Ecco il mio racconto del concerto “De Gregori dal vivo” che a Roma si è concluso con un emozionante valzer sulle note di Buonanotte Fiorellino. Un viaggio musicale tra classici come Bufalo Bill, Generale, La donna cannone e sorprese inaspettate come Lettera da un Cosmodromo Messicano
“Il valzer ci appartiene e non va solo cantato, suonato o ascoltato. Il valzer va ballato.” Questa è la fine di “De Gregori dal vivo“, il concerto di Francesco De Gregori a Roma (Cavea, Auditorium Parco della Musica), con coppie che ballano il valzer sulle note di Buonanotte Fiorellino.
Ma un attimo, vediamo insieme come ci siamo arrivati…
L’apertura spetta come negli anni ’90 ad Angela Baraldi e alla sua voce forte. Per me è un ritorno ai concerti che seguivo all’epoca del liceo: il tempo di è fermato?!
Poi arriva il Principe e la sua band! Ma inizia piano, sognante, con un brano che non credevo suonasse dal vivo, sbagliando perché non è una novità per questa Tournée: Lettera da un Cosmodromo Messicano dall’album Miramare.
La voce è profonda e la sua presenza scenica ne amplifica la magia.
Poi ci ritroviamo agli inizi del novecento con due delle tre canzoni legate al Titanic: L’abbigliamento di un fuochista e I muscoli del capitano, seguite da Bufalo Bill. Ed è proprio da questo brano che si capisce che non stiamo semplicemente assistendo ad un concerto, ma a una piece teatrale.
Contrariamente alle sue abitudini, come annuncia lui stesso, “De Gregori parla” e già qui ci sarebbe da sorprendersi! Ma cosa dice? Spiega, da buon professore, le sue canzoni e comincia proprio col mitico Bufalo Bill: la storia di un personaggio che lo esaltava da ragazzo, un po’ meno quando crescendo ne ha approfondito le vicende. Racconta anche chi è “il suo amico Culo di gomma, famoso meccanico”!
Poi una delle mie preferite, Atlantide. Qui scopriamo che si tratta di una canzone d’amore scritta all’alba, quando il sonno era finito troppo presto. Storia di un amore tormentato, come era all’epoca “il mio e quello delle due donne che frequentavo!”
Insomma il Principe si sbottona e continua nella sua opera di divulgazione, con Il cuoco di Salò, Un Guanto e tante altre storie da cui sono nate queste canzoni. E qualche battuta!
I grandi classici non mancano: Generale, La leva calcistica del ’68, La storia e La donna cannone, alternando a queste vecchie perle alcune canzoni più recenti o meno note. Lo ringrazio ancora per I Matti e Deriva tra le altre.
Poi saluta tutti e va via, ma chi lo segue, anche su Instagram, sa che si tratta di un bluff.
Torna con Pezzi di vetro, voce e piano, e con un brano assurdo del suo grande amico Lucio Dalla: Anidride Solforosa cantata assieme a Angela Baraldi a cui va un applauso per questa performance.
Insomma ormai anche i radical chic si sono sciolti, e dopo Rimmel, immancabile, eccoci al finale con cui abbiamo iniziato. Parte il valzer di Buonanotte fiorellino e lui comincia a chiamare tutte le coppie, “anche clandestine”, a ballare: “altrimenti me ne vado!” Minaccia!
Ed è così, come su una nave che va e che “non può affondare”, con l’orchestra che suona, andando alla deriva, mentre i passeggeri danzano a coppie, e il futuro sembra meraviglioso, sotto il cielo di Roma.
È così insomma che si conclude lo spettacolo, con “applauso del pubblico pagante”… come dice la canzone.