Adriano Barone intervistaCari lettori oggi la mia giornata è iniziata decisamente adrenalinica e non è un caso che l’ospite del nostro consueto “Un caffè con” sia lo scrittore e sceneggiatore milanese Adriano Barone. Perché associo l’adrenalina a lui? Lo capirete tra poco.

Abbiamo appena visto insieme l’anteprima del film Ride, in uscita al cinema il 6 settembre, che ho trovato letteralmente entusiasmante sia per il tema trattato che per l’unicità della tecnologia utilizzata sia perché sono una fanatica dei thriller psicologici.

Adriano Barone è l’autore di Ride – “Il Gioco del custode”, romanzo spin off del film, edito da Mondadori che sarà in libreria dal 4 settembre.

Ho rapito Adriano per una lunghissima chiacchierata su questo suo ultimo capolavoro che ho letto tutto d’un fiato senza pausa coinvolta a tal punto da non rispondere nemmeno al telefono… e non aggiungo altro. Ma a pensarci bene forse è stato lui a rapire me, la sua intervista è stata assolutamente appassionante. Parlare con lui è stato come ascoltare verità senza sovrastrutture e ora lasciate che vi racconti come è andata.

Adriano, ci racconti com’è nato questo progetto che concerne film, libro e fumetto?

“Conosco Fabio Guaglione da un po’ e chiacchierando con lui dopo la realizzazione del film Ride, che lo ha visto coinvolto nella scrittura e nella produzione, mi parlò della sua voglia di fare un prodotto che si espandesse anche in altri ambiti e sapendo che ho esperienze sia da sceneggiatore che da fumettista, mi ha interpellato appunto per scrivere il romanzo e il fumetto.

Abbiamo lavorato molto per concepire un romanzo che non fosse un adattamento del film e che avesse una sua storia autonoma pur rimanendo legato ad alcuni elementi dello stesso. Abbiamo deciso di concentrarci su un personaggio marginale che compare soltanto in una scena del film (il custode) e sviluppare una storia tutta sua, che risulterà indipendente per chi leggerà soltanto libro, fortemente intrecciata per chi vedrà anche il film.”

Come definiresti il tuo romanzo?

“Paranoico. Il mio romanzo è paranoico ad altissimi livelli, ogni azione anche quelle che appaiono più insensate, agli occhi del protagonista si amplificano, in quanto lui non avrà mai il controllo completo sulle situazioni e sarà portato a dubitare di ogni cosa.”

Interrompo Adriano affermando che in effetti pagina dopo pagina sono stata trascinata nel baratro del dubbio mentre la mia ansia e la mia curiosità aumentavano sempre più…

“Questo è un tema che ho trovato molto interessante da sviluppare, aggiunge – Adriano Barone – le insidie quotidiane possono celarsi ovunque e in chiunque.”

E anticipando la mia prossima domanda, ammette che il dubbio è una caratteristica che ritrova anche nel suo carattere ed è inevitabile che uno scrittore desista dall’attingere da se stesso.

Dopo questa affermazione non potevo che insidiare in lui il dubbio che io non sia realmente una giornalista ma… chissà…

Tornando seri e concentrati sulla nostra intervista, nonostante la simpatia di Adriano mi abbia permesso simpatiche divagazioni, gli ho chiesto cosa pensasse dei metodi di selezione del personale adottati oggi dalle aziende. La domanda potrebbe sembrare strana ma in realtà il protagonista del suo libro, affronta proprio questo scoglio: un colloquio di lavoro oltre ad un test alquanto paradossale.

Elementi come il gioco o le abilità psicofisiche possono essere considerati nuovi strumenti di valutazione?

“Non escludo che un’attività di gaming possa essere utilizzata come selezione del personale anzi credo che già qualcuno lo abbia fatto ma non a livelli folli come nel libro, non vorrei assolutamente si pensasse che appoggio stravolgimenti del genere su temi così delicati, ma nel romanzo alzare il livello di paranoia estremizzando alcuni processi era necessario.”

