luca seta un caffè conIl nostro ospite di “un caffè con” di oggi è Luca Seta, al secolo Luca Barbareschi, piemontese classe ’77. Attore ma soprattutto musicista di grandissimo talento. Dopo varie apparizioni in tv e nel cinema, nel 2008 arriva la svolta musicale: Luca comincia a scrivere canzoni con un suo amico di infanzia, il musicista Alessandro Caldi. Anche se la vera svolta arriverà solo qualche anno più tardi dall’incontro con il compositore e produttore artistico Gabriele Buonasorte, titolare della GJ SOUND Music Agency, da cui nasce il suo album d’esordio “In viaggio con Kerouac” (2013). Al fianco di Luca Seta, Gabriele Buonasorte, sassofonista e compositore jazz, nel ruolo di arrangiatore e musicista, e quattro talentuosi musicisti, sempre di estrazione jazzistica: Saverio Federici (batteria), Mauro Gavini (basso), David Giacomini (chitarra) e Simone Maggio (pianoforte). La tournée che segue l’uscita dell’album parte a fine novembre 2013.

A maggio 2017 esce il nuovo singolo “Cuccioli di Gnu”, che ha portato al “Cuccioli di Gnu Tour, grazie al quale Luca e la sua band hanno avuto la possibilità di esibirsi anche a Bangkok, in occasione de “Italian Festival In Thailand 2017”. Alla fine del 2017, inoltre, Luca Seta torna al cinema nel cast di “Nove lune e mezza”, film di Michela Andreozzi. Ed oggi eccolo con noi e il nostro blogger musicale Roberto Teofani ad approfondire caratteristiche e contenuti del suo nuovo lavoro discografico: Ricomincio da qui, uscito lo scorzo 16 marzo.

La tua attività musicale è oramai una realtà a fianco di quella di attore e anche questo album lo conferma: i suoni quasi jazz, musicisti di alto livello, la sicurezza della tua voce! Ti sei convinto: sei un cantautore a tutti gli effetti?

“Innanzitutto grazie… sono contento che il lavoro fatto in questi 5 anni dal mio primo album si veda… i ragazzi (i musicisti) sono strepitosi ed è un privilegio lavorare con loro… passando alla domanda “sei un cantautore?”… In realtà non lo so… non sono molto bravo ad auto definirmi e forse non spetta neanche a me… diciamo che continuo a raccontare le mie storie a modo mio… e mi piace pure parecchio!”

Il retaggio del tuo mestiere di attore lo porti dentro in varie canzoni e soprattutto nella prima traccia: un monologo denso e deciso! Perché hai scelto di cominciare così il tuo album?

“La scelta, come spesso accade nel mio lavoro (e spesso anche nella mia vita) non è razionale ma istintiva… sentivo di dover mettere questo monologo e di metterlo come intro dell’album e così ho fatto… funziono ad urgenze e più cresco e più ho deciso di ascoltarle…”

La musica come il teatro nasconde la voglia di giocare con le parole e di trasmettere anche l’allegria e la fantasia che ci portiamo dietro dall’infanzia. Un’atmosfera che si ritrova a cozzare con la realtà di diventare grandi, come esprimi in “Cuccioli di Gnu”. Quanto pesa “diventare grandi” secondo Luca Seta?

“Scusa se mi permetto di correggerti… sto sempre molto attento a non “giocare” con le parole… le parole sono preziose, vanno trattate bene e io ce la metto tutta per provare a farlo!

Per quanto riguarda il Diventare grandi non lo vivo come un peso ma come un privilegio e una responsabilità, e penso che la responsabilità più grande del crescere sia mantenere intatte la fantasia e l’allegria a cui facevi riferimento nella domanda. Da bambini la felicità e l’allegria sono più facili da mantenere perché spontanee e inconsapevoli. Se riusciamo a mantenerle anche con qualche capello bianco in più e della consapevolezza allora aumentano ancora di significato…”

Dopo una serie di canzoni divertenti e piene di vitalità arriva “Nevica”, classico pezzo da ascoltare con attenzione e atmosfera. Un piano malinconico e i suoni disturbanti delle chitarre e della batteria. E la tua voce che urla roca… Quanto è importante secondo te che la musica sottolinei le emozioni del testo? Questa canzone ha per te un significato particolare?

“Non sempre la musica deve sottolineare le emozioni del testo… ad esempio ne “La vita è troppo bella” e nella stessa “Cuccioli di gnu” la musica è molto allegra ma il testo se lo si ascolta bene tutt’altro… altre volte invece, e “Nevica” ne è il perfetto esempio, musica e testo si fondono insieme e diventano, o meglio “Sono”, la stessa emozione… “Nevica” è una Canzone che amo molto… anche le altre non confondiamo, si sa “ogni scarrafone è bello a mamma soi”, ma “Nevica” sono io… sono profondamente intimamente e sinceramente io…”

Queste storie sembrano uscite da romanzi del novecento. Ascoltando “Hiroshima” mi viene da chiederti: ti piacerebbe realizzare un audio libro e se sì c’è un romanzo che vorresti narrare?

“Cavolo mi hai beccato! Non è esattamente un audiolibro ma “Hiroshima” ha anche un racconto visuale (di cui non svelo niente perché non è ancora ultimato ma a breve vi aggiornerò!) e per quanto riguarda il romanzo… in realtà lo sto già scrivendo… ma questo… alla prossima puntata!”

Con “Winnie de pu” arriva un delicato messaggio da una bella canzone; i bambini possono insegnarci ad essere felici?

“Io penso che in qualche modo possiamo insegnarcelo reciprocamente… a volte un bambino lo insegna ad un adulto… a volte un adulto a un bambino… a volte un anziano a tutte e due le categorie e viceversa… la felicità è una responsabilità che va coltivata quotidianamente… non importa chi ce la insegna…”

E chiudiamo questa bella chiacchierata con la nostra domanda di rito: come prendi il caffè?

“Qua mi sa che ti deludo perché… lo bevo decaffeinato… e con un sacco di zucchero!”