Al cinema solo oggi e domani il film di Naoko Yamada, La forma della voce, distribuito da Nexo Digital. Una soave grazia nel trattare temi come bullismo, accettazione, pentimento, amicizia e amore (recensione)

la forma della voceUna coraggiosissima regista giapponese, una delle poche, Naoko Yamada, ne La forma della voce, dà vita alla storia scritta da Reiko Yoshida – già sceneggiatrice de La ricompensa del gatto dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki –, di una ragazzina sordomuta, Shoko Nishimiya.

Una storia commovente e poetica sul bullismo, un argomento difficile da trattare, qui affrontato con guanti di velluto, cioè da chi, si capisce, ha una sensibilità e un tatto particolari.

Shoko è una ragazzina che tenta con grandissima difficoltà di farsi accettare, a dispetto della sua disabilità, dai suoi compagni. Nonostante abbia sempre modi amorevoli e gentili e si scusi praticamente per tutto, anche per quello di cui non è responsabile, viene presa di mira da un suo compagno, Shoya Ishida, che guida un gruppetto di amici per accanirsi contro la ragazzina.

Nel corso del tempo Shoya si renderà conto di quanto male abbia causato a Shoko e non riuscirà a trovare pace, neanche nella solitudine che si è volutamente creato intorno a sé.

Il ragazzo, passati alcuni anni andrà alla ricerca di Shoya e tenterà, all’inizio goffamente, di rimediare. Tutto da scoprire il rapporto particolare che si instaurerà tra i due ragazzi.

Il film, già a partire dai bellissimi disegni, merita assolutamente di essere visto per la sua potenza emotiva e la drammaticità che mette in scena con un realismo crudo ma al contempo poetico.

Ancora una volta chapeau ai registi giapponesi, in questo caso, finalmente, a una donna e inchino, in generale, ad Anime. Mi spingo a dire che noi occidentali abbiamo ancora molto da apprendere da questa cultura così diversa dalla nostra ma così magnificamente carica di rara sensibilità.