Un caffè con Susanna Trippa autrice di una storia che consolaUna storia che consola, scritto da Susanna Trippa nei mesi del lockdown 2020, è un romanzo epistolare. È stato pubblicato dalla casa editrice LFA Publisher, 194 le pagine. La prima tiratura del romanzo Una storia che consola è terminata in un solo giorno! Disponibile nelle migliori librerie e negli store online.

Come è nata l’idea di questo libro?

Questo racconto nasce dentro di me pian piano. Non era la prima volta che vedevo e aprivo quel pacchetto, legato dal nastrino consumato. Quel pacchetto di lettere, biglietti e cartoline con disegni e foto dell’epoca, era la traccia del lungo fidanzamento dei miei genitori, avvenuto dal 1934 al 1940, a Bologna – mia città d’origine – in piena epoca fascista. Mi ero sempre ripromessa di guardarlo con tutta l’attenzione che meritava, e poi l’occasione è arrivata durante la primavera del 2020 quando qui in Lombardia, dove abito, imperversava il covid e nelle nostre vite si era creata una strana parentesi temporale.

Mi sono immersa così in quello scambio epistolare dei miei genitori, nelle loro foto di quel periodo e, di conseguenza, anche nell’epoca storica che era lo sfondo di quegli avvenimenti, fino ad arrivare allo scoppio della seconda guerra mondiale, al loro viverla in città e “da sfollati” quando ormai, con l’arrivo di mio fratello, erano diventati una famiglia.

Devo essere sincera: ho avuto anche il dubbio se facessi bene a scandagliare così le vite dei miei genitori – che non sono più di questa terra – ma poi li ho sentiti benevoli verso questo mio raccontare, e ho proseguito. Ho trovato così una storia che mi ha consolato per vari motivi. Il titolo Una storia che consola è nato da quella sensazione che si è formata per gradi.

Quanto è stato difficile portarlo a termine?

Man mano che procedevo, avvertivo la responsabilità di fare un serio lavoro di ricerca per illustrare gli avvenimenti pubblici e il sapore dell’epoca che faceva da sfondo al dialogo epistolare dei miei genitori. E soprattutto la responsabilità di trascrivere le loro parole individuandone correttamente i pensieri e i sentimenti. Intanto mi rendevo conto che tutto questo serviva a conoscerli di più, e a fare anche un confronto tra il passato e il presente, accorgendomi che le problematiche di oggi e di ieri potevano avere punti in comune.

Dubbi e domande sorgevano non solo per il passato ma anche per il presente.

Alla fine, ho voluto onorare quella “schiera di uomini e donne che fanno avanzare il mondo in barba ai soprusi dei potenti… in quel loro percorso c’è tutta la commovente buona volontà di noi umani, che nel nostro cammino tentiamo e ritentiamo.”

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Amo molto, sopra a tutti, Tolstoj. Anche se leggere è sempre stato molto importante per me fin da quando, bambina, m’immergevo in un libro e… le ore volavano. Così ho amato tanti altri autori: Virginia Woolf, Jack Kerouac… fino a una sconosciuta ma irresistibile Banine con il suo “I miei giorni nel Caucaso”.

Dove vivi e dove hai vissuto in passato (o dove vorresti vivere)?

Nel passato ho vissuto a Bologna, poi mi sono trasferita a Bergamo quando avevo ventisei anni. Da molto tempo – venticinque anni – abito in Valcavallina, sempre in provincia di Bergamo, in una casetta in collina che ha dato il nome e l’immagine di copertina al mio primo libro pubblicato I racconti di CasaLuet. E qui sono contenta di vivere. Quando venni ad abitare qua, mi parve di essere arrivata a casa.

Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel cassetto – pressoché pronto – attende la continuazione autobiografica del mio Come cambia lo sguardo – Gli inganni del Sessantotto, dal titolo Gli animali guidano i nostri cuori. Ne esce il ritratto di una donna che appare e scompare tra le righe del testo per dar spazio al suo rapporto intenso con animali come gatti, cavalli, cani e perfino asini, descritti con attenzione. Sono gli animali i veri protagonisti e ci mostrano la loro esistenza istintiva e piena di entusiasmo, gioia, allegria e il loro placido vivere in un eterno presente. Si traggono tanti insegnamenti nell’osservarli; e così racconto anche del mutuo scambio di vita tra uomini e animali, dove nel Tutto ogni elemento è connesso con l’altro, e dove c’è un posto per ognuno di noi in un’unità spirituale e materiale che diventa magica.

Poi ho un inizio/idea/progetto di un romanzo a più personaggi/matrioske, in cui c’entra anche la reincarnazione e che gira nella mia mente da parecchio.

E per finire, come prendi il caffè solitamente?

Prendo un unico caffè al mattino, appena sveglia, e mi pare di non poterne fare a meno. – anche se poi si può sempre fare a meno di qualcosa – e poi basta, non perché non mi piaccia il caffè… anzi! solo che non dormo con grande facilità, e così, a berne troppi, temo di peggiorare la situazione. Domattina, nel bere il mio unico caffè della giornata, penserò a voi e ai vostri lettori.