Milano celebra Richard Avedon, uno dei maestri della fotografia del Novecento, con la retrospettiva “Richard Avedon: Relationships” visitabile fino al 29 gennaio 2023 a Palazzo Reale

Richard Avedon

Richard Avedon – Nastassja Kinski Los Angeles California June-14-1981

Fino al 29 gennaio 2023, a Palazzo Reale, sarà possibile ammirare la mostra “Richard Avedon: Relationships“, dove vengono ripercorsi gli oltre sessant’anni di carriera di uno dei maestri della fotografia del Novecento.

La retrospettiva è promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale e Skira Editore, che cura anche il catalogo, in collaborazione con il Center for Creative Photography e la Richard Avedon Foundation, con il main partner Versace e il media partner Vogue Italia.

La rassegna, la cui curatela è affidata a Rebecca Senf, responsabile della collezione del Center for Creative Photography, consta di 106 immagini provenienti dal Center for Creative Photography di Tucson (USA) e dalla Richard Avedon Foundation (USA), le quali consentono un approfondimento delle caratteristiche innovative dell’arte di Avedon, che lo hanno reso uno dei fotografi più influenti del XX secolo.

Avedon, ha utilizzato un approccio rivoluzionario sia nel fotografare le modelle, trasformandole da soggetti statici ad attrici protagoniste del set attraverso lo svelamento del loro lato umano, sia rivelando il lato psicologico più profondo delle celebrità attraverso i suoi ritratti in bianco e nero e di grande formato.

LA MOSTRA

Il percorso espositivo è suddiviso in dieci sezioni: The Artist, The Premises of the show, Early Fashion, Actors and Directors, Visual Arts, Performing Artists/ Musicians and writers / Poets, Avedon’s People, Politics, Late Fashion, Versace, e si snoda attorno a due delle cifre più caratteristiche della sua ricerca: le fotografie di moda e i ritratti.

Le fotografie di moda possono essere suddivise in due periodi principali: le immagini giovanili e quelle scattate da un Avedon più maturo.

Le immagini giovanili, antecedenti al 1960, sono scattate “on location” e ritraggono modelle che impersonano un ruolo per raccontare una storia. Queste immagini, create per le pagine di riviste femminili come “Harper’s Bazaar” e “Vogue”, testata con la quale collaborò fino al 1988, hanno la peculiarità di trasportare chi le osserva in un mondo di glamour e divertimento in cui le donne si muovono con disinvoltura in una vita agiata e ricca di svaghi.

Queste immagini fanno sì che l’osservatore sia in grado di costruirsi una narrazione e una trama immaginaria, divenendo testimone di una storia fatta di agi e piaceri, nella quale potrebbe essere esso stesso protagonista se solo indossasse l’abito giusto.

In queste fotografie “filmiche”, il fotografo si avvale di figure aggiuntive in chiave strategica. Ad esempio nell’immagine “Carmen, Omaggio a Munkácsi, Cappotto Cardin, Place François-Premier, Parigi 1957”, in cui l’artista pone la sua attenzione sulla modella che, sospesa a mezz’aria nel salto, è inserita al centro dell’inquadratura.

Richard Avedon

La semplicità di questa immagine è bilanciata dall’immagine di “Suzy Parker con Robin Tattersall e Gardner McKay, Abito da sera Lanvin-Castillo, Café des Beaux-Arts, Parigi 1956”, in cui la modella è piegata su un flipper nella sala a specchi del Café, con la gonna a balze resa splendente dalla retroilluminazione. Accanto a lei si trovano due uomini in smoking, sempre appoggiati al flipper, che aspettano che la donna finisca di giocare a flipper.

L’utilizzo di attori aggiuntivi nella scena aggiunge complessità alla narrazione e fa si che l’atmosfera diventi ancora più glamour, rendendo la protagonista ancora più desiderabile.

Molte sono le top model con cui lavorò l’artista, da Dovima a Chia Machado, da Suzy Parker a Jean Shrimpton da Penelope Tree a Twiggy, a Veruschka. Grazie alla straordinaria affinità che lo legava a Dovima, in particolare, vennero create immagini spettacolari, come l’iconica “Dovima con gli elefanti, Abito da sera Dior, Cirque d’Hiver, Parigi 1955”.

Nelle opere successive, invece, l’attenzione è incentrata sulla modella e sui capi che indossa. L’artista utilizza uno sfondo minimalista e uniforme ritraendo il soggetto in pose dinamiche, grazie alle forme fluide del corpo, per enfatizzare la costruzione, il tessuto e il movimento dell’abito. Questa attitudine è mirabilmente rappresentata attraverso la collaborazione tra Richard Avedon e Gianni Versace, iniziata con la campagna per la collezione primavera/estate 1980, che decretava l’esordio dello stilista, fino a quella della collezione primavera estate 1998, la prima firmata da Donatella Versace. Il lavoro dell’artista perVersace, è l’emblema di come quel rapporto particolare che talvolta si crea tra designer e fotografo possa produrre immagini immortali, che vanno al di là del campo a cui erano destinate in origine, legato strettamente al campo della moda, per travalicare il significato e rivoluzionarne la narrazione globale.

Grazie alla particolarità del suo sguardo, Avedon è stato uno dei pochi fotografi, a cogliere e interpretare l’avanguardia di Gianni Versace, capace di illustrarne lo stile e l’eleganza tipicamente italiani, e leggerne la radicalità sorprendente.

