Coach, Formatrice e Consulente di Comunicazione, Giordana Talamona porta su Lifestyle Made in Italy “L’Arte di Fiorire”: una rubrica settimanale sul confine tra crescita personale, relazioni e visione professionale
C’è chi il cambiamento lo subisce, e chi lo insegna. Giordana Talamona appartiene alla seconda categoria — e lo fa con la precisione di chi ha trasformato anni di formazione e consulenza in un metodo riconoscibile, capace di accompagnare persone e aziende verso versioni più autentiche di sé stesse. Life, Love & Business Coach, Formatrice e Consulente di Comunicazione, Giordana arriva su Lifestyle Made in Italy con un progetto che porta già nel nome tutta la sua filosofia: L’Arte di Fiorire, la nuova rubrica in cui ogni settimana esplorerà il confine sottile tra crescita personale, relazioni e visione professionale. Ce la siamo fatta raccontare davanti a un caffè — il tipo di conversazione in cui si entra con una domanda e si esce con tre consapevolezze nuove.
Benvenuta nel salotto di Lifestyle Made in Italy. Davanti a questo caffè ideale, ti chiediamo: se dovessi descrivere chi sei a qualcuno che non conosce il mondo del coaching, usando solo tre parole che non siano titoli professionali, quali sceglieresti?
“Direi che sono una donna perseverante, gentile e curiosa. Ho scelto di descrivermi attraverso tre delle ventiquattro potenzialità individuate dal Coaching Umanista, un approccio che considera ogni persona portatrice di un patrimonio unico di risorse positive. Potenzialità che, una volta riconosciute e allenate, possono trasformarsi in poteri guida, capaci di accompagnare la persona nel proprio percorso di fioritura”.
Cosa significa concretamente perseverare, quando la vita mette alla prova i nostri desideri?
“La perseveranza ci aiuta a non arrenderci davanti agli ostacoli della vita e a continuare a credere nei nostri desideri, anche quando richiedono tempo, pazienza e fiducia. Vuoi un esempio? A venticinque anni ho affrontato una prova impegnativa: tornare ad amarmi, riprendendo in mano la mia vita, dopo aver superato i cento chili di peso corporeo. Grazie alla perseveranza, all’impegno quotidiano e alla capacità di non perdere mai di vista il mio obiettivo, sono riuscita a perdere quarantotto chili in tre anni e mezzo. È stato un percorso di trasformazione che mi ha insegnato che i cambiamenti più significativi richiedono tempo e fiducia. In questa impresa sono stati fondamentali mio padre, Giorgio Talamona, atleta e sportivo — lui sì che è stato il mio primo coach! — e mia madre, Carla Panzeri, che non ha mai smesso di incoraggiarmi. Lo stesso spirito di perseveranza ha accompagnato me e mio marito Fabio Orlandi nel lungo cammino verso la genitorialità, una storia che meriterebbe un’intervista a parte”.
Se la perseveranza ti ha aiutato a superare le sfide, cosa ti hanno insegnato la gentilezza e la curiosità nel rapporto con gli altri e con il mondo?
“La gentilezza è il modo in cui scelgo di stare nelle relazioni. Non la considero una semplice forma di cortesia, ma un valore che orienta il mio modo di essere nel mondo. Significa saper ascoltare, accogliere e compiere piccoli gesti disinteressati che possono fare la differenza nella vita di qualcuno. In un’epoca in cui spesso prevalgono fretta, individualismo e competizione, credo che la gentilezza rappresenti una piccola rivoluzione quotidiana: un’espressione concreta della virtù dell’amore, intesa come attenzione autentica verso l’altro, rispetto della sua unicità e desiderio sincero di contribuire al suo benessere.
La curiosità, invece, è ciò che mi spinge ad andare oltre le apparenze e oltre ciò che già conosco. È il desiderio di continuare a imparare, di fare domande, di mettermi in discussione e di guardare ogni persona e ogni situazione come un universo unico da esplorare. È grazie alla curiosità che non smetto mai di crescere e di sorprendermi.
Insieme alla perseveranza, queste potenzialità rappresentano una sorta di bussola interiore. Mi accompagnano ogni giorno nelle relazioni, nelle scelte e nel mio lavoro di coach, aiutandomi a incontrare le persone senza giudizio e a credere nelle loro possibilità di crescita e di fioritura”.
Ventiquattro potenzialità, dicevi, ci spieghi meglio? Le abbiamo tutte?
“No, non tutte. Secondo questa teoria, ogni persona possiede un patrimonio di potenzialità positive che rappresentano le sue risorse più autentiche. La particolarità di questo approccio è che le potenzialità diventano valori quando vengono scelte consapevolmente.
Tutti possiamo essere curiosi, perseveranti o gentili, ma quando decidiamo di vivere una di queste potenzialità come guida delle nostre azioni quotidiane, essa si trasforma in un potere personale. In altre parole, il valore nasce dall’incontro tra una potenzialità e la scelta di ognuno di noi. La cosa interessate che fa un coach umanista è quella di riconoscere le potenzialità del suo cliente, siano esse espresse o represse, e allenarle”.
Il tuo percorso unisce una profonda sensibilità umanistica a strumenti concreti di crescita personale. C’è stato un momento preciso della tua vita, una svolta o una consapevolezza, che ti ha fatto capire che la tua strada sarebbe stata quella di aiutare gli altri a tirare fuori il proprio potenziale?
