Tutti i film italiani a Venezia 83 (2-12 settembre 2026): Nanni Moretti, Edoardo De Angelis, Anna Foglietta, Alina Marazzi e il premio a Luca Guadagnino. Guida completa

Locandine e foto di scena dei principali film italiani presentati alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia 2026.Ogni anno, alla vigilia della Mostra del Cinema di Venezia, arriva puntuale la domanda: quanti sono i film italiani?” È quasi un riflesso condizionato. Si contano i titoli, si guardano le sezioni, si cercano i nomi più importanti e, ancora prima che inizi il festival, si prova a stabilire se sarà una “buona annata” per il cinema italiano. A Venezia 83, però, il conteggio racconta soltanto una parte della storia.

Perché il cinema italiano presente al Lido dal 2 al 12 settembre 2026 non si concentra in una sola sezione e, soprattutto, non parla con una voce sola. Ci sono gli autori affermati e gli esordi, il cinema d’autore e quello più popolare, le storie intime e quelle che guardano alla memoria collettiva.

C’è il ritorno di Nanni Moretti, ci sono registi che hanno già costruito un percorso internazionale e altri che stanno muovendo proprio adesso i primi passi dietro la macchina da presa.

E c’è una generazione di autori che sembra voler usare Venezia non tanto per confermare ciò che già conosciamo, quanto per capire dove potrebbe andare il cinema italiano nei prossimi anni.

Nanni Moretti torna in Concorso con “Succederà questa notte”

Il nome più atteso è inevitabilmente quello di Nanni Moretti. Con “Succederà questa notte”, il regista torna in Concorso a Venezia 83, a distanza di molti anni dalla sua ultima partecipazione competitiva. Il film sarà presentato il 5 settembre e ha nel cast Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro e lo stesso Moretti.

Il nuovo film arriva al Lido con una curiosità particolare: capire che cosa significhi oggi ritrovare Moretti dentro una storia che coinvolge più lingue, più paesi e un cast internazionale. Il regista ha costruito negli anni un cinema immediatamente riconoscibile, capace di passare dall’ironia alla malinconia e dalla dimensione privata a quella politica senza perdere la propria identità. A Venezia, dunque, non arriva soltanto un nuovo film. Arriva un nuovo capitolo di un autore che ha contribuito a definire l’immaginario del cinema italiano contemporaneo.

Edoardo De Angelis porta in Concorso “Il fuoco che ti porti dentro”

Accanto a Moretti c’è Edoardo De Angelis, un altro dei nomi italiani più interessanti del programma principale. Il suo “Il fuoco che ti porti dentro” è in Concorso e nasce dal romanzo omonimo di Antonio Franchini. Al centro c’è il rapporto tra Antonio, che ha costruito lontano da Napoli la propria vita, e sua madre Angela, una presenza ingombrante, irresistibile e difficile da contenere.

Il film, interpretato da Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito e Tommaso Ragno, sembra muoversi proprio sulla linea che De Angelis conosce bene: il confine sottile tra il dramma familiare e una forma di umorismo feroce.

La proiezione ufficiale è prevista per il 9 settembre in Sala Grande.

E già il titolo suggerisce una delle possibili chiavi del film: certe relazioni non finiscono semplicemente quando ci si allontana. Rimangono dentro. Continuano a bruciare.

Ma il Concorso italiano non finisce qui

Qui il semplice conteggio diventa importante. A Venezia 83, infatti, il cinema italiano in Concorso comprende anche “The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro, con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, e “L’estranea” di Paolo Strippoli, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Nel programma ufficiale compare inoltre “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis, coproduzione Italia-Brasile.

È un dato che cambia la fotografia iniziale. Non ci sono soltanto due grandi nomi italiani in gara, ma una presenza articolata di autori e produzioni italiane nel cuore competitivo della Mostra. E, soprattutto, i film non appartengono tutti allo stesso cinema.

