X-Men - Dark Phoenix recensioneÈ arrivato nelle sale italiane lo scorso 6 giugno, il dodicesimo film della saga dei mutanti più famosi dell’universo Marvel: X-Men – Dark Phoenix che conclude la tetralogia prequel degli X-men e racconta di loro in giovane età. Eh si, perché la saga di questi fantastici mutanti è costituita da ben 12 capitoli, di cui le ultime pellicole, compreso The Dark Phoenix, costituiscono il prequel della storia, in modo da spiegare le loro origini anche a chi non li ha conosciuti attraverso i fumetti.

Sfortunatamente quest’ultimo film, ha registrato appena 33 milioni all’esordio negli USA e 107 nel resto del mondo, incassi al di sotto delle aspettative anche in Italia. Ma cos’è che non avrà convinto? La trama? Gli effetti speciali troppo fumettistici? La mancanza di ironia nei dialoghi che ci ha fatto tanto innamorare degli Avengers? Un dubbio alla volta, iniziamo dalla trama. La storia di X-Men – Dark Phoenix è ambientata nel passato, siamo nel 1992, un decennio dopo Apocalisse, i mutanti sono sempre più al servizio del governo americano per volontà di Charles Xavier, interpretato dal super sexy James McAvoy.

Grazie a questa collaborazione riescono a vivere lunghi periodi di pace, finchè Xavier viene chiamato dal presidente degli Stati Uniti per salvare un equipaggio intrappolato in una navicella nell’orbita terrestre, prossima a essere distrutta da una sorta di tempesta di energia. Durante la missione nello spazio, Fenice, cioè Jean Grey viene investita da questa potente energia aliena, ma miracolosamente la assorbe, riuscendo così a sopravvivere. Soltanto in seguito scoprirà di aver acquisito un potere spaventoso.

Il buio del dubbio che rende i buoni a un passo dalla cattiveria e viceversa, la fragilità e l’insicurezza che mettono in discussione chi siamo e come siamo, il timore di non sapere più a chi credere, trasformano tutte le energie di Jean in una potente arma contro chiunque vi si scontri, ma soprattutto contro sé stessa. Il conflitto interiore è la battaglia più difficile contro cui i nostri personaggi sono costretti a combattere.

Gli X-Men sono esseri superiori per natura, che però pagano questa  superiorità con l’insicurezza interiore. Sempre in bilico tra l’accettazione o la repulsione da parte dei normali, sempre indecisi tra la difesa o l’attacco quando si sentono in pericolo. Questo dell’emarginazione è sicuramente un tema ridondante, quanto attuale, quindi nessuna critica mossa al film avrà come oggetto questo tema così “scottante”. Non credete anche voi che non ci sono mai abbastanza voci a gridare contro le ingiustizie del razzismo e delle diversità? Si è vero, la solita storia del diverso o a volte migliore, che viene lodato finchè serve, finchè è utile, ma al primo errore, tutti i pronti a farlo fuori e a trasformarlo in un nemico. Questo è il genere umano cari lettori, non c’è scampo e così si chiude questo dodicesimo capitolo X-Men.

Il film nel complesso scorre fluido e veloce, catturando l’attenzione dello spettatore, sia grazie alle spettacolari battaglie che alla splendida interpretazione di alcuni dei protagonisti, due su tutti: James McAvoy e Michael Fassbender (Magneto), il suo combattimento sul treno, già da solo vale il prezzo del biglietto.

Insomma la pellicola rispetta ciò che è stato e ciò che sarà per il futuro dei nostri personaggi Marvel, ma riguardo al nostro di futuro? Ci limiteremo a guardare questo film rosicchiando patatine? Ci limiteremo a dire se ci è piaciuto o no uscendo dalle sale? O rifletteremo sul perché il linguaggio cinematografico insiste su tematiche di questo genere, con modi e mezzi sempre più diversi, pur di arrivare a parlare ad ognuno di noi e chiedergli, ma tu da che parte stai? Buona visione