Il prossimo 19 aprile su Disney Junior, canale 611 di Sky, si accenderanno i motori di Topolino e gli amici del Rally. Una serie tutta nuova con due doppiatori d’eccezione: Guido Meda e Neri Marcorè.

Neri Marcorè e Guido Meda

Neri Marcorè e Guido Meda

Topolino e gli amici del Rally la nuova serie tv del canale 611 Disney Junior di Sky partirà mercoledì 19 aprile alle 17. Saranno 26 episodi di 22 minuti ciascuno in cui Topolino e i suoi amici, in compagnia delle loro fantastiche macchine trasformabili, vivranno numerose avventure nelle città più belle del mondo.

La serie è ambientata nella colorata cittadina di Hot Dog Hills, oltre che in giro per il mondo nelle piste su cui si disputano le gare. Al di fuori della pista, Minnie e Paperina gestiscono l’azienda Aiutamiche, che risolve ogni tipo di problema e porta aiuto dove ce n’è bisogno. Qualche esempio? Le Aiutamiche possono diventare astronaute, detective o persino spie internazionali!

In Topolino e gli amici del Rally ogni personaggio gareggia con il proprio veicolo trasformabile studiato sulle caratteristiche del pilota. L’auto di Topolino è una classica auto sportiva che rispecchia appieno il suo carattere, la Topo Bolide, il marinaio Paperino è alla guida della Cabinato, una macchina che sfreccia a vele spiegate, mentre Pippo guida la Turbo Tinozza, una macchina ricavata da una vasca da bagno.

Ci sarà anche una puntata speciale ambientata a Roma e, nella versione italiana, a doppiare due dei personaggi della serie, Luigi, la guida turistica più rinomata della città, e un noto scrittore di libri di viaggio, Roby Roberts, saranno rispettivamente il commentatore e conduttore sportivo Guido Meda, e il celebre attore e imitatore Neri Marcorè.

Noi di Lifestylemadeinitaly eravamo presenti alla conferenza stampa di presentazione della serie, dove abbiamo avuto il piacere di conoscere Guido Meda e Neri Marcorè e di ascoltare dalle loro stesse voci come è nata la partecipazione a questa serie e quali sono state le loro impressioni.

L’intervista di Francesco Castelnuovo a Guido Meda e Neri Marcorè

Francesco Castelnuovo (FC): «Vorrei sapere qualcosa sulla vostra reazione a quanto abbiamo visto nella presentazione della serie sia per quanto sia riguarda i personaggi sia per il design grafico».

Guido Meda (GM): «È molto bello ritrovare in una serie così carina quelle che sono sempre sempre state le mie icone sin da piccolo, e cioè i motori».

Guido Meda

Guido Meda

(FC): «Quale auto sceglieresti per te tra quelle proposte in questa serie?»

(GM): «Tutta la vita sicuramente la “Turbo Tinozza” ovvero l’auto fatta con una vasca da bagno guidata da Pippo».

Neri Marcorè (NM): «È stato fatto un grande lavoro dietro la serie e penso che possa avere un grande successo tra i fruitori del canale e credo che possa avere un grande fascino sul target dei bambini».

Neri Marcorè

Neri Marcorè

(GM): «Secondo me questa serie si inserisce in un contesto molto positivo in Italia perché in questo momento gli ascolti di Formula Uno e Moto GP sono molto alti. Insomma, i due brand stanno andando molto forte e ci sono molti bambini che sono appassionati».

(FC): «A proposito di bambini appassionati e dal racconto che ha fatto Federico Buffa della tua storia, come eri tu da piccolo rispetto ai motori?»

(GM): «Da piccolo tifavo Giacomo Agostini, avevo un padre che aveva corso la Mille Miglia, quella vera, quella da 1.600 chilometri tutta a tavoletta che guidava una macchina da “disgraziato” con la famiglia a bordo. Oggi fortunatamente non si fa più».

(NM): «Io, invece, sono sempre stato piuttosto lontano dal mondo dei motori, non ho mai avuto molta attrazione o predilezione ma ero più per gli sport fisici come il tennis, il ping pong, il calcio. Non era richiesto nel curriculum avere la stessa formazione di Guido per doppiare un personaggio di questa serie. Poi, ovviamente, da fruitore negli anni mi sono appassionato anch’io. E come tutta Italia sono fan di Valentino, lo incontro in montagna. Insieme a Valentino siamo tra i 25 testimonial che intendono rilanciare il turismo nelle Marche perché le prenotazioni sono crollate, ma sulla costa ci sono molte località sicure».

(FC): «Iniziamo dal personaggio di Marcorè Roby Roberts».

(NM): «Interpreto Roby Roberts che è un cane antropomorfo, molto elegante, ben pettinato, un po’ snob, un po’ altezzoso che non si scompone molto e sta sempre compito salvo poi divertirsi quando si ritrova in mezzo a determinate situazioni coinvolgenti. Doppiare una serie di cartoni animati rispetto a un film è una cosa molto diversa perché essendo personaggi animati ci si può divertire a caratterizzarli a spingere di più, ad andare sopra le righe».

(FC): «A chi ti sei ispirato per questa voce così?»

(NM): «Il doppiaggio è stato la mia professione per almeno 5 o 6 anni, dal 1995 al 2000, quindi di personaggi mi è capitato di farne spesso. Questo Roby Roberts ha ben caratterizzate le sue facoltà, sta lì a prendere appunti, è precisetto, non si lascia andare, ha questa voce un po’ nasale, un po’ britannica, un aplomb. Nel doppiaggio quello che si dovrebbe fare è aderire il più possibile alla voce dell’originale quindi in questo caso il lavoro l’hanno già fatto in America nel disegno e nella scelta del doppiatore che l’ha caratterizzato in questo modo».

