Lorenzo Corvino Il regista entusiasta delle riprese dall'elicottero

Il nostro caffè di oggi ha un gusto davvero particolare. Il sapore dolce dei sogni di cui ancora però non si conosce il finale. Eh si perché l’ospite di oggi è il regista esordiente Lorenzo Corvino, che con la sua opera prima WAX: We Are the X, sta vivendo un bellissimo sogno ad occhi aperti, perché è entrato nella cinquina per il Premio David di Donatello a miglior regista esordiente. E i vincitori verranno proclamati solo il prossimo 27 marzo.

Un vero e proprio sogno visto che il suo è un film indipendente autoprodotto, che ha visto oltre al regista altri 11 esordi tutti in ruoli chiave e che con questa nomination ha già raggiunto un ottimo traguardo. Tra l’altro strameritato, visto che WAX è una pellicola davvero degna di nota, non solo per la tecnica scelta da Lorenzo Corvino per girare, ma anche e soprattutto per il coraggio dimostrato nel portare avanti un progetto così ambizioso nonostante le difficoltà incontrate. Ma non vogliamo svelarvi di più e lasciamo che sia il protagonista di questo splendido sogno a raccontarcelo.

WAX-Lorenzo Corvino candidatura ai David di DonatelloCandidato come miglior regista esordiente ai David di Donatello con un film esordiente, da molti punti di vista: 12 esordienti, te incluso, tutti con responsabilità creative, un film girato quasi interamente con degli smartphone. Se te lo avessero detto il giorno in cui hai iniziato a scrivere la sceneggiatura di WAX, c’avreste mai creduto? E soprattutto che effetto ti ha fatto la notizia della nomination?

“WAX ad oggi è il primo film indipendente autoprodotto, senza intervento di denaro pubblico, prodotto da una start up e senza una distribuzione mainstream ad accedere alle cinquine dei David di Donatello. Perciò era letteralmente impossibile prevedere un simile risultato.

Ci sono voluti 57 mesi dal primo giorno di preparazione alla nomination del David. Il film ha lottato davvero strenuamente per farsi notare presso gli addetti ai lavori. È il prezzo da pagare quando intraprendi la via dell’indipendenza: libertà assoluta sul piano creativo, ma poi devi iniziare col porta a porta per far conoscere l’opera. Perché puoi anche fare un film fuori dagli schemi, ma poi se vuoi che il film sia visto e sia distribuito devi comunque confrontarti col mainstream e con gli operatori di tutta la filiera. Sembra una sorta di lieto fine di un film anni 80.

Sì il film consta di molti esordienti oltre al sottoscritto: lo scenografo, la musicista, il direttore della fotografia, il produttore, la direttrice del casting, ed altri. Insomma un vero film di esordio. Tutti professionisti scelti per avere ruoli di responsabilità.

WAX-Lorenzo CorvinoVi racconto l’aneddoto dell’istante in cui ho appreso la notizia: mi ero recato alla Casa Del Cinema ad assistere alla diretta Sky dello svelamento delle cinquine, l’evento era pubblico e vivendo a Roma ho detto ma sì andiamoci; alle 12 in punto come annunciato parte la diretta Sky e Gianni Canova e Francesco Castelnuovo leggono le categorie principali. Una novità assoluta, in stile Oscar. Luci basse e silenzio tra i giornalisti e gli astanti in sala. Poi terminate le 8 categorie prescelte, Canova e Castelnuovo si congedano annunciando che da quell’istante sono on line tutte le altre cinquine. A quel punto parte una bagarre di schermi touch che come luci di Natale si accendono nella penombra della platea, nel contempo una signorina inizia a distribuire una fotocopia con l’elenco scritto, riesco ad entrare in possesso di uno di questi elenchi e con la torcia del mio smartphone riesco a fare luce tra tutti quei titoli elencati: sembrava di essere agli esami di maturità quando vai a leggere in bacheca il tuo voto. Ed ecco che scorgo una X maiuscola, e l’unico film con la X tra i 99 titoli in gara quest’anno era appunto WAX: We Are the X. L’emozione e la gioia hanno preso il sopravvento sulla compostezza.”

Cosa pensi che cambierà per Lorenzo Corvino dopo questa nomination?

“Mettiamola così: quando entri in un mercato nuovo e parti da zero, il giorno in cui vendi il tuo primo pomodoro puoi mettere a bilancio che sei cresciuto del 100% rispetto all’anno precedente, wow! Voglio dire che per chi come me che viene dalla provincia italiana, che è arrivato a Roma nel 1998 da una Puglia che era lontana anni luce dalla realtà intraprendente qual è oggi, passare dal totale anonimato ad essere tra i 5 registi esordienti del premio più importante del nostro artigianato industriale cinematografico, è di fatto già la più grande vittoria. E quindi dalle ore 12:30 di martedì 21 febbraio per me, per il mio caso, è già cambiato tutto.”

Dalle scelte fatte per la realizzazione del tuo film d’esordio, abbiamo capito che sei amante del rischio. Scherzi a parte ci puoi spiegare come mai la scelta di tanti esordienti e di utilizzare gli smartphone per girare il film?

“Nelle mie intenzioni c’era di realizzare il mio biglietto da visita con cui dimostrare le mie abilità da filmmaker per farmi notare dai broadcast: mi son detto che propormi con una commedia sarebbe stato inutile poiché il mercato è saturo, e se non hai attori top player che piacciono ai distributori è come non averla fatta, fare un film puramente di genere portava con sé il rischio di cadere nella pletora dei tanti b-movie nostrani horror e thriller che scimmiottano celebri modelli pulp; allora ecco il road movie in soggettiva con smartphone che ingloba al suo interno 10 generi diversi. Eureka!”

