Arriva il primo maggio nei cinema italiani A beautiful day, profondo e complesso ritratto di un’umanità tormentata opera della regista Lynne Ramsay che si pone a metà tra gli iconici Taxi Driver e Drive. Trama, trailer e recensione

a beautiful day film recensioneNel suo nuovo film A beautiful day, la regista scozzese Lynne Ramsay, porta sul grande schermo un’umanità tormentata e dimenticata, vittima dell’indifferenza e di una moderna immoralità generale. Reduci della sempre più dilagante violenza, che scandisce i nostri tempi, hanno perso tutto, perfino loro stessi. Non a caso il protagonista della vicenda è Joe (Joaquin Phoenix), un ex marine e agente FBI, che vive nella sua casa d’infanzia prendendosi cura della madre. Tormentato da continui flashback della sua infanzia segnata da un padre violento, della sua esperienza in guerra, dei mostruosi casi di schiavitù contemporanea affrontati come agente dell’FBI, ora reagisce alle brutture del mondo con l’unica arma che conosce da sempre: la violenza. Un moderno Léon, che in alcuni momenti richiama alla memoria dello spettatore i cult Taxi Driver e Drive di Nicolas Winding Refn. Joe in qualche modo cerca riscatto dal suo orribile passato, guadagnandosi da vivere liberando delle giovani ragazze dalla schiavitù sessuale. Un giorno viene contattato da un famoso politico newyorkese, che crede che sua figlia Nina sia stata rapita da una di queste organizzazioni e costretta a prostituirsi. Joe accetta il lavoro e grazie al suo sangue freddo riesce a liberare la ragazzina, scoprendo allo stesso tempo che dietro al suo rapimento ci sono delle persone corrotte e molto potenti. Una faccenda molto più grande di lui, per cui questa volta dovrà chiedere aiuto per riuscire a risolverla.

Un film intenso da molti punti di vista, che trae la sua forza soprattutto nella magistrale interpretazione di Joaquin Phoenix e la sceneggiatura che gli hanno valso, tra l’altro, i premi come miglior attore maschile e miglior sceneggiatura al Festival di Cannes nel 2017. Un plauso vanno anche alla colonna sonora firmata da Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead e alla fotografia, fondamentali per rendere ancora più intensi i momenti drammatici del film e descrivere il personale “inferno” dei protagonisti. In particolare la fotografia grazie ai tanti primi piani, fa leggere negli occhi del protagonista i tormenti di un’anima devastata, che cerca redenzione tra violenza per gli aguzzini e tenerezza per le loro vittime. Mezzo che la regista usa per scrutare il dolore e l’inconscio di chi per un motivo a volte indipendente dalla propria volontà si trova a vivere da reietto. Proprio come quei reduci di guerra americani (di cui in A beautiful day denuncia la condizione), che dopo aver combattuto per il proprio Paese si trovano abbandonati dalle istituzioni a lottare quotidianamente con i demoni che l’esperienza di guerra ha lasciato nelle loro anime.

Unico neo, lo stile narrativo fin troppo scarno e asciutto scelto dalla regista, in cui i dialoghi lasciano spazio a lunghi silenzi e alle immagini trasportando il film in una dimensione surreale accentuata anche dal fatto che il suo protagonista con un semplice martello (anche se scelto ogni volta con estrema cura, rimane pur sempre un semplice martello, n.d.r.) sbaraglia guardie super armate come se fosse un super eroe di marveliana memoria. Ma questa rimane una mia opinione personale e così per non togliervi il gusto di andare a godere sul grande schermo il fascino ed il carisma di un attore come Joaquin Phoenix non aggiungerò altro, invitandovi a vedere il mio video-racconto della conferenza stampa di presentazione del film a Roma e dandovi appuntamento al cinema dal 1° maggio con A beautiful day distribuito da Europictures in associazione con Dragon Production in 100 sale.