Non è una questione di tempo, ma di energia. Scopri come superare la trappola dell’iper-produttività e ritrovare il benessere con il coaching

la coach Giordana Talamona parla di come superare la trappola dell'iper-produttivitàQuante volte diciamo: Non ho tempo” oppure “Avrei bisogno di più di 24 ore!” Può capitare di arrivare a fine giornata sfibrati dalla sensazione di non aver fatto abbastanza, di non essere stati performanti come avremmo dovuto. Ventiquattro ore non ci bastano più. In realtà, molto spesso il problema non è il tempo, ma l’energia con cui viviamo quelle ore. Possiamo avere un’agenda perfettamente organizzata e sentirci comunque sopraffatti dalle incombenze, distrutti dalla stanchezza e dai sensi di colpa per non aver fatto di più. Al contrario, talvolta, possiamo avere giornate molto intense, ma arrivare a sera con la sensazione di aver investito bene le nostre risorse. Siamo stanchi, ma felici. Per questo oggi vorrei parlare di un tema fondamentale: come superare la trappola dell’iper-produttività. Imparare a gestire l’energia, non soltanto il tempo. Viviamo in una società che ci spinge continuamente a fare di più. Più impegni, più attività, più risultati. Siamo diventati bravissimi a riempire le giornate, ma spesso abbiamo dimenticato di ascoltare noi stessi.

Imparare a conoscersi

Ognuno di noi ha ritmi diversi. La gestione consapevole dell’energia parte proprio da qui: osservare come funzioniamo.

Cosa ci rende felici?
Quali attività ci danno energia?
Quali, invece, ci svuotano completamente?

Spesso ci riempiamo la vita di attività poco importanti, non necessarie, che ci danno l’idea di fare molto, che ci inducono a non fermarci mai, a non pensare mai. Può capitare di investire le nostre migliori risorse in attività urgenti, ma poco significative, arrivando senza energie a ciò che conta davvero: le relazioni, la famiglia, i nostri progetti personali o il nostro benessere.

L’iper-produttività, quando mi identifico totalmente col fare

Un altro aspetto importante riguarda la frenesia del vivere di corsa, del produrre a tutti i costi. Anzi, di iper-produrre. La sensazione è di rincorrere perennemente qualcosa: una scadenza, un obiettivo, un impegno. E mentre si corre, ci si dimentica di chiedersi “Ma dove sto andando?”.

Il paradigma che osservo è che se faccio delle cose, riempiendomi le giornate, valgo. Il rischio più grande che noto è quello di identificare l’iper-produttività col valore personale. Da anni osservo persone che non si fermano mai, nemmeno quando stanno male, nemmeno quando una febbre, una gamba ingessata o un lutto li vorrebbe in un momento di raccoglimento e riposo.

Fermarsi, prendere del tempo per sé è vissuta come una perdita di tempo.

Invece è un investimento.

La cura di Sé

Nel Coaching Umanistico è la prima domanda che possiamo rivolgere a un cliente: “mi dici come ti prendi cura di te stesso?”

Perché occorre che ci sia un equilibrio sostenibile nella vita di ciascuno: senza la cura di sé non si può lavorare con nessun cliente, quella è la condizione base da cui partire. Significa saper costruire una vita che possa essere mantenuta nel tempo senza consumarci.

Riesco a dormire, ma soprattutto a riposare la notte? Faccio una passeggiata tutti i giorni di almeno mezz’ora all’aria aperta? Bevo abbastanza acqua?

E non ultimo: faccio attività che mi nutrono mente e spirito, in altre parole, che mi rendono felice?

Piccoli passi ogni giorno

Ogni individuo è diverso, quindi non ci sono ricette uguali per tutti.

Qualche piccola indicazione, tuttavia, possiamo darla per riprendere in mano il timone della propria vita, partendo dalla cura di sé.

Il primo passo è creare momenti di pausa intenzionale, anche brevi, durante la giornata. Bastano cinque minuti di silenzio, una passeggiata, qualche respiro profondo per interrompere il pilota automatico.

Il secondo è imparare a stabilire priorità autentiche. Non tutto ha la stessa importanza. Chiediamoci ogni giorno: cosa conta davvero oggi?

Il terzo è proteggere il nostro tempo di recupero. Sonno, movimento, relazioni positive e momenti di piacere non sono premi da concederci quando avanza tempo. Sono bisogni fondamentali.

Infine, impariamo a riconoscere che il benessere non nasce da grandi rivoluzioni, ma da piccole scelte ripetute ogni giorno. In questo occorre attivare, se ce l’abbiamo tra le nostre potenzialità, la perseveranza di cui abbiamo già parlato. Il benessere e la felicità non sono punti di arrivo, ma sono pratiche quotidiane.

Per maggiori informazioni e/o consulenze personalizzate scrivi a Giordana Talamona, Life, Love & Business Coach:

E-mail: info@giordanatalamona.it

Sito: www.giordanatalamona.it

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