Spesso noi della Redazione di Lifestyle made in Italy, ci ritroviamo nel magico salone del famoso hairstylist Roberto Carminati, primo perché ha sempre cose nuove di cui parlarci, non solo in fatto di capelli, secondo perché essendo lui il parrucchiere di fiducia di tante signore dello spettacolo, si fanno sempre incontri molto interessanti. E anche questa volta la nostra incursione si è rivelata davvero proficua. Infatti abbiamo avuto il piacere di fare una splendida chiacchierata, ovviamente sorseggiando un ottimo caffè, con Donatella Pandimiglio, la bravissima cantante, nonché vocalist, attrice, docente di teatro, vocal coach e tantissimo altro ancora. E si perché anche lei è tra le clienti storiche di Carminati, creatore tra l’altro del suo inconfondibile rosso.

Con Donatella abbiamo parlo di musica, arte, spettacolo e del suo sogno nel cassetto, che vi lasciamo scoprire direttamente dalle sue parole!

Visto la tua carriera così trasversale nell’ambito dello spettacolo, come vedi il momento che stanno attraversando in Italia la musica, il teatro e il cinema?

“Non vorrei sembrare retorica, ma è innegabile che la cultura in Italia non sta attraversando un momento facile, in primis per un problema di finanziamenti, troppo spesso non contemplati nella spesa pubblica a causa della crisi economica che da anni attanaglia il nostro Paese. Come se investire o sostenere la cultura sia considerato un po’ uno spreco di danaro e non un’occasione da cogliere per crescere e andare avanti. In questo scenario andando ad analizzare la situazione di musica, teatro e cinema, la prima forse è quella che in generale ha il bilancio più positivo, perché essendo divisa in settori, dal commerciale a quelli più di nicchia, riesce comunque a trovare un equilibrio. Il teatro, invece è quello che tra le tre arti soffre un po’ di più questo stato di cose, proprio per i costi di realizzazione molto alti con cui si trova a fare i conti. Mentre il cinema, secondo me sta soffrendo un po’ meno il momento difficile anche grazie alle tante produzioni televisive di qualità che si stanno producendo, che ormai sono cinema a tutti gli effetti, sia per come vengono scritte, che girate. In tutto questo probabilmente il momento più difficile lo stanno attraversando gli artisti, perché come aveva detto giustamente già negli anni ’90 Sandra Mondaini “adesso per gli artisti è più dura perché sono in tanti!” e in più, aggiungerei, spesso confusi sulla strada da percorrere a partire dalla formazione. Infatti insegnando mi rendo conto che ci sono fin troppe scuole di formazione, il che spesso disorienta, secondo me per fare un po’ di ordine ci vorrebbe un ente di controllo, che lavori per avere meno scuole ma con maggiore qualità nell’insegnamento.”

Da cantante, nonché docente di teatro e vocal coach, cosa consigli ai tanti giovani che vogliono intraprendere la carriera artistica?

“Io mi occupo fondamentalmente di canto e musica nell’ambito teatrale, non nell’ambito discografico perché sono dei percorsi completamente diversi, anche se oggi i Mass media, tendono un po’ a mischiare le carte, come mostra anche Amici la fortunatissima trasmissione di Maria De Filippi. Per esperienza personale, dico che il percorso di formazione da seguire dipende molto da ciò che si vuole diventare e nel caso degli attori secondo me la strada giusta è quella delle accademie americane e inglesi, dove la formazione di un attore prevede lo studio di tutte e tre le discipline: canto, recitazione e danza.

Poi è chiaro che ognuno può essere portato di più per una delle tre, ma in ogni caso penso che sia giusto che sia in grado di approcciarle tutte. Anche se alla fine questo approccio in Italia non è sempre apprezzato, perché come scrisse tanti anni fa di me un critico: “Trovare in Italia, in teatro un attrice che sappia recitare bene e abbia anche straordinarie capacità canore, comincia a preoccupare, perché è già difficile trovarla che sappia fare bene una cosa.” E invece no, secondo me bisogna far capire ai giovani che bisogna curare bene tutto per poter andare avanti  ed essere competitivi con la qualità che arriva dall’estero.”

Riagganciandoci ad “Amici”, cosa ne pensi dei Talent Show? Sono davvero l’unico modo che hanno i giovani per emergere nel mondo dello spettacolo?

“Lo sono e non solo in Italia. Basti pensare che la protagonista della versione inglese del musical The Bodyguard è la vincitrice di XFactor. L’ho scoperto perché avendo visto la versione italiana del musical a Milano, mi è piaciuta molto di più e non riuscivo a capire la scelta della protagonista nella versione originale. Così mi sono documentata e ho scoperto che appunto era la vincitrice del famosissimo Talent. Questo a dimostrazione del fatto che purtroppo questi talent show sono commercialmente un lancio, soprattutto grazie alla grande visibilità televisiva che hanno. Da questo ne deriva che anche il teatro di qualsiasi tipo, risente fortemente dall’esposizione dei personaggi televisivamente parlando. Ma secondo me, non si può sempre misurare l’esposizione visiva con la bravura dell’artista, perché non sempre le due cose coincidono. E quindi penso che almeno il teatro, dovremmo lasciarlo fare a chi lo sa fare bene.”

C’è qualcosa che non hai ancora fatto nella tua lunga carriera e che vorresti fare?

“Sicuramente il cinema, che anche per mia colpa, ho sempre curato meno a favore del teatro. Oltretutto negli anni in cui avrei potuto pensare di farlo, le produzioni cinematografiche italiane erano troppo commerciali e quindi piuttosto lontane dal mio gusto. Quindi oggi il mio desiderio più grande è quello di riuscire a fare un film diretta da Ferzan Ozpetek. Perché trovo che sia un uomo di grande cultura, sensibilità ed intelligenza, tanto da riuscire a leggere le vere corde dell’attore/attrice che ha davanti. Ad esempio Ozpetek è stato bravissimo nel capire le corde drammatiche di Paola Minaccioni, nota al grande pubblico maggiormente come grandissima attrice comica. Ma lui da grande regista qual è ha saputo vedere oltre riuscendo così ad impiegarla meravigliosamente anche in questo modo. Oltretutto Paola è stata anche mia allieva e io mi resi conto delle sue grandi capacità già quando la vidi lavorare con Duccio Camerini in “Cose drammatiche”, tanto che la definì la Magnani del 2000.”

Progetti futuri?

“Stiamo lavorando per la ripresa dello spettacolo su Marlene Dietrich, che ha debuttato quest’anno in un festival e che dovremmo portare sicuramente a Milano, forse anche a Roma. Probabilmente riprenderò il concerto che abbiamo presentato ad Aprile e che si chiama “Ed io tra di voi” con due grandi musicisti: un jazzista che è Riccardo Biseo e Roberto Gori che mi segue da anni. E poi ci sono nel cassetto altre cose che per scaramanzia preferisco non dire. (sorride)”

Come prendi il caffè?

“Decaffeinato.”