Colin Trevorrow, regista di Jurassic World, torna al cinema con un thriller dal cuore tenero: Il libro di Henry. Dal 23 novembre al cinema distribuito da Universal Pictures

il libro di henryIl libro di Henry, diretto da Colin Trevorrow, regista di Jurassic World e sceneggiato da Gregg Hurwitz, ci porta dietro le facciate delle perfette case dall’aria irreprensibile di una piccola cittadina americana di provincia. Apparenze, che come hanno dimostrato anche altri lavori cinematografici e televisivi (vedi anche la serie TV Deperate Housewives), nascondono spesso scomode e orribili verità. Protagonisti della vicenda sono Susan Carpenter (Naomi Watts), madre single, cameriera in un ristorante e i suoi due figli: Henry di 11 anni (Jaeden Lieberher) e Peter di 8 (Jacob Tremblay).

A gestire il menage familiare, anche dal punto di vista economico è Henry, che grazie alla sua intelligenza sopra alla media, ad una straordinaria maturità e uno spiccato senso di protezione verso i più deboli, riveste in un certo senso i panni dell’uomo di casa. Nonostante il carico di responsabilità, tra cui badare a suo fratello minore e a sua madre, che si affida a lui in tutto e per tutto, Henry riesce anche a trovare il tempo per coltivare la sua passione per le invenzioni, architettando macchine tipo quelle di Rube Goldberg: meccanismi progettati in maniera spettacolarmente complessa per eseguire operazioni semplici o di nessuna utilità pratica, in cui ogni azione è generata da quella immediatamente precedente, come una sorta di effetto domino.

Queste sue caratteristiche e passioni, lo porteranno ben presto a scoprire che nella casa accanto alla sua, dove vive l’adorabile compagna di classe Christina con l’irreprensibile patrigno, Glenn Sickleman, stimatissimo capo della Polizia, sta avvenendo qualcosa di orribile: la ragazzina è vittima di abusi proprio da parte di quest’ultimo. Lo spirito di protezione di Henry, lo porteranno prima a cercare aiuto dalle istituzioni e poi, davanti al non intervento di queste, ad escogitare, ispirandosi proprio alle macchine di Rube Goldberg, il piano perfetto per cercare di salvare la sua amica. Piano, che prevede l’uccisione del signor Sickleman con tanto di indicazioni per farla franca, le cui fasi e i particolari vengono tutte annotate con estrema dovizia di particolari in un libretto rosso.

Ma anche i meccanismi perfetti a volte si inceppano ed ecco ad ostacolare Henry nella realizzazione del suo piano di salvataggio, la scoperta di essere stato colpito da un tumore inoperabile al cervello, così che la responsabilità dell’attuazione passerà nelle mani di sua madre Susan, fino a quel momento all’oscuro di tutto. I tragici avvenimenti e la scoperta dell’orribile verità celata dietro la porta del suo vicino, getteranno Susan nello sconforto, costringendola, come un’improvvisa doccia gelata, a svegliarsi finalmente dal torpore in cui si era adagiata, trovando dentro di sé la forza per prendere finalmente in mano le redini della propria vita oltre che della sua famiglia.

Il risultato è un film, ben recitato grazie alla magistrale interpretazione di tutto il cast, ma che sembra rimasto in fase embrionale: poco sviluppato, con passaggi da un genere cinematografico all’altro (si va dal dramma al thriller), un po’ troppo bruschi, che anche se accompagnati dalle splendide musiche di  Michael Giacchino (Oscar nel 2010 per la colonna sonora di Up) ad evidenziare il cambio di registro, non danno comunque il tempo allo spettatore di metabolizzare l’evento appena passato. E se questo da una parte mantiene viva la tensione e l’attenzione di chi guarda, dall’altra rischia di lasciargli in bocca solo un retrogusto amaro, minando, a mio avviso, anche la comprensione di quello che è il profondo e importante messaggio che Il libro di Henry vuole trasmettere, ovvero che la cosa peggiore al mondo è girarsi dall’altra parte, non aiutando i più deboli.