Il nostro orecchio musicale oggi ci porta in Basilicata alla scoperta di una band on the road, dal rock intenso, originale e ricercato: i Damash e Stones, Sigarette e ciò che resta è il loro nuovo singolo

DamashI Damash sono una rock band lucana, nata a Potenza nel Febbraio del 2008 quando i due veterani del gruppo, Rocco Fiore e Francesco Volonnino, decisi a formare una band dal puro sound rock incontrano per caso in un locale il chitarrista Davide Martino ed il batterista Angelo Cerroni (che nel 2016 lascerà il posto a Fabio Sabato).

Tra i quattro ragazzi l’alchimia è immediata e potente e il risultato è un primo disco di dodici tracce dal titolo Pelle Insolita, che permette ai Damash di farsi conoscere non solo in Basilicata ma anche in tante altre regioni italiane in cui la band si esibisce live e vince alcuni concorsi. Fino ad approdare nel 2013 sul palco del contest PostPay Rock in Roma tra i dieci finalisti nazionali. Contest che li vedrà ad ottobre dello stesso anno prendere parte alla finalissima all’Orion Club.

Dal 2008 ad oggi i Damash hanno calcato il palco in più di 200 date in tutto il territorio nazionale e condiviso la scena con: 24 Grana, Brunori S.A.S, Tonino Carotone, Verdena, Giorgio Canali e i Rosso fuoco, Asian Dub Fondation.

E stanno per ripartire con un nuovo tour live, ad oggi in fase di definizione, ma per darci qualche indizio di ciò che dobbiamo aspettarci hanno lanciato il nuovo singolo, l’inedito Stones, sigarette e ciò che resta.

Una canzone carica di sentimenti e pronta ad esplodere. Un giro di basso ipnotico, chitarre pulite, monotonia che però improvvisamente si scioglie in nuove melodie maggiormente nostrane, ad accompagnare parole ben misurate e metricamente ben assemblate, perfette per assecondare le sonorità da rock britannico, ma con richiami ad altre band italiane, dai lontani Cccp fino ai più moderni Subsonica.

Come potrete constatare voi stessi guardando e soprattutto ascoltando il video di Stones, sigarette e ciò che resta, prodotto da PUPILLA con la regia di Donato Sileo.

Incuriositi dal loro sound indie rock di matrice inglese che si sposa perfettamente con la metrica italiana abbiamo deciso di conoscerli un po’ meglio, facendogli alcune domande su come nasce questo suono così bello e particolare che ne costituisce il loro “marchio di fabbrica”.

Quali sono i vostri modelli di riferimento?

I nostri personali ascolti vanno dalla scena grunge statunitense al Rock anni ’70 da cui è spesso capitato siano arrivate ispirazioni per la nostra musica. In ogni caso cerchiamo di produrre sempre qualcosa di molto personale che ci auguriamo piaccia al pubblico che da anni continua a sostenerci.

Quale sentimento sentite più forte quando suonate: Amore, rabbia, solitudine…

Durante i live definire un sentimento unico risulta davvero difficile. Quando si fa musica, che sia nell’intimità della propria camera o su un palco, è difficile descrivere bene cosa si provi. Di sicuro, oltre che grande serenità, nel fare quello che speriamo ci riesca meglio, i sentimenti durante le esibizioni sono molteplici e spesso ispirati dal pubblico e dal livello di partecipazione che riusciamo ad ottenere.

Che messaggio volete trasmette con la vostra musica?

Con la nostra musica cerchiamo sempre, o quasi, di raccontare il nostro vissuto, le nostre esperienze, le aspettative… Cerchiamo sempre di essere quanto più contemporanei nei racconti, e speriamo, mai troppo scontati. Abbiamo trattato sempre con occhio attento quello che ci accade intorno e nel prossimo album tratteremo anche fatti di cronaca recenti, come la terribile storia di Avetrana con il brano “Sara” che parla delle atrocità di quei misfatti.

Se vi abbiamo incuriosito abbastanza e volete qualche informazione in più sui Damash, ecco i loro contatti:

FB: www.facebook.com/damashbandpz

INSTAGRAM: www.instagram.com/damashband

TWITTER: www.twitter.com/damashband

YOUTUBE: bit.ly/damashyoutube

SPOTIFY: bit.ly/damashspotify

Non perdeteli di vista soprattutto per scoprire quando poterli vedere ed apprezzare live, perché ne varrà assolutamente la pena!

Cinzia Carcione e Roberto Teofani