Madrepàtria. Racconti dell’umana sorte, recensione della nuova raccolta di racconti di Valentina Orsini pubblicato da Edizioni Efesto

MadrepàtriaCon Madrepàtria. Racconti dell’umana sorte, Valentina Orsini si presenta ai suoi lettori come “un’italiana qualunque” che racconta “Storie inventate ma incredibilmente vere”.

Bene, tutto bene sin qui.

Il tema? Vi chiederete. Il mondo del lavoro, i costumi e le abitudini del nostro Paese e i confronti con le generazioni di ieri e gli immigrati di oggi o gli emigranti di domani. Non esageriamo però. Alla fine sono “solo” storie, non un catalogo o un’inchiesta stile giornalismo anni settanta. Per fortuna…

Le sensazioni arrivano ed anche i paradossi: la laurea da nascondere nel curriculum, un lavoro al telefono con la “voce strana”, il solito porta a porta che promette luci e regala delusioni, il lavoro naturalmente non retribuito e alcuni momenti di poesia e riflessione, di ricordi e fiori da far nascere.

Tutto splendido.

Ma lui che c’entra?

No dico, lui, il poeta, quello da evitare ma che affascina come il dolore che ti nascondi ma che sai che c’è. Dicevo lui, Foscolo, che c’entra?

Come Foscolo?

“Perché più lo leggevo più lo comprendevo”.

Una geniale e irrinunciabile suggestione letteraria. Il poeta della morte, della consapevolezza e del dolore, dell’amore impossibile e della cupa salvezza sempre e solamente grazie alla morte. Dopo ogni racconto un sonetto, una scritto o una sua riflessione, meravigliosamente scelti per contrastare la realtà appena letta, o per convincere dell’attualità del suo pensiero e della pochezza del nostro.

Di vizi ricco e di virtù, do lode
alla ragion, ma corro ove al cor piace:
morte sol mi darà fama e riposo
(Solcata ho fronte – Ugo Foscolo)

Una scelta che mi ha sorpreso e affascinato fin da subito e che si comprende ancor di più leggendo il titolo di quest’antologia: Madrepàtria.

Perché se c’è un poeta che ha sofferto per la sorte di questa nazione, quando paese o stato ancor non era, è proprio Foscolo. La speranza Napoleonica, la delusione, la politica. Mai banale perché sempre vivo il suo pensare, credere come un vero italiano.

Come veri italiani ora forse proprio non siamo se la fotografia del nostro Paese è questa, paese che credeva di poter urlare al mondo di essere “fondato sul lavoro”, oggi che il lavoro te lo devi inventare ma non con la libertà che avevano i nostri padri, se anche la scelta di voler fare l’infermiere diventa un dramma familiare.

Foscolo perché ci riporta ai nostri diciotto anni, al liceo, a quando la speranza era prepotente, le scelte tutte da fare e la visione del mondo, dei sentimenti compreso quello patriottico non ammetteva leggerezza ma tanta passione, tanto coraggio, tanto sacrificio.

Foscolo perché tutti lo abbiamo amato, magari riempiendoci la bocca con altri poeti più esotici, decadenti e affascinanti, che facevano molto più “figo”, ma mai “figo” quanto rileggere ora, a distanza di anni e vita, parole come queste:

e se questo cuore non vorà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele” (15 maggio 1798 – Ugo Foscolo, Ultime Lettere di Jacopo Ortis)

Titolo: “Madrepàtria. Racconti dell’umana sorte”

Autore: Valentina Orsini

Pagine: 118

Editore: Edizioni Efesto

Prezzo di copertina: € 8,50