Trama, trailer e recensione del nuovo film di Roberto Faenza “Hill of Vision” che racconta l’incredibile storia del Premio Nobel Mario Capecchi. Dal 16 giugno al cinema grazie alla distribuzione theatrical di qualità firmata Altre Storie

Hill of vision recensioneRoberto Faenza nel suo film “Hill of Vision” descrive la vita del Premio Nobel Mario Capecchi, le cui ricerche sulla genetica molecolare si rivelarono di fondamentale importanza nella lotta contro gravissime malattie, in primo luogo il cancro, e sono attualmente rivolte allo studio delle componenti genetiche dell’ansia.

“Una storia incredibile se non fosse accaduta davvero”. Siamo in Alto Adige, durante la seconda guerra mondiale. Mario ha solo 4 anni, quando sua madre viene arrestata dai fascisti e deportata in un campo di sterminio. Il piccolo trascorre l’infanzia per strada vivendo di espedienti. Finita la guerra, lui e la madre miracolosamente si ritrovano e ricominciano una nuova vita in America, presso la comunità Quacchera ‘Hill of Vision’. Mario non riesce a inserirsi nel nuovo contesto di normalità, fino a quando non scopre, grazie allo zio fisico, la passione per la scienza.

 

“Hill of Vision” è una storia vera, intensa ed emozionante. Un film ricco di speranza, che incoraggia a credere in sé stessi e nella famiglia. Un invito ad avere visioni più ampie, valorizzando il potenziale di chi è accanto a noi, come è accaduto a Mario Capecchi.

La difficoltà ma anche la bellezza di questo film è nella straordinaria combinazione tra l’elemento spettacolo e la realtà, uno dei motivi per cui la sceneggiatura ha richiesto molti anni di elaborazione. Tornare indietro nel tempo, affrontando i momenti drammatici della vita del protagonista, ha comportato forza e dedizione ma soprattutto meticolosa attenzione.

Il senso del film è offrire allo spettatore momenti di emozione e passione generati da un’avventura così appassionante che sembra un romanzo. La scelta di narrare solo l’infanzia di Capecchi non è stata presa solo dal punto di vista produttivo, in quanto, lo stesso protagonista ha sottolineato che quello era il periodo più interessante della sua vita. Ma soprattutto per coinvolgere anche un pubblico più giovane, puntando l’attenzione su storie importanti per la nostra memoria.

Questo film, riesce a narrare con un’incredibile leggerezza le avventure vissute dal giovane Capecchi, tanto da poter affabulare con facilità lo spettatore. La maggior parte delle scene, anche quelle più dolorose e traumatiche, sono rappresentate con una forte sdrammatizzazione del personaggio, lasciando emergere dietro ogni sofferenza, il lato ottimista, quello che ha fatto sì che Mario andasse avanti, lottando con caparbietà fino al successo. Quello che resta impresso, è l’irrinunciabile infanzia alla quale si aggrappa il regista portando avanti l’incoscienza e la forza che i bambini portano con sé come filo conduttore di tutto il lavoro.

Gli accadimenti qualsiasi natura abbiano, arrivano, impattano e vengono superati lasciando cicatrici sanabili con un sorriso della madre, con un gioco con gli zii o con uno scherzo all’orfanotrofio tra compagni di stanza. Un assaggio di speranza là dove per molti la speranza è stata soltanto una parola sussurrata nella mente.

La scelta di nascondere un grande dramma dietro una storia di bambini straordinariamente fantastica, ricorda vagamente il capolavoro “La vita è bella”, dove dramma, speranza e commedia si fondono insieme lasciando allo spettatore il sapore amaro della verità.

Ricordare e trarre insegnamento da fatti storici così delicati come quelli risalenti alla seconda guerra mondiale, attraverso gli occhi di un bambino, è un lavoro molto delicato, ma quando è ben fatto, raggiunge il cuore di tutti e ci rassicura, ricordandoci che è solo passato.