C’è il rapporto familiare di De Angelis, la dimensione più internazionale di Pallaoro, il lavoro di Strippoli e il ritorno di Bechis. Una pluralità che rende difficile applicare al cinema italiano la consueta etichetta di “annata”. Forse la domanda interessante è un’altra: quanto è vario il cinema italiano che Venezia ha scelto di mostrare?

Orizzonti è il luogo dove guardare al futuro

Se il Concorso racconta soprattutto la solidità di alcuni percorsi, Orizzonti è la sezione da osservare quando si vuole capire che cosa potrebbe succedere domani. Nel programma 2026 ci sono quattro film italiani: “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi, “Una storia” di Anna Foglietta, “La città dei vivi” di Edoardo Gabbriellini e “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci.

Ed è una selezione particolarmente interessante proprio perché mette insieme esperienze molto differenti.

Alina Marazzi racconta Gerda Taro

Ad aprire Orizzonti è “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi, liberamente ispirato al romanzo di Helena Janeczek. Il film porta sullo schermo la storia di Gerda Taro, fotografa e reporter di guerra, e del suo rapporto con Robert Capa.

Non si tratta però di un documentario sulla fotografa, come potrebbe far pensare una prima descrizione frettolosa del progetto: è un film di finzione, con un cast internazionale guidato da Emilia Schüle e Aaron Altaras.

La storia comincia a Parigi, il 14 luglio 1937, quando Gerda Taro si prepara a tornare sul fronte spagnolo. Ed è proprio la fotografia a diventare una delle chiavi del racconto: non soltanto mestiere, ma strumento di libertà, resistenza e costruzione della propria identità.

Anna Foglietta passa dall’altra parte della macchina da presa

Tra i titoli più curiosi di Orizzonti c’è poi “Una storia“, primo film da regista di Anna Foglietta. Dopo una lunga carriera come attrice, Foglietta passa dietro la macchina da presa dirigendo un film interpretato da Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini ed Elio De Capitani. Il film, della durata di 107 minuti, sarà presentato a Venezia l’8 settembre.

È uno di quei passaggi che, al di là del singolo film, meritano attenzione.

Quando un’attrice decide di diventare regista, cambia inevitabilmente il punto di osservazione. Il corpo che per anni è stato davanti alla macchina da presa diventa lo sguardo che decide dove posizionarla. E Venezia sarà il primo banco di prova.

“La città dei vivi”: dalla pagina di Nicola Lagioia allo schermo

C’è poi “La città dei vivi” di Edoardo Gabbriellini, liberamente tratto dall’opera letteraria di Nicola Lagioia. Il film è interpretato da Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua, Roberta Mattei e Valerio Mastandrea. È un progetto particolarmente atteso anche per il confronto con un libro che ha avuto un forte impatto nel panorama letterario italiano.

Il passaggio dalla pagina allo schermo, soprattutto quando si parte da una storia così complessa, non è mai un’operazione neutra: significa scegliere cosa mostrare, cosa lasciare fuori e soprattutto quanto avvicinarsi alla realtà senza trasformarla in spettacolo.

Tommaso Landucci e “I figli della scimmia”

Completa il poker italiano di Orizzonti “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, con Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman e Luigi Diberti.

Al centro c’è Dario, padre di un bambino disabile, che sviluppa un rapporto sempre più intenso con il figlio adolescente del fratello. Un legame che mette in moto desideri, proiezioni e tensioni familiari fino a compromettere un equilibrio già fragile.

È anche un esordio.

E proprio per questo rappresenta bene lo spirito di Orizzonti: guardare non soltanto a chi il cinema italiano è stato, ma a chi potrebbe diventare.

Le sezioni parallele allargano ancora il racconto

Fuori dal programma principale, la presenza italiana continua. Alle Giornate degli Autori, “Scarpe rotte” di Roberta Torre è inserito nelle Notti Veneziane. Il film, interpretato da Barbara Ronchi e Mersila Sokoli, porta il pubblico nella Roma della Seconda guerra mondiale e racconta il rapporto tra due donne attraverso un oggetto quotidiano apparentemente banale: un paio di scarpe ormai consumate.

