Dopo avervi raccontato musica, musica e ancora musica, oggi mi metto il cappello da guida turistica e vi porto in giro per la splendida Otranto, a modo mio!

cosa vedere a OtrantoLa vacanza in Salento riesce a liberarti la mente come poche altre. Sarà il vento che spazza via i dubbi e le domande, il mare limpido e basso, il paesaggio sterminato delle strade e delle pianure o il sole sincero come il vino. C’è un momento, però, che giunge inaspettato per tutti, prima o poi: quello della sete di cultura, di storia, la voglia di conoscere le origini di questi luoghi e di riaccendere le rotelle del cervello, sempre comunque restando in modalità on (Holiday). Siamo partiti per Otranto con la precisa idea di fare colazione e la traduzione letterale da queste parti è una sola: pasticciotto alla crema.

Dopo aver parcheggiato l’auto nelle aree di sosta poste all’interno il nostro olfatto ci ha trasportati sognanti da Martinucci per il caffè (pasticciotto alla crema di limone e mandorle).

E la voglia di cultura? Tutta quella storia sulle rotelle del cervello? Calma.

Il mare sembrava una piscina, circondata per tre quarti dal molo e dalla spiaggia, richiusa in se stessa. Come non rispondere al richiamo? La cultura carburava inesorabile mentre passeggiavamo con asciugamani e ombrellone per accamparci grazie al cartellone inneggiante al Caravaggio e alla mostra presso il Castello Aragonese. Ogni anno ce n’è una e mai banale: qualche tempo fa De Chirico mi rapì…

Al Miramare, ristorante manco a dirlo con veduta meravigliosa, vince a mani basse la tradizione salentina e soprattutto i frutti di mare e le loro inebrianti ricette, la freschezza. Vino bianco naturalmente.

Poi parte la resistenza per non cedere al richiamo del riposino pomeridiano. No ragazzi, non scherziamo, sarebbe una lotta impari, basterebbe un lettino all’ombra in riva al mare. Ma non ho ceduto! Il caffè (uno solo?) mi ha dato l’appoggio giusto e sono partito per la città, per il Borgo Antico che nel 2010 è stato riconosciuto come patrimonio culturale dell’UNESCO.

Mi sarei perso volentieri in mezzo ai vicoli, sali scendi, le torri, le chiese e i negozietti, le gelaterie (appuntamento solo rimandato).

Avevo una meta e questo fa la differenza! Grazie ai potenti mezzi del web magazine più IN del nostro Paese, la mostra “Caravaggio e i cavaraggeschi nell’Italia meridionale dalla collezione della Fondazione Roberto Longhi” era lì ad attendermi. Permesso che il Castello di Otranto va visitato comunque e che troverete il museo dei reperti archeologici della zona, testimoni dell’antichità di questa civiltà, la mia curiosità ha trovato terreno fertile pure per la mostra Il Genius Loci, nel teatro dell’arte di Roberto Cotroneo, (c’è un legame indissolubile tra lo scrittore e la città).
Ma Caravaggio sia!

La mostra presenta un dipinto di Michelangelo da Merisi e sono però le opere dei Cavaraggeschi del seicento ad accogliervi da subito: tra gli altri Jusebe de Ribera, Mattia Preti e il napoletano Battistello Caracciolo con il suo Cristo morto trasportato al sepolcro.

Questo artista partenopeo vi introdurrà verso un percorso più che suggestivo, perché nel bel mezzo della mostra vi accomoderete per assistere alla proiezione del film di Mario Martone Caravaggio, l’ultimo tempo (2004), un imprevisto legame tra il pittore dalla vita più che rocambolesca e la ricerca di comprendere e assaporare i poveri, di averi e di speranze, nei suoi scritti e nelle sue opere, l’umanità tutta. Napoli quindi, ritratti di vita di strada che si alternano a dipinti, parole sul tema dei bambini perché il dolore è un deserto e solo i fanciulli possono conoscere il deserto. Sarà sincera e così reale la descrizione delle riflessioni attribuibili al pittore ma che trattano della Napoli di oggi che la distinzione tra il mondo della materia e quello dei sogni vi e si confonderà, come quando una voce narra la leggenda secondo cui i defunti di questa città continuano a partecipare alla vita e alle feste per anche duecento anni, confondendosi tra i vivi e risultando forse solamente poco più pallidi (e qui una serie di primi piani di personaggi dei suoi quadri vi convincerà).

Di nuovo un volto contratto e deciso: Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio vi saluterà uscendo. Tempi e luoghi si confonderanno perché la mostra di Cotroneo sarà un immergersi tra opere e pubblico, spettatori nello spazio dell’arte. Singolare percorso di un caldo pomeriggio di mezza estate.

Ora ne usciamo perché vi conosco: va bene la cultura ma il gelato? Il mare? Esatto.

Nel borgo non sarà difficile imbattervi in una gelateria, magari assaporando gusti tipici come il gelato ai mostaccioli morbidi del Salento preparato con gli ingredienti dei biscotti, “non sbriciolando i mostaccioli!” dicono dalle parti della Gelateria Cavour.

Poi se avete bambini (e siete riusciti a fare tutto questo? Fenomeni che non siete altro!) e volete concludere la serata, dopo il tramonto in spiaggia, potete lasciarli correre e giocare nella piazza di viale Vittorio Emanuele II, spizzicando pittule e arancini e godendovi un meritatissimo e rilassante aperitivo.

Ah dimenticavo! Questa gita non vi ha permesso di conoscere a pieno i luoghi e la storia di Otranto, ma vi lascio segnalandovi due piccole oasi (tra le altre) da visitare: il fiordo del Ciolo e la cava di Bauxite.

Cercate, scovate ma mi raccomando: non dimenticate di perdervi… buon viaggio!