mia e il leone bianco recensioneMia e il leone bianco, film francese diretto dal regista e sceneggiatore Gilles de Maistre, uscito nelle sale italiane lo scorso 17 Gennaio, narra la storia dell’inconsueta amicizia tra Mia (Daniah De Villiers) ed un cucciolo di leone bianco (“interpretato” da Thor); sullo sfondo i meravigliosi paesaggi del Sudafrica dove Mia si trasferisce dall’Inghilterra, con la mamma Alice (Mélanie Laurent) ed il fratello maggiore Mick (Ryan Maclennan) per seguire il lavoro di papà John Owen, allevatore di leoni (Langley Kirkwood).

Mia è un’adolescente insofferente e ribelle, in aperta e continua polemica verso i genitori, rei di averla “sradicata” dal proprio ambiente e dalle proprie amicizie. Ha nostalgia di Londra, è infatuata di un amico, lasciato in Inghilterra, con il quale tenta disperatamente di mantenere un contatto via Skype, nonostante l’indifferenza del ragazzino.

Ad aiutarla nel suo percorso di crescita è lo stretto legame con il fratello e soprattutto il rapporto con Charlie, rarissimo esemplare di leone bianco nato nell’allevamento del padre, che entra ben presto a far parte della famiglia. Un affetto che nasce piano piano; è Charlie a “scegliere” Mia all’interno della famiglia Owen, che all’inizio lo tratta con freddezza. Ma con il passare dei giorni, Mia si affeziona a quel tenero batuffolo bianco a tal punto da divenire un concreto aiuto nel lavoro paterno, nonché un fondamentale punto di riferimento per Charlie.

L’affetto sempre più forte tra i due provoca molte preoccupazioni nei genitori di Mia, consci che l’animale, una volta adulto, non sarà più in grado di controllare i propri istinti e che pertanto dovrà essere separato dalla ragazzina. Con la crescita infatti del leoncino, in casa Owen aumentano i problemi: Charlie è ormai diventato pericoloso per l’incolumità di chi lo circonda e Mia ha scoperto che il padre ha intenzione di venderlo ad un gruppo di bracconieri senza scrupoli. La ragazza, armata di determinazione e coraggio e dalla forza che solo un grande amore è in grado di dare, per salvare il suo amico non ha altra scelta che scappare di casa con lui, affrontando disagi e pericoli di ogni tipo, fino a condurlo alla riserva di Timbavati, dove il leone sarà protetto per sempre.

Il regista, Gilles De Maistre, ha girato la pellicola in una sorta di docu-film durato tre anni, durante il quale la crescita di Charlie è andata di pari passo con la crescita di Mia e del fratello. L’arco di spazio temporale si è reso necessario al fine di meglio sviluppare l’interazione tra i giovani attori e il leone, oltre che per segnare il passaggio per l’animale, da cucciolo ad adulto formato. Questa amicizia “surreale”, è in realtà tratta da una storia vera, conosciuta dal regista durante la realizzazione di un documentario.

Sul set è sempre stato presente Kevin Richardson, conosciuto come “l’uomo che sussurra ai leoni”, zoologo sudafricano celebre per il modo totalitario in cui si è dedicato alla natura e per il suo amore e dedizione verso questi “impegnativi” felini del suo continente. Richardson ha dato un fondamentale supporto ai due ragazzini sul come rapportarsi all’animale, che doveva a sua volta abituarsi a loro.

Mia ed il leone bianco viene presentato e considerato come un film per famiglie. Ho assistito alla proiezione con mia figlia di 8 anni e la percezione avuta e che possa essere maggiormente fruibile da bambini dalla sua età in su, che possano essere in grado non solo di comprendere il messaggio “ambientalista” che la pellicola dà, ma anche le sfaccettature del complesso rapporto tra Mia ed i suoi genitori (del quale sottolineerei il ruolo e piuttosto inconsistente della madre).

A forte impatto emotivo è l’insegnamento che l’amicizia vince sempre, sia essa tra esseri umani o, ancora di più, tra esseri umani ed animali, anche in condizioni apparentemente impossibili, come nel caso della relazione tra uomo e leone.

Gli splendidi panorami che fanno da scenario a Mia e il leone bianco, completano un movie godibile, nel quale prevalgono sentimenti di tenerezza e a volte di grande commozione, specie per i più piccoli, mescolati a spunti di riflessione per i genitori, soprattutto per quanto riguarda il complicato periodo dell’adolescenza e i momenti di ribellione che ne sono caratteristica principale.

Condivisibile da tutti è invece il messaggio ecologista alla base della pellicola.

Da tenere d’occhio la giovane Daniah De Villiers, volto pulito, fresco e molto espressivo che, sono certa, rivedremo presto in altri film.

E, infine, proporrei una candidatura ai prossimi Oscar… per il leoncino Thor! Grandi doti interpretative e forte presenza scenica!