Esce domani, 29 marzo, Tonya, il film su Tonya Harding, eccezionale pattinatrice e figura anticonformista e controversa al centro di uno dei più grandi scandali sportivi dell’America Anni 90. Tratto da una storia vera, la pellicola distribuita da Lucky Red, vi colpirà in pieno stomaco ma a tratti vi farà anche molto ridere (amaramente)

tonya recensioneTonya è il ritratto di una campionessa anticonformista cresciuta nel disagio sociale e vittima del pregiudizio americano verso un mondo da nascondere sotto al tappeto del “salone buono.” Il film del regista Graig Gillespie, interpretato e prodotto dalla protagonista Margot Robbie, mostra l’America rurale e quella che veniva definita la white-trash, la spazzatura bianca, ovvero la classe sociale più disagiata in cui cresce Tonya, e dove sin da piccolissima si innamora del pattinaggio.

Un padre assente, una madre anaffettiva e violenta che la picchiava ogni giorno (interpretata alla perfezione – tanto da consegnarle l’Oscar come migliore attrice non protagonista – da Allison Janney), la costringeva ad allenamenti massacranti e per la quale Tonya non era mai brava abbastanza. E, come spesso accade per i figli vittime di genitori violenti, Tonya, a sua volta, si innamorerà e sposerà un uomo che la picchia continuamente: Jeff Gillooly (Sebastian Stan).

E nonostante un “sottofondo” – per essere teneri – continuo di violenza, il talento di Tonya non ne viene intaccato e non si discute: nel 1994, prima delle Olimpiadi invernali di Lillehammer (Norvegia), riesce a compiere l’impresa straordinaria di eseguire il triplo axel (un salto di tre giri e mezzo), un esercizio di una difficoltà tale che a oggi, nel 2018, solo 6 atlete al mondo, compresa Tonya, sono riuscite a eseguire. Nel film, infatti, nessuna pattinatrice professionista lo ha riprodotto perché all’epoca erano tutte in allenamento per le Olimpiadi e non potevano rischiare un infortunio. Il regista ha dovuto perciò affidarsi agli effetti speciali.

Dal film emerge quella che Tonya è stata realmente nella vita reale, anche se a tratti è stata messa un po’ in penombra per dare più risalto allo sfondo sociale e allo scandalo che la ha colpita così duramente.

Un’atleta dalla grinta eccezionale, un portento della natura incapace d’inchinarsi alle regole della specialità olimpica, che con gli occhi iniettati di sangue va a protestare davanti ai giudici di gara che non le danno voti alti perché non si conforma alla stile e al garbo delle altre pattinatrici. Un carattere complesso quello di Tonya, scavato nel profondo in questo bellissimo film, a tratti fragile e tenero, commovente quando le difficoltà sembrano abbatterla.

E poi lo scandalo, il fatto di cronaca da cui il film comincia: siamo nel 1994 e la rivale numero uno di Tonya, Nancy Kerrigan, venne aggredita e ferita pesantemente al ginocchio prima delle Olimpiadi da un esecutore mandato dal marito di Tonya. In seguito a questo episodio, di cui non si è mai accertato fino in fondo il ruolo giocato dalla Harding, Tonya fu comunque condannata a tre anni con la condizionale, a pagare una multa di 100 mila dollari ma soprattutto alla punizione per lei più grave, che ha segnato la fine della sua carriera: l’interdizione perpetua da ogni competizione sportiva. Per sbarcare il lunario Tonya divenne una wrestler.

Il film lascia volutamente sospeso il giudizio se Tonya sia o meno (o per quanta parte) colpevole dell’aggressione alla Kerrigan. A distanza di 25 anni dall’accaduto non si è acquisita alcuna certezza, ma da questo film emergono molti spunti di riflessione. Uno su tutti è che l’America ama creare dei miti per poi avere, subito dopo, la possibilità di distruggerli.

Tonya di Gillespie mescola dramma, commedia, ricostruzione sportiva. È una critica acuta e pungente al sistema dell’informazione, sempre a caccia di eroi da idolatrare, ma anche di mostri da distruggere per sempre.

Il lavoro registico e della fotografia sono eccezionali: ricercatezza e cura estrema del dettaglio nelle scene di pattinaggio. La colonna sonora è perfetta: ti trascina dentro il film, ti travolge di emozione. In essa si fondono pezzi storici come The Passenger e le musiche originali di Peter Nashel.

A mio avviso il film è una delle punte di diamante della stagione 2018, destinato, negli anni, a diventare un cult movie. Non perdetevelo, sarebbe un imperdonabile errore.