Un italiano su 2 pensa che dall’asma si possa guarire. Un’indagine demoscopica effettuata su un campione di 1000 persone rivela luci e ombre su una delle patologie a più alto impatto sociale

Asma: gli italiani dimostrano di saperne troppo poco. Questo è quanto emerge da un’indagine Doxa che descrive un Paese dove, un disturbo di cui soffre il 6% della popolazione, quindi non una malattia rara, ma una patologia con una cospicua rilevanza di casi, viene considerato dal 49% degli italiani una malattia da cui si può guarire definitivamente. Niente di più falso, purtroppo. L’asma bronchiale è una malattia cronica che, stando ai dati recenti, riguarda circa 3 milioni di italiani in forma più o meno grave.

L’asma è una malattia cronica: ecco come si manifesta

Il disturbo è caratterizzato da un’infiammazione cronica delle vie aeree che causa difficoltà o mancanza di respiro, tosse, respiro fischiante o sibilante e senso di oppressione al torace.

I suoi sintomi possono variare come grado di intensità e alcuni possono essere più intensi in determinate tipologie di pazienti.

I dati sono chiari: gli italiani sanno troppo poco dell’asma e si espongono a forti rischi

Ma torniamo un momento sui dati. Nonostante i numeri già citati che parlano di una malattia di una certa importanza e pericolosità – basti pensare che ancora ogni anno i decessi causati dall’asma si attestano intorno ai 180 mila – 4 persone su 10 hanno la certezza che i rimedi naturali siano da considerarsi appropriati nella terapia e che possano risolvere il problema. E c’è di più. Oltre a quel 49% di italiani secondo cui dall’asma si può guarire definitivamente, c’è una percentuale del 46% che la considera un disturbo stagionale e un 38% di persone che valuta l’asma un disturbo difficile da diagnosticare.

La stragrande maggioranza è d’accordo sul fatto che si tratti di un disturbo grave (76% del campione intervistato) e per il quale durante gli attacchi acuti si può rischiare la vita (84%), eppure solo il 43% sostiene che i farmaci vadano presi sistematicamente tutti i giorni, la restante parte ritiene sufficiente curarsi all’occorrenza.

L’esperto Paggiaro: serve continua sorveglianza sull’adesione alla terapia

“Ecco perché è fondamentale che ci sia una continua sorveglianza da parte dei medici curanti sulla corretta adesione del paziente alla terapia – spiega Luigi Paggiaro, professore ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università di Pisa –. Purtroppo il paziente percepisce l’asma solo quando ci sono i sintomi. È difficile far passare il concetto di una gestione continua della terapia, un percorso che deve continuare anche nelle fasi di remissione che pur ci sono”.

Perché la buona notizia è che se ben gestita e ben curata l’asma può aver un buon decorso, ma non bisogna mai dimenticarsi che si tratta di un disturbo cronico e che, in quanto tale, va curato per tutta la durata della vita. Essendo caratterizzata da infiammazione e broncocostrizione, i farmaci raccomandati per l’asma, sono principalmente antinfiammatori cortisonici e broncodilatatori.

Assenza di cure? Crisi acute per uno su 5. C’è poi il problema della non continuità

La mancanza di cure nell’ultimo anno ha significato, per un paziente su 5, una crisi acuta, per cui il 37% ha dovuto ricorrere alla medicina d’urgenza. Dunque: il 71% degli asmatici si cura con una terapia inalatoria, ma è solo il 28% a farlo tutti i giorni, il 43% solo all’occorrenza. Per molti pazienti asmatici (4 su 10), il motivo della mancata continuità della terapia, dipende dal fatto che essa è troppo impegnativa da seguire e, 2 su 3, non sono pienamente soddisfatti di quanto gli sia stato prescritto.

Un dato positivo, che ci permette di sfatare un mito, è il superamento dell’imbarazzo nell’uso dell’erogatore in pubblico che anzi parrebbe svolgere una funzione simile alla “coperta di Linus”: il 68% se lo porta, a titolo rassicurante, tranquillamente in tasca.

I pazienti: quali le aspettative future sulla patologia

  1. Bisogno di semplificazione nella gestione della patologia e quindi dei farmaci. Una buona soluzione, promossa dal 78% dei pazienti, sarebbe la possibilità di avere terapie once daily, che possono cioè essere assunte una sola volta al giorno, permettendosi di dimenticarsi l’erogatore a casa. Il 15% non considera invece positivamente la soluzione giornaliera. Un dato curioso per come può essere interpretato: queste persone credono di poter gestire e modulare in modo autonomo la terapia, scegliendo cioè se assumere il farmaco una o due volte al giorno in base a come si sentono.
  2. Maggiore informazione grazie a più campagne di informazione.
  3. Migliorare la salubrità dell’aria.

I medici: diagnosi precoce e presa in carico della richiesta di semplificazione dei pazienti

“Aumentare l’aderenza terapeutica e lavorare sulla diagnosi precoce sono i nostri obiettivi principali – ha evidenziato Gabriella Levato, medico di medicina generale della Fimmg Lombardia – Mi ha colpito che i pazienti chiedano di facilitare la gestione della malattia: per la mia esperienza si viene in ambulatorio al momento del bisogno senza percepire il proprio percorso di malattia. Se sta aumentando questa consapevolezza significa che il lavoro di sensibilizzazione che abbiamo svolto negli ultimi anni sta iniziando a restituire i primi risultati”.

Per quanto riguarda le terapie, invece, i pazienti vorrebbero sostituire il trattamento inalatorio con uno orale, aumentare il tempo di copertura del farmaco, rendere l’erogatore di più semplice utilizzo e trovare nuovi farmaci più efficaci.