Sincrono recensione nuovo albumTempo di quarantena, mi obbligano a stare a casa per contribuire al benessere comune. Potevo chiedere di meglio? Lavoro dal divano, mangio sul divano, guardo la tv sul divano insomma la mia vita coniugale con il mio divano va a gonfie vele ed è proprio sopra a quest’ultimo che mi ritrovo adesso per parlarvi dell’ultimo album che mi è capitato tra le cuffie. Loro sono i Sincrono e l’album si chiama “Tra le vie del sé”.

Dopo aver ascoltato l’album prendo un pezzo di formaggio e un bicchiere di succo d’arancia che rappresentano il giusto carburante per iniziare a parlare di musica.  Parliamo della band di cui dalla pagina Facebook si evince ben poco, trovo una stringata descrizione: “Siamo una band pop rock di Milano” leggo. Di questi tempi non è proprio il massimo. Cerco altre informazioni e scopro che i Sincrono sono Mustafà Hassan (voce), Alberto Cafulli (basso), Daniele Camerani (chitarra) e Luca Tassinari (chitarra) nasce tra i banchi del liceo linguistico Gentileschi nel 2009. La svolta arriva nel 2016 quando inizia una fruttuosa collaborazione con Francesco Corvino come arrangiatore. Nel 2019 escono i primi singoli “Il Mondo Intero Tranne Te” e “Babilonia” che anticipano l’uscita dell’album nello scorso Febbraio.

Gli album mi piace sentirli ascoltando i pezzi in ordine cercando di capire che puzzle gli artisti vogliono mostrarmi. Mi distrae da tutto, anche dal cibo. Questa cosa è buona per la mia linea. Questo album mi ha lasciato spiazzato, ogni canzone è un dipinto diverso. Mi piace. I Sincrono mi fanno saltare dalle critiche sociali di “Babilonia” all’esistenzialismo di “Ai confini del creato” passando per le diverse sfaccettature dell’amore narrate dai magici momenti di “Favola a metà” e “Il mondo intero insieme a te” o i momenti più intensi di “Amore dammi Sesso” e “Fuoco e Cenere”. Questo alternarsi di visioni è legata da una forte impronta musicale che li identifica. Un animo rock che ricerca melodie dolci e un forte equilibrio tra gli strumenti. La ricerca di un suono unificato sembra essere una chiave importante nei pezzi.

Una volta finito l’ascolto e una mera analisi stilistica penso a cosa mi hanno trasmesso le canzoni e cosa mi rimane dell’album. Generalmente scrivo questa parte dopo il primo ascolto dell’album così da non farlo inquinare da ragionamenti successivi. Dopo aver ascoltato “Tra le vie dei sé” non mi sono rimasti brani in testa o canzoni che mi hanno catturato particolarmente. L’unica cosa che mi è rimasta è stata la sensazione che dietro ci fosse un bel lavoro sia musicale che di scrittura degno di un’analisi più approfondita che mi porta ad essere curioso perché magari non è un amore a prima vista ma uno di quelli che maturano con il tempo. La canzone che più mi è piaciuta è “Favole a metà” perché è una storia in cui l’ascoltatore deve solo perdersi.

Io il formaggio l’ho finito e la spremuta anche nello scrivere questo pezzo, dato che ci attendono diversi giorni di divano a tutti quanti vi consiglio di buttare un orecchio a questo album e magari vi distrarrete dal mangiare. Music for Health! Buon ascolto!