Marion Cotillard tra sentimento e ragione in Mal di Pietre il nuovo film della regista Nicole Garcia nelle sale italiane dal 13 aprile 2017 per la Good Films. Trama, trailer e recensione

mal di pietre recensioneIl romanzo di Milena Agus Mal di Pietre edito da Nottetempo, ispira la regista Nicole Garcia che insieme a Jacques Fieschi lo trasforma nella sceneggiatura del suo nuovo film. Per il ruolo della protagonista Gabrielle, non ha nessun dubbio e vuole Marion Cotillard. Scelta che si rivela quanto mai azzeccata, perché la Cotillard ci regala un’interpretazione magistrale: poetica e vibrante, passionale e sensuale, forte e pazza!

La storia di Mal di Pietre è quella, appunto, di Gabrielle una ragazza forte e indipendente, che desidera con tutta se stessa uscire dai confini del paesino del sud della Francia dove vive con la sua famiglia. Ma soprattutto andare oltre i limiti imposti dalla sua epoca, gli anni ’50, per vivere liberamente le sue passioni, senza remore né vergogne, alla ricerca del vero amore. Cosa considerata dai suoi concittadini folle e scandalosa, perché accecati dalla morale del tempo che relega la donna nell’unico ruolo possibile di figlia, moglie e madre, tanto da isolare Gabrielle, considerata per questo una donna malata di nervi.

Per far fronte alla spiacevole e pesante situazione la sua famiglia la obbliga a sposare un rispettabile, mite e amorevole contadino spagnolo José (Alex Brendemühl), convinti che questo sia l’unico modo per redimere Gabrielle agli occhi della comunità, mettendo così fine ai pettegolezzi. L’uomo, anche se consapevole che la donna non è innamorata di lui, accetta di buon grado il matrimonio, in parte perché essendo esule della guerra in Spagna, non ha altre alternative per poter mettere radici e famiglia e in parte perché affascinato dal modo di essere di Gabrielle.

mal_di_pietre_recensione 2In una condizione di grande tristezza, poco tempo dopo il matrimonio, la donna scopre anche di soffrire di mal di pietre, ovvero di calcoli renali e viene mandata in una clinica in Svizzera per curarsi. Ed è proprio il caso di dire che galeotta fu la clinica perché incontrerà il vero amore. Infatti qui incontra e si innamora perdutamente di André Sauvage (Louis Garrel), un reduce della guerra d’Indocina che ha subito pesantissime ferite al corpo, ma soprattutto alla mente per tutto ciò che ha visto e vissuto. La passione ormai sopita, si risveglia così in Gabrielle facendole desiderare perdutamente la libertà da un matrimonio che considera una prigione, potendosi così finalmente abbandonare all’amore che ha sempre sognato. Così quando alla fine della cura i due sono costretti a separarsi Gabrielle non si rassegnerà all’idea di perdere l’amore con la A maiuscola, anche se l’impresa non si rivelerà affatto semplice.

Una storia coinvolgente, ardente, che fa riflettere anche su quella che è la condizione della donna, sulle faticose conquiste fatte sulla strada per il raggiungimento della parità con gli uomini, ma anche sulla strada che devono ancora fare. Un film che consiglio caldamente, non solo per la cura con cui è stato costruito, non tralasciando neanche i personaggi marginali alla vicenda, ma anche e soprattutto perché amo molto le storie di Donne, forti e passionali, che se poi sono condite con un pizzico di pazzia mi conquistano letteralmente.