Perfetti sconosciuti, il nuovo coinvolgente film di Paolo Genovese sui rapporti umani nell’era in cui uomini e donne hanno affidato i loro più intimi segreti ad un freddo pezzo di plastica: il cellulare. La nostra recensione in anteprima e senza spoiler.

Perfetti sconosciuti (locandina)

Perfetti sconosciuti (locandina)

Galeotta fu, per il regista Paolo Genovese, la celebre frase di Gabriel Garcia Marquez “ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta“, in quanto ha dato il la per mettere finalmente in scena l’idea che da qualche anno girava per la sua testa: una storia sulla vita segreta delle persone.

E cosa c’è di meglio, per far emergere scheletri nell’armadio, di una cena tra amici di vecchia data? Perché si sa che la tavola per l’italiano medio non è solo un momento per soddisfare appetiti culinari, ma anche e soprattutto di aggregazione e confidenze, facilitate da un buon bicchiere di vino che aiuta a rompere indugi e a non pensare alle conseguenze di ciò che si sta per dire.

E così nasce l’ultima opera cinematografica di Paolo Genovese, Perfetti sconosciuti, una commedia agrodolce dove vengono messe in luce la fragilità dei rapporti umani e il fatto che anche le persone più insospettabili nascondono verità impensabili nei meandri della loro vita e, adesso, in quelli del loro cellulare.

L’occasione, una cena tra amici di vecchia data, tre coppie apparentemente normali e senza problemi evidenti: i padroni di casa, Rocco (Marco Giallini), chirurgo plastico e uomo di estrema sensibilità ed Eva (Kasia Smutniak), psichiatra in crisi esistenziale, divorata dal dubbio di essere ancora innamorata del marito e dalla difficoltà di instaurare un dialogo sereno con la figlia adolescente; Bianca (Alba Rohrwacher) e Cosimo (Edoardo Leo), novelli sposi, innamoratissimi, una veterinaria, tranquilla, riservata e bisognosa del consenso degli altri lei, eclettico e scalpitante, pronto a rimettersi continuamente in discussione lui; Lele (Valerio Mastrandrea) e Carlotta (Anna Foglietta), sposati da anni e con due figli, lui funzionario di una grande azienda e lei completamente votata alla famiglia, per la quale ha lasciato anche il lavoro. E poi c’è Peppe (Giuseppe Battiston), tranquillo professore di ginnastica, licenziato per esuberi e in cerca di un nuovo lavoro, venuto da solo alla cena, perché la nuova compagna, che avrebbe dovuto presentare ai vecchi amici in questa occasione, si è ammalata.

Perfetti sconosciuti - Kasia Smutniak, Edoardo Leo, Marco Giallini, Anna Foglietta, Valerio Matrandrea

Perfetti sconosciuti – Kasia Smutniak, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher, Marco Giallini, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston, Valerio Matrandrea

La cena inizia e tra un argomento e l’altro si cade sul discorso di tradimenti scoperti ficcanasando nei cellulari dei partner. La padrona di casa, convinta sostenitrice della tesi che tante coppie si lascerebbero se ogni rispettivo controllasse il contenuto del cellulare dell’altro, per vivacizzare la serata convince i commensali a fare una sorta di roulette russa: tutti dovranno mettere il proprio telefono sul tavolo e accettare di leggere sms/chat e rispondere a telefonate in vivavoce.

Non senza qualche velata protesta, il gioco comincia e subito le facce si fanno tirate, l’atmosfera tesa e il passatempo innocente si trasforma ben presto in uno stillicidio, con le identità pubbliche dei partecipanti che si sfaldano sotto i colpi di sms, email, WhatsApp e telefonate, svelando tradimenti e frustrazioni, neanche troppo nascosti che probabilmente non sarebbero sfuggiti prestando al partner o all’amico di sempre un po’ di attenzione in più. È così che i sette intorno al tavolo si accorgeranno di trovarsi in presenza di Perfetti sconosciuti, di cui in realtà non conoscono nulla se non quella maschera dietro cui per anni hanno nascosto la loro anima.

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Il risultato è una commedia piacevole, ben scritta, a tratti divertente, con una solida sceneggiatura alla base, senza la quale la staticità dell’ambientazione (tutto il film si svolge nell’appartamento di Rocco ed Eva) rischierebbe di far cadere la storia nella monotonia. Il ritmo, segnato dai botta e risposta dei commensali in cerca di giustificazioni alle verità che squillo dopo squillo emergono, è serrato e pieno di continui capovolgimenti di fronte tra vittime e carnefici, perché nessuno risulta essere senza “colpa”. La tensione cresce attimo dopo attimo, acuita dall’impeccabile recitazione dei protagonisti, il cui imbarazzo nell’attesa che i cellulari squillino è reso estremamente credibile sia dai dialoghi che dal non detto.

Perfetti sconosciuti - Marco Giallini e Kasia Smutniak

Perfetti sconosciuti – Marco Giallini e Kasia Smutniak

Su tutti spiccano le performance di Marco Giallini, ago della bilancia in molte occasioni, Valerio Mastrandrea, il cui personaggio subisce una sorta di maturazione nella presa di coscienza di non conoscere affatto le persone a tavola con lui (inclusa sua moglie) e una strepitosa Anna Foglietta, donna afflitta da un grande senso di colpa, probabile vera ragione che l’ha tenuta prigioniera di un rapporto di coppia morto da tempo.

Splendida anche la colonna sonora, la cui canzone portante dal titolo Perfetti sconosciuti, appunto, è stata cantata da Fiorella Mannoia, autrice tra l’altro del brano con Bungaro e Cesare Chiodo.

Unica perplessità, il finale forse un po’ affrettato, ma sicuramente inaspettato, che serve in qualche modo a sciogliere la grande tensione creata dal precipitare degli eventi. Un film in grado di insinuare dei tarli nella mente dell’ignaro spettatore, che chissà se dopo aver visto il film sarà più in grado di lasciare il cellulare incustodito o di guardare nello stesso modo parenti e amici!