Kandinskij in mostra al Mudec di Milano fino al 9 luglio in un viaggio che parte dalle tradizioni russe e finisce nell’astrattismo del colore. Anche lo spettatore, come Kandinskij, si fa “cavaliere errante”

Kandinskij 6Il Mudec di Milano ospita già da un paio di settimane, e per la precisione dal 15 marzo scorso, la mostra Kandinskij Il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione, che sosterà nel capoluogo lombardo fino al 9 luglio prossimo.

Il consiglio? Semplicissimo: non perdetela, ne vale davvero la pena o, se vogliamo essere in linea con il titolo della mostra, il viaggio.

Un doppio viaggio: quello dell’artista e quello dello spettatore, anch’egli “cavaliere errante”

Già come il titolo ci fa intuire per ben due volte, infatti, il tema del viaggio è al centro della mostra. A partire dalla figura del cavaliere errante, che richiama subito alla memoria i famosi cavalieri erranti Don Chisciotte della Mancia e Orlando. I cavalieri erranti erano figure della letteratura cavalleresca medievale dove l’aggettivo “errante” stava a indicare il girovagare del cavaliere che, per dimostrare il suo valore, “errava” in cerca di avventure. Ecco allora che questa immagine poetica introdotta nel titolo della mostra va a definire una forte peculiarità del pittore Kandinskij, anch’egli, per l’appunto, un “cavaliere errante”. Lo spettatore viene così immediatamente proiettato nella dimensione del viaggio, diventa egli stesso parte del viaggio. Saremo di fronte, perciò, a un doppio viaggio: quello dell’artista e il nostro, cioè quello che fa lo spettatore all’interno della mostra. È come se Kandinskij volesse guidarci per mano alla scoperta di luoghi reali, interiori e, infine, astratti.

49 opere inedite e 85 icone, stampe popolari, giocattoli e arredi ci aiutano a capire il suo linguaggio espressivo

Una mostra assolutamente inedita, che presenta 49 delle sue opere inerenti al cosiddetto “periodo del genio” e che lo condurranno alla completa svolta verso l’astrazione. Troviamo poi 85 tra icone, stampe popolari, giocattoli, arredi ed esempi di arte decorativa. Gli oggetti esposti, che circondavano l’artista sin dalla sua infanzia, così come quelli che vide nel suo viaggio al Nord, ci consentono di ricostruire il suo immaginario costituito dall’arte popolare russa e dalle icone e, contemporaneamente, ci fanno comprendere come si formi man mano il suo linguaggio espressivo. Una trasformazione che va dalle prime opere figurative e approda alla completa liberazione dalla schiavitù dell’“oggetto”.

Le tappe del “viaggio astratto del colore”: dalle radici della tradizione all’astrattismo

La mostra parte dalla Patria dell’artista – e qui ci sarebbe da sottolineare che lo scorso anno ha segnato il 150 anniversario della nascita di Vasilij Kandinskij e che quest’anno è il centenario della rivoluzione russa – tanto che il suo paese natale è il cuore del progetto “site-specific” del Mudec fondato sul rapporto tra arte ed etnografia e sulla metafora del viaggio intesa come “avventura cognitiva”.

A colpire lo spettatore, anche i più giovani e persino i piccolissimi, sono sicuramente i colori e la luce che si sprigiona dai quadri. Quello che nel titolo della mostra si definisce “viaggio astratto del colore” avviene progressivamente seguendo alcune tappe: si parte dalle radici che ancorano profondamente Kandinskij alla sua Mosca e alle tradizioni russe in genere, per poi arrivare alla svolta dell’astrazione nel periodo che va dalla fine dell’Ottocento al 1921, anno in cui l’artista si trasferisce in Germania senza mai più far rientro in Patria.

Kandinskij 11Le sale che vediamo girovagando anche noi spettatori come cavalieri erranti ci raccontano, quindi, l’arte russa di quel periodo, il necessario punto di partenza dell’astrazione. Come a voler dire che l’astrazione, anche la più estrema, si compie solo partendo da quelle radici e dalla tradizione. L’allestimento della mostra segue l’evoluzione dell’artista: nelle nicchie sono custoditi esemplari d’arte tradizionale russa, mentre sulle pareti sono proiettate immagini delle opere di Kandinskij.

Alcune delle opere esposte non si sono mai viste in Italia. Provengono da importanti musei e istituzioni russe, come la Galleria Tret’jakov, il Museo Pushkin di Mosca, l’Ermitage di San Pietroburgo, il Museo di Tbilisi in Georgia.

L’interazione multimediale per un’esperienza “immersiva” nel mondo dell’artista

Un grande merito nel condurci per mano in questo viaggio va sicuramente attribuito alle scelte fatte dalle due eccellenti curatrici della mostra: la professoressa Silvia Burini, docente di Storia dell’arte russa a Ca’ Foscari (Venezia) e direttrice del Centro Studi sulle Arti della Russia, e la giornalista e critico d’arte Ada Masoero.

E c’è di più. La mostra, nella sua idea di viaggio verso l’astrazione, come suggerito dalle stesse opere di Kandinskij, ci propone anche strumenti d’interazione multimediale che regalano allo spettatore un’esperienza “immersiva” nel cosmo dell’artista russo.

È stato utilizzato un apparato multimediale e interattivo progettato e curato da Giuseppe Barbieri, professore di Storia dell’arte moderna all’Università Ca’ Foscari Venezia, e dagli artisti visivi di camerAnebbia. “L’obiettivo – spiega Barbieri – è far sì che lo spettatore si inserisca nell’universo visivo che costituisce il background del pittore russo, coinvolgendolo nella dimensione reale e metaforica del viaggio”.

La “stanza sonora” per rivivere un’esperienza emozionale tra musica e pittura

Il percorso multimediale termina in una “stanza sonora” interattiva, dove i visitatori possono, grazie all’ascolto di brevi frammenti musicali schönberghiani, rivivere e condividere, con i movimenti del loro corpo, un’esperienza emozionale e multimediale tra musica e pittura, simile a quella che aveva così tanto colpito l’attenzione dell’artista russo.