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Siamo alla Libreria Feltrinelli in via Appia nuova a Roma, per la presentazione del nuovo libro di Ferzan Ozpetec:Sei la mia vita“.

Laura Delli Colli è in ritardo e allora è Paola Minaccioni a sedersi con Ferzan Ozpetec sul palco, con microfono e libro in mano, a gestire la scena scherzando sul suo ruolo nel prossimo film del regista.
Ferzan non si scioglie subito, forse spaesato dall’assenza della amica Laura e terrorizzato da quello che Paola può combinare!
Ma l’attrice romana decide di iniziare e comincia a porre domande.
Perché hai deciso di raccontare questa storia?

“Volevo raccontare, dopo “Rosso Istambul, la mia vita dal 1975 ad oggi, quasi 39 anni. E poi avevo una grande nostalgia di Roma degli anni fine settanta e ottanta e vedendo molti giovani qui capisco che tanti di loro non sanno come fosse vivere in Italia tra il 77 e 78: era meraviglioso!”
Poi l’attrice ci legge un brano del libro, un viaggio verso il centro dell’amore dove anche la libertà deve avere un ruolo, con tutto ciò che questo contrasto può porre in essere: “perché è l’amore che ci salva“.
Nel libro ci sono tante situazioni che richiamano scene dei tuoi film…
“Molte situazioni nascono proprio dalla mia vita, o dai racconti che ascolto, come per esempio il tassista che mi raccontò dei suoi genitori o la scena dell’ospedale in Bagno turco, che si svolse quando accettai di accompagnare il mio vicino di casa in ospedale, nel bel mezzo di una cena di saluto ad Istanbul.
Alcuni personaggi rimpiango di non averli inseriti nel libro, come “la stupida”, un ragazzo di cui potrei raccontare mille aneddoti divertenti, mentre il personaggio di Vera, il transessuale che viveva nel palazzo lì all’ostiense, uno dei primi transessuali romani, di cui ho vissuto tutta la trasformazione, è ben presente nel libro. Persino il suo funerale, che descrivo dettagliatamente, ha rappresentato un momento particolare, quando il prete fece qualcosa di molto bello per lei, salutandola come “la nostra sorella Vera”, senza usare il suo nome da uomo che campeggiava tra i fiori e le corone”.

Parlando del tuo amore per la quotidianità, stranamente qui c’è meno la quotidianità domestica e più la descrizione del quartiere, la città, i ristoranti. E qui descrivi anche il tuo arrivo a Roma.

“Si. Roma negli anni settanta e ottanta era più aperta, ma credo il mondo intero lo fosse, ed ho nostalgia di quella Roma, ma anche fisicamente: ricordo la prima volta che entrai in via Ostiense, piena di alberi, di verde.”

“Spesso hai paragonato quel quartiere ad Istanbul

“Credo siano due città molto legate. In qualche modo mi sono sempre sentito a casa. Ospite in realtà mi sento sempre, anche in Turchia e in Italia ma come atteggiamento: nel guardare le cose credo che sia molto importante sentirsi ospiti, nel senso che hai le attenzioni di un ospite verso le cose intorno a te.”

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Laura Delli Colli finalmente arriva e sintetizza così il libro: “C’è sincerità, l’amicizia, quel tocco di mélo’ che fa parte del tuo cinema e anche della tua vita. Un libro molto sincero quindi: ma quali imbarazzi hai avuto nel metterti un po’ a nudo?“.

“Beh diciamo che leggere e rileggere alcune cose mi fa impressione. Però, in realtà, una volta che vuoti il sacco fai finta che non ci sia nessuno intorno.”

Parlando di sincerità però ti chiedo, c’è anche il tradimento in questo libro, e il dolore

“Beh si! A questo proposito mi vengono in mente i tradimenti di quelle persone di cui ti fidi tantissimo. A me fanno sorridere e mi è successo di essere tradito da queste persone, ma mi veniva da ridere, non so perchè.

Il dolore è fondamentale per andare avanti, per una persona che si deve esprimere all’interno di un lavoro creativo, devi aver vissuto anche il dolore.”

Quanto contano le assenze delle persone che non ci sono più?

“Le assenze contano. Io vivo molto la presenza dell’assenza. Ora detta così sembra filosofia, però in fondo lo è. Raccontavo alla Parodi a La vita in diretta qualche giorno fa, che mi capita di imbattermi nei numeri di telefono delle persone che non ci sono più e le ho chiesto: ma perchè tu cancelli il numero di una persona una volta che se ne va? Lei ha risposto di si! Io non lo faccio mai!! E talvolta mi viene anche voglia di chiamare ma magari risponderebbe qualcun altro, perchè il numero viene passato”.

Tu hai l’aria di avere un atteggiamento molto gratificato dall’amore. Il libro però finisce con una frase: non c’è amore senza follia!”

“Ma è così! Amare una persona è comunque una forma di follia! Non è una cosa normale. Quando tu desideri una persona o faresti qualsiasi cosa per quella persona non sei in uno stato normale. Se può durare? A me dura da 14 anni e sono molto felice. Speriamo duri altri 140 anni!!!” “Fino a 180″ aggiunge Paola Minaccioni con una battuta” dopo sei meno autosufficiente, è un po’ più dura!”

Una giornata particolare conclusa con la possibilità di scambiare due parole con il regista e di porgli una domanda semplice, mentre ci autografa la copia del suo ultimo lavoro:

“Come lo prendi il caffè?”

Lui mi guarda, sorride quasi sorpreso, ma si rilassa subito e riflette ad alta voce rispondendo:

“Non ne posso prendere molti…”

“Ma italiano o turco?” Lo incalzo io.

Lui sorride di nuovo:

“Italiano, ma non dal bar, quello della moka, quello di casa!”.

I racconti di Paola Minaccioni, come guardava Ferzan, le sue battute e l’emozione che prova in sua presenza o ricordando la vita passata insieme sono forse la sintesi, un piccolo frammento vivo del mondo visto nei film e letto nei libri di questo personaggio. Vi lascio al video del loro primo incontro, raccontato con emozione da Paola.