Il linguaggio astratto di Avedon agisce in uno spazio compresso che esalta le figure rendendole assolute e facendo esplodere le coreografie dei corpi di alcune delle top model più celebrate dell’epoca, in movimenti convulsi, sincopati, mettendo in evidenza la forma e la materializzazione degli abiti che indossano, come ad esempio la campagna primavera/estate 1993, che vede protagoniste Linda Evangelista, Christy Turlington, Kate Moss, Aya Thorgren, Shalom Harlow.

I RITRATTI

Per ciò che concerne i ritratti, Avedon è noto grazie al suo particolare stile, sviluppato a partire dal 1969. L’uso dello sfondo bianco, volutamente utilizzato per enfatizzare le qualità della posa, dei gesti e dell’espressione, eliminando così i potenziali elementi disturbativi del set fotografico. L’esempio più esplicativo lo mostra la fotografia del 1981, scelta come immagine guida della retrospettiva , che ritrae Nastassja Kinski, morbidamente distesa sul pavimento e abbracciata da un serpente.

Avedon utilizzava principalmente una fotocamera di grande formato, grazie alla quale riprendeva i suoi soggetti abbastanza da vicino in modo tale che occupassero un’ampia sezione dell’inquadratura, rafforzando nello spettatore la consapevolezza dello spazio negativo tra la figura e il margine. Proprio l’interazione tra figura e vuoto, tra corpo e spazio, tra forma solida e potere definente del bordo, rappresenta la chiave della potenza delle sue immagini. La fascinazione che tali fotografie esercitano sull’osservatore è legata, oltre che alla composizione, anche al senso di intimità che esse evocano. L’autore, infatti, dà vita a ritratti fortemente descrittivi, avvicinando l’osservatore ai soggetti fotografati attraverso la possibilità di cogliere anche i dettagli minimi del volto, anche quelli normalmente visibili solo da una distanza riservata a coniugi, amanti, genitori o figli. Ne è un perfetto esempio la fotografia “La scultrice Louise Nevelson, New York, 13 maggio 1975”, dove si può ammirare il taglio cortissimo dell’artista settantacinquenne, il modo in cui i suoi occhi ci osservavano da dietro le ciglia pesantemente sottolineate dal mascara , il sottile luccichio del lucidalabbra o le superbe applicazioni sulle maniche del suo soprabito.

Richard Avedon fotografò moltissimi dei suoi soggetti a distanza di anni. Ad esempio il pittore Jasper Johns, ritratto nel 1965 e nel 1976, la scrittrice Carson McCullers nel 1956 e nel 1958, il politico George Wallace nel 1963 e nel 1976, il poeta Allen Ginsberg nel 1963 e nel 1970. La collaborazione fotografica maggiormente prolungata è stata quella con Truman Capote, suo grande amico. La prima fotografia risale al 1949, poi nel 1959 i due collaborarono al primo libro di Avedon, “Observations”, una raccolta di ritratti di personaggi celebri, tra cui la cantante lirica Marian Anderson, il pittore Pablo Picasso, e lo scienziato marino ed esploratore Jacques Cousteau. Il volume conteneva un saggio di Capote e i suoi commenti alle fotografie, la grafica era, invece, affidata al mitico art director di “Harper’s Bazaar”, Aleksej Brodovič.

Capote e Avedon lavorarono nuovamente insieme nel 1960, quando lo scrittore si trovava a Garden City, in Kansas, per scrivere “A sangue freddo”. Avedon lo raggiunse in quattro differenti occasioni per fotografare i presunti assassini Perry Smith e Richard “Dick” Hickock che si trovavano in attesa di giudizio.
Nella fotografia “Truman Capote, New York, 10 ottobre 1955”, lo scrittore, che aveva solo trentun anni, è ritratto svestito, gli occhi chiusi e le braccia dietro la schiena, il mento rasato, per sottolineare la vulnerabilità del giovane, messo a nudo davanti allo sguardo indagatore di chi osserva. L’ultimo ritratto di Capote, ormai cinquantenne, Avedon lo scatta nel 1974, focalizzando l’attenzione sulla testa dello scrittore, la quale riempie gran parte dell’inquadratura e risulta fuori centro.

La mostra propone anche una cospicua selezione di ritratti di celebrità del mondo dello spettacolo, attori, ballerini, musicisti, ma anche attivisti per i diritti civili, politici, scrittori, tra i quali spiccano quelli dei Beatles, di Bob Dylan, di Michelangelo Antonioni, Allen Ginsberg, Sophia Loren, Marylin Monroe, del Dalai Lama e due di Andy Warhol, in cui il padre della Pop Art americana mostra la sua intimità esibendo le sue cicatrici da arma da fuoco, dovute ad un tentato omicidio perpetrato a suo danno.

I ritratti dei membri del Congresso americano che troviamo esposti, fanno parte del portfolio denominato “The Family” realizzato nel 1976, atto a documentare l’élite del potere politico statunitense. Richard Avedon stesso descrive meglio di chiunque altro la propria ricerca artistica e umana grazie a queste parole: “Se passo un giorno senza che io faccia qualcosa che riguardi la fotografia, sento di aver tralasciato qualcosa di fondamentale per la mia esistenza, come se mi fossi dimenticato di svegliarmi”.
Questa emozionante e coinvolgente retrospettiva dà a noi spettatori l’ispirazione e la spinta per cercare la cifra fondante che possa contraddistinguere la nostra stessa vita.

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale di Palazzo Reale Milano cliccando QUI.