Perché la scelta del gioco come elemento predominante del tuo romanzo e la sua stretta connessione con l’istinto, la competizione e l’attenzione?

“Mi sono servito del gioco prima di tutto perché avevo bisogno di un corrispettivo “statico” da contrapporre al dinamismo che vediamo nel film nel quale appunto il gioco è una corsa, o meglio, una gara fra riders, mentre nel libro si trasforma in una competizione di altro tipo. Ovviamente come in ogni gioco non può mancare un’entità malvagia che controlla i giocatori e a tal proposito citerei lo scrittore statunitense Philip Dick poiché mi è stato di ispirazione per le dinamiche di gioco e per la possibilità di cambiare le regole.

Lui era solito giocare con le sue figlie ad una specie di Monopoli chiamato il gioco del ratto e a cambiare le regole all’improvviso costringendole ad adattarsi continuamente… Un’idea assolutamente folle ma aderentissima al mio libro. QUANDO CREDI D’AVER CAPITO COME FUNZIONA TUTTO… TUTTO È GIÀ CAMBIATO…

Qual è il confine tra gioco e realtà?

“Il mio libro vuole essere un romanzo in cui ognuno possa ritrovarsi e riflettere dicendo: si anche io mi sono sentito così, anche a me capita tutti i giorni. Ho usato il gioco come grande metafora di vita, perché uno dei più gravi problemi della nostra società è che adottiamo sempre più spesso modalità di pensiero tipiche dello sport nella vita di tutti i giorni. Siamo costretti a pensare a noi stessi come vincenti o perdenti, dobbiamo correre e correre sempre di più, dobbiamo arrivare primi. Ma mentre nello sport una sconfitta non è rimediabile, nella vita si. Ci si rialza, si cambia direzione, si aprono nuove possibilità, si sceglie.”

Quando sei solito scrivere ?

“Io non ho mai creduto al concetto di ispirazione, uno scrittore ha più idee di quelle che potrà mai scrivere. Non decide di mettersi a scrivere, il daydreaming è la caratteristica di ogni scrittore.

Io invento storie ogni minuto, guardo una persona e immagino, anche ora davanti al nostro caffè la mia visione del mondo è talmente ampia che vedo possibilità narrative spuntare di continuo.”

Nel romanzo c’è un elemento importante, un cane, come mai lo hai inserito in quel contesto?

“La sequenza del cane nel mio romanzo è stata in parte una citazione dalla scena del cane tratta dal romanzo” Io sono leggenda” del 1950 di Richard Matheson dal quale sono stati tratti ben tre film, l’ultimo nel 2007 con Will Smith.”

La nostra intervista è giunta quasi al termine e il caffè è ormai arrivato, ma non resisto e devo fare l’ultima domanda ad Adriano e quando leggerete il libro capirete perché gli ho chiesto proprio questo… e forse sorriderete …

Adriano, se trovi una porta chiusa cosa fai?

“Scappo!!!”

Cari lettori, mi piacerebbe continuare a chiacchierare con Adriano Barone all’infinito del suo romanzo Ride “Il gioco del custode”, ma è il momento di parlare anche del fumetto Ride, che uscirà in edicola insieme al film il 6 settembre e di scoprire i gusti del nostro ospite in merito al caffè perché lo so che siete curiosissimi… ma visto il mix di media utilizzati per creare l’universo Ride, ho deciso di raccontarvi quest’ultima parte dell’intervista con un video! Perché Adriano Barone è un pozzo infinito di risposte e le mie curiosità sono ancora tantissime. Quindi se siete curiosi di sapere come si realizza un fumetto da un film e di come è nato Ride il fumetto, schiacciate PLAY, guardatevi l’ultima parte dell’intervista con Adriano Barone e poi correte in edicola a comprarlo. E mi raccomando ENJOY THE RIDE!