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Il film di Gianfranco Cabiddu, per Microcinema Distribuzione, dopo lo strepitoso successo di pubblico del 27 e 28 maggio, da giovedì 4 giugno, sarà in programmazione ordinaria in tutte le più importanti città italiane. Lo abbiamo visto per voi in anteprima.
La scelta di vivere in Sardegna, di lasciare tutto per smettere di essere un cantautore e diventare un allevatore, agli occhi di Dory Ghezzi, deve essersi tradotta subito in parole non dette, travolte dalla convinzione e dall’entusiasmo, sincere come la consapevolezza che questa nuova vita, questo nuovo inizio di vita, nascondevano, al contrario, l’opportunità di continuare a suonare e a scrivere delle persone, degli animali, delle nuvole. Dubbi spazzati via da Mina, nell’istante in cui con la sua voce e il sorriso da bambina ha intonato “La canzone di Marinella” e tutto ha ripreso a girare.
Uno splendido affresco di quello che rimane di Fabrizio De Andrè fotografato dalle parole e dagli occhi di chi ha vissuto con lui.
Racconta Filippo Mariotti, il fattore dell’Agnata, la tenuta in Sardegna, tra il commosso e il divertito, che un pomeriggio Faber gli chiese cosa ne pensasse delle nuvole, “a me!? Ma cosa ne so io delle nuvole!”.

Il fattore che ancora dopo la sua morte mantiene fede alla promessa: “finché starò in piedi mi occuperò dell’Agnata” e che lo sogna due o tre volte al mese, ancora oggi, loro due intenti a discutere dei lavori da fare e non riesce a trattenere le lacrime.

Lacrime che sfuggono dagli occhi di Cristiano, Lella Costa o Morgan intenti a suonare, cantare o recitare proprio davanti al portico della casa in occasione dei vari appuntamenti in omaggio a De Andrè dell’associazione “Time in jazz” di Paolo Fresu. Quelle canzoni nate proprio qui, “perché lui è qui!” urla Cristiano indicando la stazza dell’Agnata.

Poi c’è l’invidia del poeta verso il costruttore e viceversa, come racconta Renzo Piano. Un poeta che fuma la sua sigaretta con le mani sporche di terra, intento a far nascere qualcosa dove nessuno credeva fosse possibile, a scovare storie dai pastori sardi, imparando la loro lingua, a cercare di capire la logica e la guerra dei sequestratori, sequestrati al fine anche loro da qualcun altro perché costretti a rispondere della vita dei propri figli e ai comandi dei superiori, lì all’Hotel Supramonte.

Il pensiero di Faber esce allo scoperto anche quando presenta le sue canzoni, su temi legati spesso all’emarginazione. Sempre convinto di quanto sia difficile e per lui impossibile disegnare il solco tra le virtù e l’errore, tra la puttana e la graziosa, tra la solitudine per scelta e quella per emarginazione, magari per il gusto di non rinunciare alle proprie tradizioni, come nel caso dei rom.

Il regista miscela bene le emozioni delle parole di Dory o degli amici, con quelle della musica, delle valli, e dei compagni di jazz con spezzoni di accordi, assoli, sguardi e mimica che nascono suonando le sue canzoni o che emergono dai racconti dell’uomo. “La storia che voglio raccontare parla di De André, ma se ne discosta continuamente per parlare di quello che rimane vivo di De André, in un posto come l’Agnata”.

La nostalgia lo riporta a suonare in concerto, concerti che per un periodo diventano fonte di ricchezza per ripristinare le finanze sperperate dalla nuova attività contadina.

Il film, prima della visione del concerto al Brancaccio, si conclude con l’immagine di Faber di spalle che si allontana e getta via la sigaretta continuando a camminare per poi fermarsi dopo pochi passi, intento ad accendersene un’altra.

Mi sento più contadino che musicista. Questo è il mio porto, il mio punto d’arrivo. Qui voglio vivere, diventare vecchio“.

I racconti di Dory sui primi tempi all’Agnata, senza elettricità, lontano e isolati da tutti sono accompagnati dal suo sorriso, una costante in tutto il film. Sorride anche quando ricorda l’impazienza di Fabrizio che la svegliava spesso in piena notte perché doveva farle ascoltare a tutti i costi una canzone o uno scritto, spesso con il suo disappunto.

E così ho scelto una canzone che parla del loro amore, perché in tutto il film è protagonista, anche senza volerlo. Canzone per la quale Dory viene buttata giù dal letto perché gli occhi di Fabrizio le dicono che è quella che aspettava, quella che parla di loro.

Verranno a chiederti del nostro amore“.

https://www.youtube.com/watch?v=yFVM7haTF04