Racconto della conferenza stampa di presentazione a Roma del nuovo film della regista Lynne Ramsay, A beautiful day. A rispondere alle domande degli addetti ai lavori, la regista e l’attore protagonista, Joaquin Phoenix

conferenza stampa a beautiful day joaquin phoenixVenerdì 27 aprile, all’Hotel De Russie di Roma, ho assistito come inviato speciale alla conferenza stampa del film A Beautiful Day, in uscita nelle nostre sale il primo maggio. Presenti la regista Lynne Ramsay e l’attore protagonista, Joaquin Phoenix a svelare alcuni dei retroscena del film. Basato su un racconto di Jonathan Ames, racconta le vicende di Joe (Joaquin Phoenix) un ex marine e agente FBI, che vive nella sua casa d’infanzia e si prende cura della madre. Joe si guadagna da vivere liberando delle giovani ragazze dalla schiavitù sessuale. Un giorno viene ingaggiato per salvare Nina, figlia di un noto politico newyorkese, da un giro di prostituzione ma finirà per innescare una pericolosa spirale di violenza, alimentata dalla corruzione del potere e dal desiderio di vendetta.

Le prime domande sono state per la regista in merito alla sua originalità visiva e al tipo di narrazione usato, molto diverso da quello che si vede solitamente al cinema. La Ramsay ha dichiarato che lei ama fare questo tipo di cinema in cui recitazione e montaggio si uniscono e si cercano per dare luogo a qualcosa di spettacolare, mostrando le cose non in maniera semplicistica ma a tutto tondo, anche con onestà. E questo era secondo lei il modo migliore anche per raccontare un film complesso come A beautiful day.

Quindi è stato chiesto a Joaquin Phoenix come ha costruito il suo personaggio e dove abbia tratto ispirazione. L’attore ha dichiarato di essere partito dalla sceneggiatura e da grandi chiacchierate con la regista, che alla stregua di un labirinto sembravano non portare da nessuna parte. Ma ha studiato anche come le esperienze di abuso influenzano lo sviluppo e i comportamenti dei bambini. Anche perché era proprio il passato ad influenzare tutte le decisioni e le azioni del suo personaggio.

Successivamente è stato chiesto alla Ramsay se per la realizzazione del film si sia ispirata a fatti di cronaca e lei ha risposto di essersi inizialmente ispirata al libro pur cambiando diverse cose, come nel caso del rapporto di Joe con sua madre. E proprio a proposito del rapporto tra Joe e sua madre è stato chiesto a Phoenix, se ci siano degli insegnamenti ricevuti da bambino dai suoi genitori che continuano ad accompagnarlo (nel film viene più volte detta dal protagonista, la frase “schiena dritta”). Lui ha risposto di ricordare bene due moniti che i suoi genitori gli hanno insegnato: ricorda di fare agli altri quello che vorresti facessero a te e segui la tua cazzo di verità, aggiungendo, “forse cazzo non lo dicevano, ma a me piace metterlo”.

Mentre tornando al suo personaggio è stato chiesto a Joaquin Phoenix, visto che nel film Joe si definisce un sicario più che un giustiziere, lui quale definizione preferisce e che posto abbia in lui la tenerezza che si rivela nei confronti della madre e della ragazza che lui stesso aiuta. Per Phoenix, questa parte buona del protagonista, si è evoluta piano piano, perché Joe, è continuamente in bilico tra il serial killer e il giustiziere: “In lui c’è una parte di buono di cui forse non ero cosciente dall’inizio, mentre forse la regista si. Per questo abbiamo mostrato entrambi i lati e le facce di questo personaggio non solo quella cattiva ma anche quella buona: vive in un costante conflitto, è alla ricerca continua della pace della mente ma si infila sempre in situazioni pericolose. E questa dualità non sempre nel cinema viene mostrata, perché spesso si preferisce mostrare solo la parte buona o quella cattiva di un personaggio” conclude l’attore.

Tornando al film la regista ha dichiarato di essere stata lei stessa a scriverlo mentre era in Grecia, a Santorini, con un silenzio quasi totale. Mentre per quanto riguarda la colonna sonora del film scritta da Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead, la stessa ha dichiarato che le piace dare indicazioni sui suoni, dei punti di vista, senza riferimenti tecnici. Così  mandava a Greenwood un pezzo di girato di una decina di minuti e lui costruiva le musiche e rimandava dei file audio e il risultato era una melodia che sembrava proprio il suono dell’inferno. Sulla base di quei file veniva quindi tagliato e montato il girato. Cosicché la musica è diventata quasi un personaggio.

Infine è stato chiesto a Joaquin Phoenix, se abbia avuto qualche importanza per lui il fatto che si sia trattato di un film con un basso budget. E a tale proposito lui ha dichiarato: “Non decido se fare parte di un film in base ai soldi, ma in base alle persone coinvolte. Mi interessa il materiale, la sostanza, chi vi lavora. È stata una grande gioia lavorare in questo film, so che per Lynne è stato difficile lavorare a ritmo serrato con un attore che non ha molto tempo a disposizione, cercando di fare in ogni ripresa, in ogni inquadratura, qualcosa di diverso per capire cosa potesse funzionare meglio. E io la ringrazio per avermi dato l’opportunità di correre questo rischio”.

E io ringrazio l’attore per le foto che ci ha concesso nonostante sia famoso per la sua poca affabilità nei confronti di stampa e fotografi.