A Venezia Spotlight c’è invece “Serpenti” di Roberto De Paolis Maino, con Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Leonardo Lidi e Valeria Golino.

La Settimana Internazionale della Critica propone invece “Il Grande Giaffa” di Marco Santi, film d’apertura della sezione, e “Prima della guerra” di Tommaso Usberti, unico titolo italiano in concorso nella selezione competitiva della SIC. Il quadro, insomma, si allarga ulteriormente.

Luca Guadagnino riceve il Cartier Glory to the Filmmaker 2026

A completare la presenza italiana c’è poi Luca Guadagnino, al quale Venezia 83 assegna il Cartier Glory to the Filmmaker 2026. Il premio sarà consegnato l’8 settembre, prima della proiezione del suo nuovo progetto “Joie de vivre”. E qui c’è un altro dettaglio che merita attenzione.

“Joie de vivre” non è un documentario su Gerda Taro, come talvolta può emergere da una sovrapposizione delle notizie sul cinema italiano di questa edizione: è un’opera dedicata a Bernardo Bertolucci, concepita da Guadagnino come una sorta di lettera d’amore al regista di “Il conformista” e “Ultimo tango a Parigi”.

Il progetto è costruito attraverso il cinema di Bertolucci e le testimonianze di personalità come Martin Scorsese, Jeremy Thomas, James Gray, David Cronenberg, Alfonso Cuarón e Debra Winger.

La durata è imponente: il progetto è articolato in due parti, per oltre sette ore complessive. Non proprio il classico film da vedere distrattamente tra un appuntamento e l’altro al Lido.

Venezia 83: una fotografia del cinema italiano contemporaneo

Alla fine, forse, il dato più interessante non è quanti film italiani ci siano. È come sono distribuiti.

C’è Moretti, con un ritorno che porta con sé memoria e aspettative.

C’è De Angelis, ormai stabilmente dentro il circuito dei grandi festival internazionali.

Ci sono Pallaoro, Strippoli e Bechis nel Concorso. E poi Orizzonti, con Marazzi, Foglietta, Gabbriellini e Landucci: quattro percorsi differenti, quattro modi di guardare alla contemporaneità e, in alcuni casi, quattro registi alle prese con nuove forme o nuovi inizi.

Infine ci sono le sezioni parallele, dove il cinema italiano continua a sperimentare linguaggi e dimensioni produttive differenti. Non è quindi un cinema italiano compatto quello che arriva a Venezia 83. È un cinema italiano plurale. E forse è proprio questa la notizia più interessante.

I film italiani da tenere d’occhio a Venezia 83

Film italiani alla Mostra del cinema di Venezia 2026

Il cinema italiano, a Venezia, non cerca una definizione

Forse è proprio questo il punto da portarsi dietro dal Lido. Ogni anno cerchiamo una risposta alla domanda “come sta il cinema italiano?”. Ma Venezia 83 suggerisce che potrebbe essere una domanda troppo semplice.

Il cinema italiano sta contemporaneamente tornando, cambiando, debuttando, adattando, ricordando e sperimentando.

Moretti torna dopo anni. Foglietta comincia una nuova vita professionale dietro la macchina da presa. Marazzi riporta al centro una fotografa dimenticata dalla storia. Landucci affronta il primo lungometraggio. Guadagnino guarda a Bertolucci per interrogare la memoria stessa della cinefilia. E intanto altri autori continuano a costruire il proprio percorso lontano dai riflettori più rumorosi.

È questa varietà, più ancora del numero dei titoli, a rendere interessante la presenza italiana alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Per capire se sarà una buona annata, insomma, bisognerà aspettare i film. Ma una cosa si può già dire.

Al Lido, quest’anno, il cinema italiano non sembra avere intenzione di parlare sottovoce.