Sharon M. Draper

Sharon M. Draper

Il nostro caffè di oggi ha un aroma multiculturale, non solo perché lo abbiamo bevuto alla Bologna Children’s Book Fair, la celebre manifestazione internazionale dedicata all’editoria per ragazzi, ma soprattutto perché la nostra ospite è la famosissima scrittrice americana Sharon M. Draper autrice del bestseller per ragazzi “Melody“, edito in Italia da Feltrinelli.

Sharon M. Draper, oltre ad essere autrice di libri per ragazzi è l’insegnate che tutti vorrebbero avere (ora è in pensione), tant’è che nel 1997 ha vinto il premio “National Teacher of the Year”. In effetti si presenta come una persona estremamente dolce, aperta e con una spiccata sensibilità, che per tutta la sua carriera si è sempre occupata di pedagogia e insegnamento, combinando le due cose in un percorso di scrittura che l’ha resa famosa negli Stati Uniti e non solo per i suoi libri per bambini e ragazzi. Basti pensare che proprio “Melody”, è rimasto per due anni nella classifica del “New York Times” ed è stato pubblicato in ben 16 Paesi, con oltre un milione di copie vendute.

Noi l’abbiamo incontrata proprio in occasione della presentazione di “Melody” alla Bologna Children’s Book Fair, per scoprire qualcosa di più del romanzo e dei suoi progetti futuri.

Il tuo libro “Melody” (“Out of my mind” il titolo originale) è stato tradotto in ben 20 lingue, un vero successo mondiale: a cosa è dovuto secondo te tutto questo successo?

“Non mi aspettavo assolutamente tutto questo successo! Quando esce un nuovo libro, l’autore spera che diventi un bestseller, che le persone lo vogliano leggere e che soprattutto piaccia a chi lo legge. Ovviamente lo speravo anch’io, ma non avevo la ben che minima idea della potenza internazionale che poteva avere. Il fatto che sia rimasto nella lista dei bestseller anni dopo la prima pubblicazione è dipeso, secondo me, da Melody, la protagonista del romanzo, dalla sua personalità e da come la storia ha toccato le persone, facendo scattare nella loro testa una sorta di empatia, perché sono convinta che tutti si sono sentiti inadeguati e non capiti dagli altri almeno una volta nella loro vita esattamente come Melody.”

E’ una casualità che venga presentato in Italia solo ora, oppure c’è stata una precisa volontà?

“La prima versione in italiano del mio libro è stata fatta nel 2013 da una casa editrice di cui non ricordo neanche il nome, ma non era fatta bene e non ha avuto nessun successo, credo addirittura che sia andata persa…quindi l’edizione ufficiale in italiano è quella di Feltrinelli pubblicata quest’anno. Loro sono stati bravissimi, hanno fatto davvero un lavoro meraviglioso stando molto attenti alla scelta delle parole nella traduzione per rendere al meglio il senso del mio romanzo e riuscendo a creare una versione molto vicina a quella che è la mia scrittura. Inoltre stanno facendo un’importante campagna di lancio del romanzo qui in Italia, anche con la partecipazione ad iniziative come la Bologna Children’s Fair.”

Come mai hai deciso di affrontare in un libro per ragazzi una tematica così forte e delicata?

“Mia figlia mi ha dato l’ispirazione ma mi anche detto di dire alle persone che Melody non è lei. Ma questo è stato solo il punto di partenza, per il resto Melody è un personaggio inventato, non una persona reale. Un personaggio con dei sentimenti che si è successivamente trasformato in una persona reale pagina dopo pagina.

La versione originale della storia iniziava con la nascita di Melody. L’ho vista nascere, nella mia mente le ho dato la vita a quella bambina, l’ho vista diventare una persona reale. Anche i miei stessi lettori, specialmente i bambini, leggendo il libro hanno avuto l’impressione che Melody esista davvero e si interrogandosi su come farà a fare certe cose, se avrà amici, su come reagirà in determinate situazioni e questo è eccezionale! Il fatto che nonostante l’abbia creata come un personaggio di fantasia e che lei sia diventata vera, avendole dato sensibilità ed emozioni, è meraviglioso, anche perché se ci pensi è proprio grazie a queste caratteristiche che noi diventiamo persone reali! Pensate che un giorno sono venuta a conoscenza di una ragazza del North Carolina con gli stessi problemi di Melody, che raccontò di quanto fosse rimasta scioccata nel trovare nel mio libro perfettamente rappresentata la sua vita e di come lei si fosse immedesimata con Melody. Per me fu un’esperienza estremamente importante perché ancora una volta fu come se il personaggio del mio libro avesse magicamente preso vita.”

