Nexo Digital presenta il nuovo capolavoro di Anime del regista Mamoru Hosoda: Mirai. Nelle sale italiane solo il 15, il 16 e il 17 ottobre

Mirai è il nome della sorellina del protagonista del film, il piccolo Kun, un bambino di soli 4 anni. Prima di perdere il suo “scettro” da figlio unico, Kun era un bambino felicissimo. L’arrivo di Mirai nella sua vita è uno tsunami: tutto il suo mondo viene completamente stravolto, da un momento all’altro Kun non è più il centro dell’attenzione dei suoi genitori. Essendo troppo piccolo per capire razionalmente che cosa gli stia accadendo agisce d’istinto mostrandosi estremamente capriccioso, dispettoso e ribelle. Il suo comportamento descrive un sentimento assolutamente normale e semplice: la classicissima gelosia che lo porta, pian piano, a ritirarsi in se stesso.

E sin qui forse molti potrebbero obiettare che siamo all’interno di un terreno scontato, ma sbaglierebbero. Siamo nel regno dell’animazione giapponese (Anime) che tratta i grandi temi e sentimenti dell’esistenza attraverso un simbolismo fantastico e usando un tocco poetico che è, probabilmente, peculiare della sensibilità degli artisti giapponesi.

Il piccolo Kun non avendo strumenti “da adulto” per dare un nome al sentimento che lo sta facendo soffrire così tanto cerca da solo un modo per confortarsi e “guarire”. Il suo ripiegamento su di sé, in realtà, vuol dire uscire fuori dalla casa e recarsi nel giardino dove ben presto scopre crescere un albero genealogico magico. In questo luogo si aprono le porte di un nuovo mondo ricco di avventure strabilianti, dove il tempo sembra andare a suo piacimento in avanti o all’indietro.

Colto da stupore, a volte paura, ma anche sempre da grandissima curiosità ed eccitazione, Kun si trova di fronte a figure fantastiche, come il suo cane trasformato nel bellissimo principe che abitava la casa prima che lui stesso venisse al mondo, vittima come lui, di gelosia. E poi avviene il tenero e stupefacente incontro con la Mirai del futuro; con il suo bisnonno che gli insegna che cos’è il coraggio e come vincere le difficili sfide della vita; e con sua mamma da bambina. Un incontro questo, in cui Kun scopre che sua madre non è nata madre ma lo è diventata. Questo è quello che, fondamentalmente, accade nella vita di ciascuno di noi: si passa da una condizione a un’altra.

Il film è la narrazione di alcune tappe del processo di crescita interiore di un bambino, rappresentato qui dal piccolo Kun, che avviene, come accade nelle fiabe, attraverso il superamento di prove. Il regista Hosoda mette sotto la lente d’ingrandimento il rapporto tra un fratello e una sorella e, contemporaneamente, sonda anche il momento doloroso in cui un bambino realizza di avere una propria identità, non sempre facile da gestire.

Considerando che la percezione del mondo che ha un bambino di 4 anni è piuttosto limitata a quello che è il suo ambiente ordinario, il regista ha scelto di dar “voce” a questa idea utilizzando soltanto una casa, un giardino e delle immagini scaturite dall’immaginario del bambino. La casa, progettata da un architetto, assomiglia a un palcoscenico teatrale dove si susseguono pianerottoli ma non ci sono partizioni.

C’è poi il giardino con il suo albero magico, potenti simboli del tempo, in cui si legano e si intrecciano i temi del cambio delle stagioni, del passare del tempo e della genealogia.

La natura, essenziale per la condizione umana, diventa terreno fertile per l’immaginazione di Kun ed è rappresentata in modo simbolico e minimalista proprio dal magico albero genealogico.

Il nuovo capolavoro di Mamoru Hosoda ha conquistato la critica di Cannes lo scorso maggio, dove è stato proiettato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalizateurs 2018.

Il regista si interroga, e così fa anche con lo spettatore, non solo sul ruolo di figlio ma anche su quello di genitore. Come far sentire sempre amati i propri figli? Che cosa significa essere dei bravi genitori oggi?

Il film è perfettamente inserito nella contemporaneità dell’oggi. Queste domande pervadono le figure genitoriali per tutta la durata del film e vogliono dar vita a un dibattito con lo spettatore.

Mirai è un film raffinato, divertente e al contempo commovente. È vero, profondo, disegnato benissimo.

Adatto a tutti i fratelli maggiori che hanno perso lo scettro ma mai diviso l’amore dei propri genitori. Per mamma e papà è una prova di coraggio: si sentiranno genitori all’altezza?

Una domanda che è una ricerca lunga – forse – una vita.