(FC): «Nella tua esperienza con la Disney avevi già doppiato un cane molto difficile da doppiare, Dug, il cane di “Up”»

(NM): «Sì quello era un altro personaggio molto divertente, il film è un culto e anche lì c’erano delle caratteristiche ben studiate, anche se magari si inserisce qualche caratteristica più italiana senza distaccarsi dall’originale, ma anche nell’adattamento e nel copione si cerca un po’ di personalizzarlo nei limiti del possibile. È sempre un lavoro molto coinvolgente e divertente quello del doppiaggio».

(FC): «Adesso vediamo invece la prova eccezionale di Guido Meda perché Neri Marcoré è un doppiatore, ma per Guido Meda questa è la prima esperienza…»

(GM): «Presto la voce a Luigi che è una guida turistica e ha un problema serio di raffreddore e non riesce a portare in giro un gruppo di turisti perché sta male.

Mi verrebbe da pensare che io sono un po’ Paperino quando ci sono delle cose che penso che succedano soltanto a me, ma in realtà lo siamo un po’ tutti, ma poi credo anche di avere di Topolino la serenità e l’ottimismo che fanno sì che se c’è un problema lui cerchi di risolverlo. Se dovessi fare dei paragoni direi che Topolino potrebbe essere Valentino Rossi, il più popolare, quello amato da tutti, Paperino è il mio amico Andrea Dovizioso, che qualche “sfortunella” ogni tanto ce l’ha però è una persona a cui vogliono tutti bene, Pietro, forse è quello che mi sta un po’ più antipatico.

Ho capito poi che dovevo guardare molto il personaggio, come si muoveva, per adeguare la voce all’espressività del corpo».

(FC): «Dimmi tre motivi per cui Topolino c’è».

(GM): «Beh uno, perché c’è sempre stato, è il campione che non finisce mai, è quello che attraversa le ere e c’è sempre; due perché Topolino è ottimista, ha sempre la soluzione e tre perché, in fin dei conti, è fedele a Minnie da sempre e questa è una cosa bella secondo me».

(FC): «Nell’episodio ambientato a Roma il “claim” di Topolino è un po’: “l’amicizia per me è più importante della vittoria”. Ci sono delle storie di amicizia nello sport?»

(GM): «Sì ci sono soprattutto da giovani finché non vengono ovviamente accalappiati dal professionismo, quello che diventa poi enorme, quello dei contratti, della pubblicità, dell’esasperazione. In uno sport molto pericoloso come quello dei motori, nella realtà fai in modo che quei campioni abbiano molta consapevolezza dei rischi che corrono, per cui l’amicizia direi che viene fuori quando c’è la difficoltà, il danno fisico o problematico. Se ci si ferma alla performance, direi che sono sport di un individualismo esasperato. La prospettiva che offre, invece, fortunatamente ai bambini questa serie Topolino e gli amici del rally” è quella di gare a motore in cui i valori edificanti emergono sempre».

(FC): «Pensate che questa serie possa avere un “appeal” anche per le bambine?»

(GM): «Credo che la seconda parte sia fatta un po’ apposta perché sia un prodotto aperto anche alle bambine, anche perché le storie delle Aiutamiche sono carine, sono belle, sono lontane dai valori e dalle passioni prettamente maschili e sono storie ordinarie di due caratteri femminili che aiutano chiunque si trovi in difficoltà».

(FC): «Avete vostre storie personali legate all’amicizia nello sport?»

(GM): «Io sì, nel 2003 quando ero morto, ho fatto un incidente in moto in cui mi sono devastato e mi sentivo molto solo. Credo che la mia guarigione sia stata determinata anche dal fatto di aver ricevuto visite in ospedale di molti piloti anche dei più blasonati che mi hanno fatto sentire uno di loro e mi hanno spiegato come si faceva a rimettersi in piedi dopo essersi fatti male e lì ho capito che quello era il mio mondo e doveva restare il mio mondo. Un mondo che, come dicevo prima, è molto individualista quando si parla di performance, ma quando c’è un problema ci si sa stringere attorno a chi sta male. Per me è stato molto bello».

(NM): «Riguardo alle sfide e all’attività sportiva credo non collida con l’amicizia. Io anche quando giocavo a briscola con mio nonno volevo vincere, anche ora quando vado a giocare a tennis con degli amici do il sangue piuttosto che cedere una palla così, ma anzi credo che si rispetti l’avversario sportivo se ti impegni al massimo. Di storie di amicizie sportive nel tennis ce ne sono: McEnroe e Borg erano amici, Borg e Panatta lo stesso. Poi lì è un fatto di indole caratteriale. Anche Coppi e Bartali. Poi c’è sempre l’aspetto umano, ma credo che avere un avversario sportivo della tua stessa qualità faccia già crescere la stima personale, per cui quando poi uno smette di gareggiare è facile che ci sia un’amicizia che nasce. Per tornare alla nostra serie Disney da sempre trasmette questi messaggi che sono importantissimi per i nostri figli, per quando crescono: l’amicizia e il rispetto dell’altro, la generosità nell’aiutarsi».

(GM): «Molti sportivi che sono stati rivali nel momento in cui si ritirano si scoprono per quello che sono stati veramente e si ritrovano».