin Daniel Cretton che porta sul grande schermo una storica battaglia per la giustizia. Dal 30 gennaio al cinema distribuito da Warner Bros. Pictures

Il Diritto di opporsi trama trailer recensioneDevo ammettere che con una storia così complessa e interessante, come quella alla base de Il Diritto di Opporsi, non deve essere affatto semplice stare dietro la macchina da presa. Soprattutto perché, trattandosi di una storia vera, si sente maggiormente la responsabilità di riuscire a trasmetterne l’autenticità e le emozioni in gioco. Purtroppo, secondo me, questo è ciò che ha un po’ penalizzato il film diretto da Destin Daniel Cretton, che per quanto fatto bene non presenta una regia memorabile. Ma procediamo un passo alla volta iniziando dalla sinossi.

Siamo in Alabama alla fine degli anni ottanta e per Walter “Johnny D.” McMillan è una normale giornata di lavoro quando tonando verso casa viene arrestato e incarcerato per l’omicidio di una ragazza di 18 anni del luogo. Jhonny D. subisce un processo ai limiti dell’illegalità in cui l’unica testimonianza contro di lui è quella di un criminale incarcerato poco tempo prima. Non ne vengono ascoltate altre. Storia assurda, direte voi, ma va considerato che Walter aveva la pelle del colore sbagliato per vivere in sud America a quel tempo. Sarà Bryan Stevenson, fresco di laurea ad Harvard, a scendere in Alabama per difendere chi, come Walter, si trova nel braccio della morte e merita un processo equo agli occhi della legge, sfidando il razzismo e la violenza di chi in quegli anni pensava che le origini di un uomo ne determinassero il valore.

 

Dalla storia bisogna imparare al fine di non commettere gli stessi errori e trovo fondamentale portare storie come questa alle orecchie, agli occhi e al cuore delle persone per aiutare a non dimenticare. Infatti la drammaticità della storia arrivata potente come una valanga ed è questo che mi ha coinvolto del film e secondo me è il motivo che lo rende non solo da vedere, ma addirittura bello ed emozionante. Parlando, invece, in senso più strettamente cinematografico, devo ammettere che ci sono alcune cose che non mi hanno convinto totalmente. Come la regia, che non mi è sembrato portare quel valore aggiunto che mi sarei aspettato in una pellicola del genere. E l’interpretazione del cast: ottima quella di Jamie Foxx mentre un po’ deludenti quelle di Michael B. Jordan e Brie Larson. Il primo sembra non essere mai sceso dal ring di Creed (film in cui ne ho apprezzato molto la recitazione), mentre la seconda ha dato vita ad un personaggio incolore senza molta espressività.

Sicuramente con queste affermazioni mi sarò attirato l’antipatia dei più ma soprattutto degli “osannatori” di turno. Ma non contento farò un paragone ardito, confrontando Il Diritto di opporsi a 12 anni schiavo. Anche nel caso di questo film, oltretutto pluripremiato, ho avuto le mie perplessità. Non tanto riguardo le interpretazioni del cast, del film di Steve McQueen, che sono state magistrali e che unite alla storia lo rendono un film da vedere assolutamente, quanto piuttosto riguardo il premio ricevuto per la regia che non ho trovato degna di nota.

Mi permetto di esprimere la mia opinione ben consapevole che slegare le interpretazioni dei personaggi dalle capacità di un regista di portare gli attori a tali risultati, perché sarebbe potenzialmente un errore. Tuttavia seguendo questo ragionamento non si dovrebbe esprimere alcun parere sui singoli elementi limitandosi ad analizzare un film solo nel suo complesso, ma, secondo me, questo non sarebbe molto interessante.

Vi consiglio comunque di andare al cinema a vedere e a farvi toccare da quest’emozionante storia che uscirà il 30 gennaio, lieto e pronto a ricevere critiche per le mie opinioni.