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La tigre di Cremona, Mina, compie gli anni e noi ci tuffiamo nel passato in bianco e nero dei primi 45 giri di musica rock, dicendole: “sei grande grande grande come te sei grande solamente tu”.

Gli inizi della carriera di un artista affascinano sempre, ancor di più quando si può contare sul carattere, un pizzico di trasgressione e su una storia vera e piena di aneddoti come quella di Mina.

Rubare l’abito da cocktail alla madre per esibirsi di nascosto e non poter ricevere gli applausi per scappare, come Cenerentola, a riporlo nell’armadio, perché a diciott’anni si deve obbedire. Oppure indossare per prima una minigonna in tv o dare alla luce un figlio, dalla relazione con un uomo sposato e subire le badilate dei giornalisti ma anche la solidarietà del pubblico. Tutto questo e tanto altro nell’Italia degli anni ’50 e ’60, a fare da contorno ad una voce semplicemente meravigliosa.

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La cantante più pagata d’Europa ed il sogno impossibile di artisti come Frank Sinatra. Tutto questo entrando nelle case degli italiani dalle radio, dai dischi o nei jukebox, urlando tra i panni stesi dei palazzi o in abito da sera, per un appuntamento galante nei salotti del dopocena, dai programmi della Rai o delle televisioni di tutto il mondo, solcando e definendo la moda e il costume di tutti.

Io l’ho scoperta dagli spezzoni in bianco e nero delle trasmissioni come Studio Uno o Canzonissima e me ne sono innamorato subito:

sarà perché m’hai guardato come nessuno m’ha guardato mai“.

Sarà che agli esordi strillavi più degli altri!

Sei passata dal treno degli urlatori a salvare da una carriera di avvocato un tale di nome Fabrizio De Andrè, quando i tuoi occhi si sono posati su “La canzone di Marinella”, forse l’interpretazione che amo di più, dove la tua voce squillante si calma e renderebbe limpida e fresca l’acqua agitata di un ruscello come quella di uno stagno. Anni di successi e poi l’incontro con Battisti e Mogol, che l’Italia intera benedice e ancora il ruggito live della Tigre che sei e la decisione di sparire dalle scene.

Ma la cronologia non è materia d’amore, il sentimento non si cataloga e la biografia spegne ogni ardore: la musica e le tue canzoni, la voce e la tua mano che vola impazzita nell’aria trafiggono cuori e sbeffeggiano anche i più sobri costringendo il mondo che ascolta ad un torpore fino all’immobilità, “nell’immensità”.

E quindi sono qui a dirti: si! mi sono svegliato più di una mattina ascoltandoti e pensando “vorrei che fosse amore, amore quello vero” come capita dopo un sogno unico, come se ne fanno pochi nella vita, magari svegliandosi “bugiardo e incosciente”. E così è stato e la nebbia malinconica del sogno e del ricordo la ritrovo in molte canzoni: “E se domani e sottolineo se, all’improvviso perdessi te”, “io e te da soli, non devi dirlo mai” mentre passa “lo stupore della notte” perché “è cresciuto troppo in fretta questo nostro amor”. Chissà quanti cuori hai fatto tremare o quante canzoni hanno sorretto l’amore sbagliato e troppo audace per il buoncostume dell’epoca con “L’importante è finire” o “Ancora ancora ancora“, Chissà quanta solidarietà femminile hai fatto respirare con “Anche un Uomo” o “Bugiardo incosciente”.

Gli uomini? “Son tanto fragili fragili tu, maneggiali con cura, fatti di briciole briciole che l’orgoglio tiene su”.

Tra le tante collaborazioni (Battisti-Mogol, Cocciante etc), i duetti e gli sketch televisivi ne scegliamo uno dove, più che in altri, si può riconoscere un sorriso ed un divertimento sincero, dove ritroviamo il sentimento e l’ardimento, spesso troppo audace per nascondere la timidezza, degli anni iniziali in cui l’urlatrice spilungona si esibiva forse inconsapevole di tutto quello che sarebbe stato.

Difficile resistere ad un certo Adriano Celentano che ritroverai anni dopo. Difficile resistere al tuo sorriso, ai tuoi occhi profondi ed a tanta spensieratezza improvvisa, quasi un’isola nel mare di una vita non facile, che tale deve essere stata la tua vita! Fa bene al cuore vederti ridere: il resto saranno sempre “parole soltanto parole, parole tra noi”.

Buon compleanno!