Qual’è il messaggio che vorresti arrivasse ai lettori attraverso le pagine di Melody?

“Vorrei che i miei lettori pensassero, sentissero e prendessero coscienza del fatto che gli uomini sono molto più simili di quanto si possa pensare e che tutti hanno speranze, sogni, sentimenti e se lo capiamo il mondo sarebbe un posto più felice. Non è stata una scelta voluta fin dall’inizio, ma questo messaggio è qualcosa di cui anch’io ho preso consapevolezza solo alla fine del libro.”

Nel libro la musica è percepita da Melody come colori, perché è un riferimento così importante?

“Perché se la si guarda dal di fuori, Melody non ha avuto una bella vita, ma volevo a tutti i costi far si che la bellezza lei la ricercasse dentro di sé. La musica, associata ai colori, ai suoni e ai sapori, molto ben descritti nel libro, sono ciò che aiutano Melody nella sua difficile vita di tutti i giorni. Se ci pensate, gli umani sono “sensoriali”. La prima cosa che fanno i bambini è assaporare ed odorare e toccare, è così che imparano ed è così che impariamo anche da adulti: per questo la musica ci piace e ci è necessaria.
Ho fuso i sensi del gusto e dell’udito e direi che il risultato non è niente male! Come quando si crea una bella canzone mentre si assapora qualcosa di buono… usando un termine “ricercato”, si crea una sinestesìa e il ricordo che rimane nella mente e’ quello dell’emozione che si e’ provata in quel particolare momento.
Melody non può comunicare ciò che prova, ma lo può sentire e provare emozioni proprio come tutti noi e sono proprio i ricordi di quelle emozioni la sua via di fuga da quella che è la sua condizione e spesso l’unico modo per uscire da essa.”

Da dove trai ispirazione per i tuoi romanzi?

“Traggo ispirazione dalla Natura. Mi piacciono i giorni di sole e anche quelli di pioggia, mi piace la neve ma anche il fiorire della Primavera. Amo vedere i cambiamenti del paesaggio durante le quattro stagioni. A casa mia ho delle finestre dalle quali posso vedere l’alba e il tramonto. Non so nuotare, ma amo guardare l’Oceano.
Penso che non potrei scrivere se fossi in una scatola che mi impedisca di vedere tutto questo.”

Di cosa parlerà il tuo prossimo romanzo, Stella by Starlight (titolo in lingua originale, ndr)?

“Questo libro mi è molto caro, è un dono d’amore. Mia nonna ha raccolto in un diario le memorie della sua vita, non sempre facile, e mio padre lo ha dato a me nel 1983, chiedendomi di scrivere un libro che raccontasse questa storia.
Ci è voluto molto, molto tempo. In “Stella by Starlight” ho usato poche parole di quel diario e pochi episodi raccontati sono accaduti realmente, ma il romanzo contiene tutta la sua forza di volontà e la sua determinazione di bambina di 10 anni con la passione per la scrittura, costretta a lasciare la scuola per aiutare la famiglia e che si alzava di notte per scrivere un diario che teneva nascosto sotto gli scalini.
Non so cosa avrebbe potuto fare se avesse avuto la possibilità di studiare, imparare, andare al college. Lo “spirito” che permea il suo diario è stata l’ispirazione per questo romanzo, in cui ho voluto soprattutto focalizzarmi sulla famiglia e la comunità di una piccola cittadina in cui ognuno si sarebbe preso cura di chiunque altro.
Secondo me l’amore e l’affetto che si può trovare nelle piccole comunità è comune in tutto il mondo, a tutte le culture, è internazionale! E probabilmente in Italia è una cosa ancora più sentita…

Sono convinta che, se questi sentimenti fossero estesi a tutta l’umanità, il mondo sarebbe realmente un posto migliore… e penso che potremmo farcela davvero perché la forza dell’amore e della famiglia sono più forti dell’odio.”

Come prendi il caffè?

“Per prima cosa voglio dire che il caffè in Italia è delizioso! Io non bevo regolarmente caffè a casa, trovo che abbia un sapore amaro… ma da quando sono qui in Italia, lo bevo tutti i giorni, ogni mattina (ride)! Quindi il mio caffè preferito è l’espresso, è proprio “molto buono” (detto in italiano)! (ride)