Trama, trailer e recensione senza spoiler di Blade Runner 2049, il capolavoro “futurista” di Denis Villeneuve, con un tocco squisitamente rétro. Al cinema dal 5 ottobre in 750 copie distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia

blade runner 2049Quando ci hanno invitato alla conferenza stampa di Denis Villeneuve, in cui ha presentato a giornalisti ed influencer il suo Blade Runner 2049, la prima cosa che ho pensato è stata che, forse era il caso di rivedere il primo film, quello diretto nel 1982 da Ridley Scott, tratto dal romanzo di Philip K. Dick, Il cacciatore di androidi. Ma poi ho preferito lasciar stare, proprio come ha suggerito lo stesso Villeneuve alla presentazione, e approcciare il film senza pregiudizi e aspettative che ne avrebbero in qualche modo influenzato la visione. Così ho fatto e vi assicuro che, anche se non sono un’appassionata di sci-fi movie, mi sono goduta davvero lo spettacolo.

Visto che voglio che possiate apprezzarlo anche voi in toto, ho colto la preghiera del regista: nessuno spoiler, nella maniera più assoluta, per lasciare che tutti possano godersi il film.

Quindi, eccomi qui a raccontarvi l’antefatto, così che chi non ha mai visto  Blade Runner possa rendersi conto di cosa andrà a vedere e quali sono state le mie impressioni.

Il sequel si apre nella Los Angeles del 2049, completamente dominata dal cemento, resa ancora più cupa e tetra di quanto l’avevamo vista in Blade Runner, da gravi cambiamenti climatici, che hanno dato vita ad una stagione di carestie a cui l’uomo è riuscito a sopravvivere solo grazie alle colture sintetiche della Wallace, Società guidata da un certo signor Wallace (Jared Leto) che ha poi rilevato la Tyrell, azienda che produceva replicanti, con lo scopo di usarli per i lavori che gli uomini non volevano fare.

Una sorta di fantascientifici servi della gleba senza diritti, dignità ed emozioni, che dopo una serie di violente rivolte avvenute nel 2020, vennero messi al bando, con dei blade runner, come l’agente K della Polizia di Los Angeles, magistralmente interpretato da Ryan Gosling, a dare loro la caccia. Una caccia, complicata dalla perdita di quasi tutti i dati digitali del pianeta, cancellati o resi illeggibili da un terribile black out avvenuto in quello stesso anno, facendo così perdere le tracce dei vecchi replicanti prodotti dalla Tyrell. E proprio durante un’operazione di ritiro, K, fa una scoperta talmente sconvolgente che se rivelata alla società potrebbe avere effetti catastrofici. Scoperta che lo spingerà a cercare Rick Deckard (Harrison Ford), un ex-blade runner della polizia di Los Angeles svanito nel nulla da trent’anni.

Tanti gli elementi di questo film che ne fanno un CULT già all’esordio, dall’innovativo uso del colore, alla musica, alla fotografia, allo spettacolare equilibrio tra dialoghi e silenzi. Silenzi che sono potenti, vibranti e totalmente funzionali all’economia del film. Villeneuve intreccia tutti questi elementi in maniera sapiente, calibrata per costruire false piste, che portano lo spettatore a perdersi per subito dopo ritrovarsi grazie ad un dettaglio. Dettagli profondamente curati, tanto da donare al Blade Runner 2049 di Villeneuve, un aspetto artigianale vagamente rétro e profondamente umano, con l’uso della computer grafica ridotto al minimo.

Denis Villeneuve sul set di Blade Runner 2049

L’impressione è quella di trovarsi di fronte alla tela di pittori futuristi, che esploravano ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, dalla letteratura (poesia e teatro) alla musica, l’architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia, per cercare di rompere l’immobilismo delle arti visive, cercando di renderle vibranti, avvolgenti. In grado, insomma, di trascinare lo spettatore al centro dell’azione, in un continuo intrecciarsi di oggetti, piani e colori.

E questo è proprio ciò che secondo me sono riusciti a fare la regia di Denis Villeneuve, la fotografia di Roger Deakins, la sceneggiatura di Hampton Fancher (autore anche del soggetto) e Michael Green, le musiche di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, che omaggiano lo score di Vangelis, e una super interpretazione di Ryan Gosling: intrecciando le loro arti danno vita ad un Blade Runner 2049, in grado di donare allo spettatore quasi un’esperienza multisensoriale, in grado di far riflettere ed emozionare.