unlike here syncagePochi giorni fa seduto ascoltando la band di apertura del concerto di uno dei gruppi Rock più grandi di sempre riflettevo su quanto sia difficile fare musica e non risultare la solita solfa. In un mondo, come quello del Rock, sotto tutte le sue forme, che ha visto nascere leggende come i Queen, i Pink Floyd, i Genesis, i Deep purple, solo per citarne alcuni, riuscire ad entrare nelle orecchie degli ascoltatori e creare un’emozione è estremamente difficile, eppure con me ci sono riusciti 4 ragazzi di Vicenza: i Syncage.

I Syncage nascono in “Un luogo benedetto dal cielo, uno di quei nidi preparati dalla natura per la nascita dell’arte italiana“ (Louis Courajod). Vicenza per l’appunto, quando quattro ragazzi Matteo Nicolin, Riccardo Nicolin, Daniele Tarabini e Matteo Graziani decidono di unire le loro capacità per creare qualcosa di nuovo.

Matteo alla voce e alle chitarre, Daniele al basso, al flauto e ai cori, Matteo al violino e alle tastiere, Riccardo alla batteria, al vibrofono, alle percussioni e ai cori, nel 2014 escono con il loro primo EP Italiota nominato nella “Top 10 migliori Ep sperimentali del 2014” di Dandycast Radio.

Dopo 3 anni e diversi premi, il 5 maggio di quest’anno rilasciano il loro secondo album: Unlike Here. Prima di ascoltare la prima traccia School, di cui c’è anche il videoclip, bisogna scendere a patti con la realtà. Il disco è “Prog”. Questo significa tracce lunghe. Spesso molto lunghe. Una volta appresa questa verità il disco però deve essere ascoltato. Perché sono forti. Parecchio forti.

School è solo una porta che introduce chi ascolta in un album pieno di sorprese, dalle atmosfere medievali di Uniform ai cambi di ritmo di Skyline Shift fino ai 14 minuti di follia di Eidelweiss. Follia o genio? Questa è la domanda che mi pongo ascoltando il susseguirsi dei pezzi, il variare degli strumenti, la modulazione della voce e il crescere dei suoni. E mano mano che la musica dei Syncage scorre, ci si accorge che definirla “Prog”, in realtà è riduttivo. Infatti si avverte una mescolanza di stili diversi, in cui si potrebbero cogliere influenze di tre o quattro artisti diversi in ogni brano e quindi tentare di categorizzare Unlike Here sarebbe un azzardo inutile.

Quest’album è un’esperienza che va fatta! Magari in macchina quando si parte per un lungo viaggio oppure stesi sul letto se si vuole passare un bel pomeriggio, ma va fatta! I ragazzi suonano molto bene e trascinano chi ascolta in un vortice di sensazioni, ritmi, suoni e melodie in continuo divenire. Ascoltateli. Perché quando si trovano ragazzi che si divertono a sperimentare, a suonare e lo sanno fare, gli va dato un orecchio per forza… anche due.

By Niccolò Cometto