quotidianiLa libertà di stampa e di espressione è lo specchio della crescita culturale e della democrazia di un paese, perché è il risultato dell’idea che naviga tra le menti dei cittadini di quali sono i propri diritti e doveri.

Ho il diritto di esprimermi e di sapere, di poterlo dire e documentare, di essere dissidente e testimone. Il criterio di analisi della libertà di stampa di un paese tiene conto delle intimidazioni, minacce e violenze subite dai giornalisti, per non parlare di quelli uccisi e sequestrati, spesso sotto l’alibi di una zona di guerra.

Il nostro paese non naviga in buone acque. Paghiamo il retaggio culturale dell’omertà mafiosa, delle stragi di stato occultate e dell’idea che la legge in questo paese non sia uguale per tutti. Purtroppo a forse di ripeterlo molti lo giustificano.

Tra i criteri utilizzati da Reporters sans frontierès per stilare la classifica che vede al primo posto la Finlandia, anche il numero in aumento di cause di diffamazione intentate senza giustificato motivo da uomini politici.

Qualche tempo fa Daniele Luttazzi venne epurato dalla Rai dall’allora Primo ministro Berlusconi assieme a Enzo Biagi e Michele Santoro. Ciò che mi colpì all’epoca fu la causa per diffamazione intentata da Berlusconi e dalle sue società contro il comico che si vide recapitare una richiesta di risarcimento dalla cifra mostruosa ed insostenibile per un privato cittadino. Naturalmente Luttazzi vinse la causa ma sparì completamente dalla televisione italiana. Anche questa è una forma di repressione della libertà di stampa che vede da una parte un uomo politico potente e dall’altra un semplice cittadino.

Tra le varie espressioni che il comico ha portato in giro nei suoi spettacoli ricordo la scena descritta più di una volta che racconta la banalità e superficialità della interviste o conferenze stampa dei nostri politici ed in particolare di Berlusconi: la teoria della seconda domanda che i giornalisti si guardano bene dal porre limitandosi ad un copione scontato se non concordato per non mettere in difficoltà il personaggio di turno.

In Italia ultimamente la parte del leone in fatto di denunce e critiche ai poteri forti l’hanno fatta proprio i comici: Beppe Grillo prima di entrare in politica, Sabina e Corrado Guzzanti, Luttazzi, Crozza o Paolo Rossi. Resistono trasmissioni televisive come Report e molte iniziative in radio e sul web, mercato forse ancora libero. In Italia però quello che colpisce è la mancanza di conseguenze che ha uno scandalo o addirittura una condanna.

Noi nel nostro piccolo cerchiamo di arricchire il piatto dell’informazione con qualche analisi o semplicemente qualche riflessione, così da non fermare il circo che si rinnova continuamente: quello delle notizie senza gabbia, del pensiero che non frusta e del clown che racconta, espressivo e coinvolgente, tutto quello che gli passa per la testa.