“Non ricordo un momento preciso, credo che il mio sia stato prima di tutto un percorso umano. Un cammino di crescita personale che, nel tempo, si è trasformato nella consapevolezza di voler accompagnare altre persone nel loro sviluppo e nella loro ricerca della felicità.
Da oltre dieci anni la meditazione fa parte della mia vita, un’esperienza che mi ha insegnato il valore della presenza e dell’ascolto del “qui e ora”. Nel tempo sono diventata anche mentor di gruppi e singole persone, accompagnandole in percorsi di maggiore consapevolezza di sé.
Un ruolo fondamentale nel mio percorso di crescita lo ha avuto anche la biodanza e una donna che considero una vera maestra di vita, Monica Tironi. Attraverso numerosi stage ed esperienze di crescita personale, mi ha aiutata a conoscermi più profondamente e a guardare la vita con occhi diversi. Le sono immensamente grata, perché senza quell’incontro e senza la biodanza non sarei la persona che sono oggi.
A un certo punto della mia vita, infine, ho incontrato il Coaching Umanista di Luca Stanchieri. È stato decisivo. Da una parte mi ha permesso di riconoscere una vocazione che sentivo da tempo, ma che non avevo ancora definito con chiarezza; dall’altra mi ha offerto un metodo concreto, profondo e rispettoso della persona. Un approccio che mette al centro il potenziale umano, i valori e le felicità individuali.
Oggi, osservando i percorsi di trasformazione che vivono i miei clienti, vedo ogni giorno l’efficacia di questo metodo. Ed è proprio questa esperienza concreta che mi conferma di aver trovato la strada giusta e il modo più autentico per mettere le mie competenze al servizio degli altri”.
Oggi si parla molto di performance, risultati e successo. Il Coaching Umanista, invece, mette al centro la persona e il suo percorso di crescita. Qual è la filosofia che guida il tuo approccio?
“Come coach umanista alleno il potenziale umano delle persone. Sono una loro alleata, le aiuto a tirare fuori le proprie risorse, nel rispetto dei loro valori, della loro felicità prevalente e dei tempi più giusti per realizzare i loro obiettivi. Vale la pena chiarire che un coach non è un terapeuta e non può fare diagnosi, ma può certamente affiancare i propri clienti e aiutarli a rifiorire. Questo significa andare oltre sé stessi, lavorare per diventare la migliore versione possibile di sé stessi, non la copia di un modello imposto dall’esterno. È un processo che richiede tempo, ascolto, consapevolezza e coraggio”.
Nel mondo contemporaneo siamo costantemente bombardati da standard di successo altissimi. Qual è la sfida più comune o il “blocco” più frequente che riscontri nelle persone che si rivolgono a te oggi?
“È molto difficile rispondere a questa domanda in termini generali e, per certi versi, sarebbe persino pernicioso farlo. Ogni persona porta con sé una storia unica, fatta di esperienze, valori, fragilità e risorse irripetibili. Per questo, nel Coaching Umanista, diffidiamo delle ricette valide per tutti e partiamo sempre dall’unicità del cliente.
Osservando la realtà che ci circonda, tuttavia, noto che spesso rispondiamo alle aspettative degli altri, piuttosto che ai nostri veri desideri. Anche io l’ho fatto in passato, disconnettendomi da chi sarei potuta diventare, rispondendo a dei modelli fuorvianti. Proprio perché ci sono passata, e ora mi sento profondamente connessa col mio progetto di vita, so che si può cambiare e ritrovare sé stessi”.
Dalla prossima settimana firmerai su Lifestyle Made in Italy la rubrica “L’Arte di Fiorire – Mindset & Potenziale” con Giordana Talamona. Cosa dobbiamo aspettarci da questo appuntamento settimanale e che tipo di “viaggio” faremo insieme a te?
“Sarà uno spazio dedicato alla crescita personale, alle relazioni e al benessere interiore. Mi piacerebbe che ogni articolo fosse una piccola pausa di riflessione, tra le pieghe del tempo frenetico delle nostre lunghe giornate. Non troverete formule magiche, ma spunti concreti, domande potenti, strumenti utili per conoscersi meglio e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide quotidiane”. Clicca QUI per avere un assaggio della prima puntata.
Se i nostri lettori potessero mettere in pratica un solo piccolo esercizio di consapevolezza già da oggi, finita la lettura di questa intervista, quale consiglieresti per iniziare a cambiare prospettiva?
“Suggerirei una domanda molto semplice: “Cosa mi rende davvero felice?”
È una domanda che ci dà l’occasione di guardarci dentro, capire dove siamo e prenderne consapevolezza. Prendetevi cinque minuti, lontano da notifiche di cellulare e distrazioni varie: scrivete la risposta che sentite più vera, senza filtri. Non ciò che dovrebbe essere importante, ma ciò che sentite autenticamente vostro. Spesso la consapevolezza nasce proprio da qui: dal concedersi il tempo di ascoltarsi. Le grandi trasformazioni iniziano quasi sempre con una piccola domanda posta nel modo giusto”.
E dulcis in fundo la domanda che dà il nome alla nostra rubrica di interviste: come prendi il caffè?
“Il caffè per me è soprattutto un rituale. Lo prendo la mattina: un espresso senza zucchero, possibilmente in compagnia di mio marito. Perché non è mai ciò che facciamo, ma la consapevolezza che abbiamo nel fare qualcosa. Così, il caffè non è mai soltanto un caffè: è una pausa, un incontro, un momento di ascolto e condivisione. E con mio marito, è amore”.
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