mondo caffè libro recensioneNoi italiani amiamo considerarci i guru del caffè. Se lo siamo davvero, allora rispondiamo a questa semplice domanda: cos’è il caffè? Quello del bar, certo, il nostro fantastico espresso della mattina appena alzati. Oppure è quello che facciamo con la caffettiera, il grandissimo classico di una torrefazione nazionale. E la macchinetta? Vogliamo parlare della macchinetta?
Ma no. La nostra visione del caffè dovrebbe essere molto più ampia. E non stiamo parlando di variazioni come marocchino, mocaccino, macchiatone, ristretto, lungo, doppio, con cacao…

In Italia il caffè è ‘’espresso’’ per definizione e gli altri metodi di estrazione sono per lo più sconosciuti. In verità, bisogna ammetterlo: la
nostra conoscenza del caffè è davvero ridotta.

Non ci credete? E se rispondessimo alla domanda iniziale con “125 specie, 800 profili aromatici”? Di questo – e di molto altro – si parla nel libro Mondo Caffè. Gli autori: Andrea Cuomo, inviato de Il Giornale e Sommelier professionista, curatore della pagina Retrogusto, e Anna Muzio, giornalista dal 2001 che attualmente collabora con Mixer e Il Giornale.

Un libro che dovrebbe far parte della biblioteca di chiunque si occupi di gastronomia, non solo del barista o del ristoratore. Sì, perché si parla di un tema tutto nuovo per l’Italia: il caffè a 360° con un approccio laterale, militante, quasi di reportage. Un libro che non vuole parlarci solo di un prodotto, ma della sua storia, delle sue sfaccettature e che, al contempo, desidera aprirci gli occhi su un pianeta che diamo spesso per scontato.

Prodotto in oltre cinquanta paesi della fascia tropicale, il caffè è diffuso a livello planetario senza distinzioni economiche, culturali e
religiose. Un simbolo, appunto. Ora dobbiamo imparare un nuovo modo di degustarlo.

Partendo dalle basi, Mondo Caffè si addentra tra le piantagioni, ci fa scoprire come è fatta la pianta della Coffea, la differenza tra Arabica e Robusta. E ancora, ci fa conoscere le tecniche di estrazioni lente, la cultura d’origine e la tostatura. Ed è qui che interviene Carlos Bitencourt, l’ideatore di Cafezel Speciality Coffees. Mentre con amore ci prepara le sue tantissime varietà di Arabica, ci spiega il motivo per cui ha deciso di intraprendere questa avventura direttamente dal Brasile.

Per questo nel 2018 nasce Cafezel Speciality Coffees in Via Solferino 27, a Milano. Una sola scommessa: capire e comprendere il caffè nella sua complessità. Seguendo le orme della fondatrice di Knutsen’s Coffees, e dell’invenzione dello Specialty Coffe nel 1974, si propone una vera e propria rivoluzione della qualità. Si investe nell’eccellenza del prodotto finale partendo dalla scelta del produttore e il rapporto diretto con lo stesso. Prima regola? La tostatura.

Questo caffè è quindi unico nel suo genere, di qualità superiore, seguito in tutti gli stadi. Persino il barista stesso, infatti, è una figura da non sottovalutare: con la sua azione deve conoscere i giusti metodi per esaltare le migliori caratteristiche di ciascun caffè.

Col tempo, anche Chef e Bartender hanno imparato a utilizzarlo nei loro piatti e nei loro cocktail, e possiamo trovare tutte le ricette all’interno del libro Mondo Caffè.

Un lavoro artigianale, che ci distoglie un attimo dal modo in cui siamo abituati a guardare questa gustosa bevanda. E, parlando di degustazione a 360°, con cosa si potrebbe accompagnare a tutte queste meravigliose miscele?

Alla presentazione interviene così AMA[ti!] Helty & Raw. Un’altra rivoluzione. Un altro modo di intendere il dolce. La formula è sempre la stessa: il ritorno all’essenziale. Dolci equilibrati e nutrienti con materie prime bio, lavorazioni a crudo sotto i 42° il tutto senza l’uso di farine, lieviti, latte, uova e zucchero raffinato. E sono buoni lo stesso? Sì, anzi! Sono buoni perché ogni ingrediente è posto nella sua veste originale e sprigiona tutti i suoi aromi per un viaggio degustativo finalmente consapevole.

Ci si augura infine che un aspetto in crescita sia sempre di più quello della consapevolezza e della distinzione. Come è successo per la Carta dei Vini, che in ogni locale risulta sempre più ampia, così sarà un giorno per la Carta dei Caffè. Così un giorno entreremo in bar non più chiedendo ‘’UN caffè’’ ma ‘’QUALI caffè hai?’’.

By Giada Lanzotti