WAX-foto dal set Lorenzo CorvinoQual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato sia a livello tecnico che organizzativo?

“Realizzare un film interamente e integralmente con smartphone non aveva senso, diventava sterile virtuosismo, oppure un Dogma 2.0. Ma non era questo il mio fine. Il fine di chi racconta storie è mettersi dalla parte dello spettatore che si è eletto a modello di riferimento e dargli la migliore delle illusioni immersive che è nelle tue possibilità, con sincerità e mestiere.

WAX-foto dal set Lorenzo Corvino 2Per cui noi abbiamo adoperato 6 macchine da presa differenti, tra cui smartphone e GoPro. Macchine che non hanno i metadata dei keycode, che al momento del conforming, cioè quando passi dalla “bozza” del montaggio al recupero dei materiali nativi ad altissima qualità per portare quella bozza stessa allo stadio superiore della postproduzione di un film, scopri quante difficoltà incontri a far “matchare” cioè a far collimare risoluzioni differenti e qualità differenti.

WAX-foto dal set Lorenzo Corvino 4E il nostro è un film di 97 minuti con 1.372 tagli, praticamente un taglio ogni 4 secondi. Quindi ci è voluto un gran lavoro di coordinazione tra i diversi laboratori che gestivano tutti i materiali del film per metter insieme il ricco e variopinto puzzle. E costringere le riprese con smartphone a “pensare” come le immagini a 4K delle macchine da presa professionali.”

WAX-foto dal set Lorenzo Corvino 3C’è mai stato un momento in cui hai pensato “Basta mollo tutto” e che cosa ti ha convinto ad andare avanti?

“Questo scoramento è arrivato al mese 24 dei 57 suddetti. Quando il film era finito e mi sono accorto che là fuori nel mondo da cui mi ero estraniato per due anni gli operatori del settore non stavano aspettando me come la fumata bianca di un nuovo papa. E mi son ritrovato a contemplare il nulla e l’indifferenza generale attorno al film. Era quasi impossibile anche solo far vedere il film. E io che pensavo che la difficoltà più grande fosse scrivere una storia intrigante, trovare i soldi, girare in quattro nazioni, con 6 macchine da presa differenti lungo il film, o in tre lingue, o riuscire a coinvolgere due special guest stars internazionali quali Rutger Hauer e Jean-Marc Barr, e invece no. La difficoltà più grande era dare ribalta al tuo manufatto.

WAX-foto dal set Lorenzo Corvino 5Ci sono voluti altri 33 mesi dalla copia 1 alla candidatura al David, in cui sono passato da essere un 34enne più vicino ai trenta a un 37enne più vicino ai quaranta. A quel punto la luce della speranza si è riaccesa quando ho iscritto il film ai festival in giro per il mondo. E pensate un po’ i primi a rispondere sono stati gli Stati Uniti e WAX è stato invitato in California nella Silicon Valley al 25º Cinequest, un festival di 17 giorni in cui c’erano 82 film tra opere prime e opere successive da 36 paesi diversi. Da quella partecipazione in poi il film ha fatto oltre trenta festival, di cui una dozzina negli USA fino a Hong Kong, e ovviamente tanta Francia. E in Italia c’è stato un giornalista che più di tutti ha dato voce al film aiutandolo ad emergere come fa un talent scout, il critico Boris Sollazzo. Lui dopo un lungo inseguimento ha ceduto al mio corteggiamento e ha visto in visione privata WAX. Da quel giorno non ci siamo più lasciati. Questo per rispondere a chi dice che i critici non servono più: oggi più che mai sono loro ad avere la possibilità di scorgere sin dai cortometraggi ad esempio i nuovi talenti, loro che per deformazione professionale sono onnivori consumatori di contenuti e hanno gli strumenti per aprire cuore e occhi a chi brancola nella proliferazione di tantissimo audiovisivo. Per cui grazie Boris e grazie a voi giornalisti che ci date voce. E che questa non è una sviolinata ruffiana lo dimostra il personaggio di Andrea Sartoretti in WAX, un giornalista a cui Rutger Hauer chiede di dare voce e speranza di riscatto a chi ha difficoltà a farlo da solo.”

Visto il sorprendente esordio, cosa ci dobbiamo aspettare per i tuoi prossimi lavori?

“La via dell’indipendenza o la persegui come hobby, oppure la vivi come un pioniere che ambisce a trasformare le proprie intuizioni in certezze per sé e per gli altri. Io non mi posso permettere di vivere il mestiere di regista come un hobby, quindi lotto per la seconda opzione.”

A proposito a cosa stati lavorando?

“Per me la scrittura è la fase in cui deve nascere l’emozione che nutrirà tutto il cammino successivo. Per cui sono eccitato all’idea di spaziare e affrontare nuove sfide, non vedo l’ora di cimentarmi. Ho scritto nuovi trattamenti, uno è un noir intimista, l’altro è un thriller d’avventura. Ho anche altri soggetti. Prevedono tutti un elastico tra l’Italia e il resto del mondo. Dopotutto WAX è girato in Francia e in un’altra nazione di cui non posso dire dove per non fare spoiler sul finale. Unica condicio sine qua non è passare al mainstream.”

Ultima domanda: come prendi il caffè?

“Ahimé non bevo caffè! E neppure tè o tisane, orzo e quant’altro. Ma associo solo bellissimi ricordi di infanzia e non solo all’odore del caffè e al fatto che caffè significa soprattutto inizio, nuove energie e lavoro.”

Location scouting alle Canarie-caffè-con Lorenzo Corvino