Dopo aver visto il film e riletto il libro nella nuova edizione di Garzanti, vi racconto tutte le differenze tra il poema classico di Omero e il colossal “Odissea” di Christopher Nolan

Scena del film Odissea di Nolan Agamennone e Odisseo a confronto, differenze tra il poema di Omero e il film.La reazione che uno spettatore con una formazione classica, abituato a studiare i poemi omerici nella loro lingua originale, prova di fronte al colossal Odissea di Christopher Nolan, é un inevitabile misto di perplessità e sincera ammirazione. Proprio di recente, dopo aver visto al cinema la pellicola del regista ispirata al poema omerico, è arrivata nella Redazione di Lifestylemadeinitlay l’edizione di luglio 2026 dell’Odissea di Omero pubblicata nella collana I Grandi Libri di Garzanti, gentilmente inviataci dalla casa editrice milanese. Così ne ho approfittato subito per rileggerlo e mettere a confronto, pagina dopo pagina, le differenze tra il poema e il film, tratto per tratto — un’operazione resa ancora più stimolante e agevole da questa specifica edizione, che contiene anche un interessante e dettagliato dizionario dei luoghi e dei personaggi.

Il regista, infatti, nel portare Odisseo al cinema si è avvalso di diverse e marcate libertà creative, prime fra tutte le differenze riguardanti i personaggi e gli snodi chiave dell’intreccio. La grande mancanza che salta immediatamente all’occhio è l’assenza dell’episodio di Nausicaa e dei Feaci, i quali, nel poema originale, riportano di fatto l’eroe ad Itaca; un compito narrativo che nel film viene sorprendentemente affidato alla ninfa Calipso. Nell’opera di Omero, invece, quest’ultima liberava il protagonista dal suo soggiorno forzato di sette anni solamente dopo un perentorio intervento degli dei, mentre nella pellicola questo frangente si fonde persino con l’episodio dei Lotofagi.

Anche i celebri mostri vengono pesantemente snaturati negli atteggiamenti e nelle caratteristiche: Polifemo viene mostrato unicamente come una creatura primordiale con la quale non vi è alcuna possibilità di comunicazione, eliminando così il celebre dialogo incentrato sull’astuzia e sul geniale stratagemma del farsi chiamare “Nessuno”. I Lestrigoni vengono edulcorati dai loro tratti più crudi come il cannibalismo per sfoggiare improvvise armature luccicanti, e la maga Circe perde totalmente il suo classico aspetto seducente. Invece di far innamorare e trattenere l’eroe per un anno sull’isola di Eea finché i compagni non intercedono, la Circe di Nolan è descritta come una strega vendicativa e violenta che trasforma gli sventurati ospiti con un’immediata manipolazione fisica, senza dare loro neanche il tempo di sbagliare.

Copertina del libro Odissea di Omero edizione Garzanti I Grandi Libri di luglio 2026Lo stesso protagonista viene descritto in modo radicalmente diverso, poiché il regista si concentra visceralmente sul tema della colpa, dando vita a un uomo sconfitto che affronta, più che un viaggio fisico, un tormentato percorso psicologico, spinto dai propri demoni interiori quasi a non voler più tornare a casa. Questo focus sulla colpa, unito ai temi attualissimi della guerra e della distruzione della civiltà (già centrali in Oppenheimer), rende la pellicola estremamente moderna, sebbene nel poema originale l’eroe si macchiasse piuttosto della colpa di essersi sentito superiore agli dei proprio grazie al suo inarrivabile intelletto.

A proposito del divino, il ruolo degli dei è ridotto ai minimi termini: non si comprende affatto l’importanza che veniva attribuita loro dagli aedi come creature onnipotenti in grado di tirare i fili del destino umano, e la loro presenza è affidata unicamente ai continui richiami alla legge di Zeus sull’ospitalità e ad un’Atena che sembra assomigliare più a una consigliera terrena che a una divinità. Le scelte registiche colpiscono anche la storia di Sinone, modificata per evidenti motivi di pathos e spettacolarizzazione, e l’epilogo, che si discosta dal testo antico sia per la morte di Antinoo (il quale in Omero è in realtà il primo a cadere) sia per l’iconico stratagemma del riconoscimento di Penelope, la quale identifica il marito assente da vent’anni attraverso una semplice spilla anziché chiedendo i dettagli sulla costruzione del talamo nuziale.

Nonostante queste marcate discrepanze strutturali e narrative, si può affermare che l’anima più profonda dell’Odissea non si disperde e che il regista, soprattutto nella maestosa scena della distruzione di Troia, riesce a trasportare l’epica nel mondo contemporaneo per affidarla con successo al grande pubblico. La speranza conclusiva di chi scrive è proprio che quest’opera di enorme richiamo possa spingere le nuove generazioni ad avvicinarsi ai grandi classici che hanno forgiato e reso immortale la nostra civiltà.

E voi che idea vi siete fatti delle differenze tra il poema di Omero e la versione che Nolan ha portato sul grande schermo? Scrivetelo nei commenti. Se ancora non lo avete visto, il film vi aspetta al cinema, mentre per rinfrescarvi la memoria sull’opera di Omero la nuova edizione di Garzanti vi aspetta in libreria e su Amazon cliccando QUI.

By Veronica Del Monte