RonHo avuto il piacere di intervistare RON (Rosalino Cellamare) alla conferenza stampa di presentazione del nuovo album di RONLucio, dedicato all’amico Lucio Dalla, per celebrare la ricorrenza del 75esimo compleanno del cantautore  bolognese scomparso

Un album ricco di omaggi e ricordi insomma nel quale non manca un saluto allo scomparso  Michele Mondella, caro a Lucio quanto a Ron, che lo ebbe come produttore  all’inizio della sua carriera, figura importantissima per il cantautorato , noto per la sua umiltà, capacità, sapienza, amato da artisti e media.

Ascoltare la storia di artisti di tale portata ci fa rendere conto di quanto il nostro patrimonio musicale abbia valore, le loro racconti, i loro percorsi, ma soprattutto la loro onestà e dedizione al lavoro sono spunto di riflessione e portano rammarico al pensiero che le nuove generazioni musicali poco ne hanno  attinto e forse poco ci lasceranno.

E a proposito di pensieri e parole, ne ho approfittato per fare qualche domanda a Ron per approfondire i motivi che lo hanno portato, a dedicare solo ora un album al suo vecchio e caro amico Lucio ed ecco le sue risposte  nell’intervista che ho realizzato per la nostra rubrica “Un caffè con”.

Perché proprio adesso hai deciso di parlare di Lucio Dalla dopo tanti anni di riservatezza?

“Lucio è stato il mio mentore da quando avevo 16 anni, da quando mi presentai accompagnato da mio padre ai provini per sanremo . Fu il primo che conobbi e con il quale mi trovai subito  in sintonia e non mancarono le prime risate in amicizia. Lucio credette subito in me, lui amava puntare tutto sulle persone nelle quali intravedeva un talento , amava prendere ragazzi dalla strada e farli volare, lui guardava avanti era limpido, onesto e amava la sua musica più di tutto. Un’amicizia durata una vita ricca di scambi, emozioni e bellissimi ricordi, dopo la sua morte non volevo assolutamente sporcare il suo ricordo ma soltanto starmene tranquillo e in solitudine con il mio dolore. Oggi, ho ritenuto maturo e opportuno omaggiarlo arrangiando e cantando molte delle sue  canzoni rispettandone la pulizia del suono, la semplicità e l’immenso che la sua musica sapeva donarci.

L’unica canzone che non ho toccato è stata “com’è profondo il mare“, l’ultima dell’album, era sua, era perfetta così… “

E ci ha lasciati in silenzio per pochi secondi quasi la stesse ascoltando con il ricordo. Invece racconta che si è divertito molto nel riarrangiare “canzone” inserendo strumenti come mandolini e tamburi , quasi a ricreare un’atmosfera partenopea, amatissima da Lucio, “il quale – aggiunge Ron con ironia- era un po’ disordinato, lasciava scritti sparsi ovunque, chissà potrebbe esserci altro materiale in giro per casa e sarebbe una fortuna dl punto di vista musicale per tutti noi ritrovarlo.”

Un parere sul nuovo format introdotto da Claudio Baglioni quest’anno al festival di Sanremo:

“Finalmente quest’anno ho partecipato al festival sereno e senza patemi (ride ndr). Baglioni ha fatto la cosa giusta per la musica, ha capito che era giunto il momento di apportare cambiamenti ed il primo è stato appunto non eliminare nessuno fino alla fine, è stato un segnale forte che solo un cantante forse poteva fare e speriamo ce ne siano ancora altri. Inoltre sono felicissimo della canzone che ho portato e sono certo di avergli reso giustizia.”

Dirigendoci verso un golosissimo vassoio di pasticcini, mi congedo da Ron chiedendogli come ami prendere  il caffè? La sua risposta mi rallegra, poichè abbiamo gli stessi gusti…

“Ne prendo tre al giorno, tutti lunghi”.