Screenshot_2015-04-13-13-16-45

Prodotta da Wildside, in collaborazione con Sky e La7, la serie tv trasmessa su Sky Atlantic da marzo racconta le vicende, che nel 1992 appunto, diedero vita a Tangentopoli e alla seconda Repubblica. Discreto successo di pubblico e critica positiva in tutta Europa alla presentazione presso il Festival del cinema di Berlino.

Prendi un imprenditore o un politico, dai 50 anni in su, abituato ad avere tutti i comfort, e sbattilo in carcere preventivamente, nel buio umido delle celle, la paura delle violenze ed un unica via d’uscita: l’idea di Di Pietro e soci crea panico e terrore. C’è chi comincia a confessare al citofono e chi si uccide. Tra le proteste per questa violazione e le polemiche per i decessi  che si susseguiranno, la mano ferma del “Pool mani pulite” sembra avere ragione del sistema. Non mancano le pulci nell’orecchio da parte degli imprenditori stessi, che criticano non solo il modo ma anche il fine, sottolineando come si arriverà al collasso dell’inchiesta quando troppi italiani inizieranno ad avere paura di essere coinvolti e malgrado il terremoto le tangenti non finiranno. Mario Chiesa, come le briciole di una roccia che si sgretola e che preannuncia la frana inarrestabile, da vita alla demolizione del dinosauro politico, come lo chiamavano i Litfiba, e Bettino Craxi, nel tentativo visibilmente disperato di non annegare da solo, pronuncia il famoso discorso alla camera sul finanziamento illecito e illegale ai partiti.

Ci sono questi tasselli. Come c’è la Milano da bere, tra attricette pronte a tutto, figli di papà e droga, la corruzione e l’Aids, politici e imprenditori che se la godono, come quel film in cui la nave affonda ma l’orchestra continua a suonare, il tutto farcito da scene di sesso e ricostruzione minuziosa della vita di quegli anni, della musica e dei particolari senza dimenticare i cori da stadio inneggianti al pool e la marcia su Roma della Lega Nord.

Miriam-Leone-Sky-Atlantic-1992

E poi ci sono i personaggi fittizzi, come Leo Notte (Stefano Accorsi), sintesi del pubblicitario berlusconiano alla corte di Dell’Utri, Luca Pastore (Domenico Diele) che lavora fianco a fianco con un altro personaggio reale come Di Pietro, interpretato magistralmente da Antonio Gerardi, Mainaghi padre e figlia, Bibi, interpretata da Tea Falco, la cui discutibile dizione e cupa interpretazione la rendono più vera del suo personaggio, e gli altri (Miriam Leone nei panni di Veronica Castello) ben mimetizzati nel contesto sociale, economico e culturale del tempo, senza tralasciare l’analisi della trasformazione che l’era di mediaset e delle tv private hanno regalato al Paese: la pubblicità, “Non è la Rai“, la crisi e la gente tappata in casa a farsi irradiare dalla tv e dai suoi consigli per gli acquisti, rivoluzione che come ben esprime Leo, parte dalle parole oltre che dalla cultura.

1992-serie sky-Di Pietro

Se ne parlerà molto e le critiche sembrano ricordare le parole di Andreotti: “il potere logora chi non ce l’ha”.

Credo ci sia molta invidia dietro tanto accanimento da parte di chi coglie incongruenze nei fatti, incapacità negli interpreti o in mancanza d’altro si rifugia nel criticare la storia che non decolla. Lungi dall’entusiasmarci e dal comporre paragoni con serie tv italiane di indubbio spessore e successo, vedi Gomorra e Romanzo Criminale, il nostro giudizio parte da un presupposto: l’idea.

Come si legge chiaramente nei titoli di testa, il tutto nasce da un idea di Stefano Accorsi. Quando hai un’idea così, in un periodo storico che ripropone la corruzione come carattere fondande del mondo politico-economico del Paese e dove spetta alle serie-tv fare chiarezza sulla nostra storia, hai già vinto.

La lettura del contesto sociale ed economico approfondita grazie alle storie dei personaggi, poi, completa il quadro che le schegge di storia non potevano sostenere da sole.

Persino il più inaspettato protagonista di quegli anni è presente esattamente come lo era al tempo, quando come oggi tutti ne sentono l’odore ma nessuno ha il coraggio di parlarne: la mafia. La collusione con lo Stato si avverte come fatto scontato, da non dover mettere in discussione, per questo non è così approfondita. Capaci e tutte le stragi lasciano presagire come se pesti un piede reagisce l’altro.

Considerando che la serie proseguirà per altre due stagioni, 1993 e 1994, per completare il periodo con la scesa in campo del Cavaliere, il logorio che un rigetto incondizionato procurerebbe si trascinerebbe per troppo, troppo tempo.

Storcete il naso se volete di fronte ad attori a volte di dubbia espressività, inciampate su piccole incongruenze e coltivate critiche, ma lasciatevi trasportare nel mondo del nostro recente passato, attuale per similitudine e protagonisti ancora in piedi, segni evidenti di un sistema e di un circolo vizioso difficile da smantellare.

Buon 1992 a tutti.

 

http://https://youtu.be/5VpmETpPZns