Premio De Andrè alla carriera 2016: va a Piero Pelù per aver cantato in forma rock la stessa umanità disparata e a tratti disperata, ma mai vinta, dei personaggi di Fabrizio De Andrè.

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Premio De Andrè alla carriera 2016: vince Piero Pelù

Il leader dei Litfiba ospite d’onore per la prima delle due serate del Premio De Andrè (le finali dei concorsi musica e poesia) svoltosi presso l’Auditorium Parco della Musica il 22 e 23 gennaio 2016.

Massimo Cotto presenta una serata di ottima musica e poesia, con vasta scelta di generi e timbri, di argomenti e strumentazione, ma sempre all’insegna della qualità.

Il premio come migliori interpreti va ex-equo al gruppo La suonata balorda e al cantautore Luciano d’Abruzzo mentre quello per la miglior canzone d’autore a Marco Greco ed ai Blindur.

“Diamogli una seconda possibilità oltre ai Talent!” dirà Doriy Ghezzi, parlando dello spirito di questo Premio e del futuro dei giovani artisti saliti sul palco.

Poi a fine serata spazio alla performance di Piero Pelù, che riceve il Premio De André alla carriera “per aver cantato in forma rock la stessa umanità disparata e a tratti disperata, ma mai vinta, dei personaggi di Fabrizio De Andrè. Per non aver mai scelto la strada più facile e asfaltata. ma sempre il sentiero in terra battuta, perché la strada dell’artista vero è sempre scomoda e non passa mai dove gli altri vorrebbero“.

A conferma di questa motivazione, dopo aver ricordato i primi incontri con Dory e Fabrizio, il frontman rock ribadisce le sue idee sul Governo di questo paese e sul coraggio di chi lotta contro nemici ritenuti dai più impossibili da vincere, come la mafia. Massimo Cotto e Dory Ghezzi si congedano dal pubblico e gli lasciano il palco, come tradizione della manifestazione: che sia la musica a chiudere lo spettacolo, non le chiacchiere.

Piero Pelù, accompagnato dal suo tastierista, riempe il buio e l’immaginazione dei presenti con la sua voce e le sue canzoni, pescando a piene mani tra i suoi album da solista, ricordando come non sia semplice per un artista cantare De Andrè e presentare brani nati Rock solo tastiera e voce. Gli applausi della sala Petrassi dell’Auditorium testimonieranno al contrario che anche se difficile la sua interpretazione sarà meravigliosa.

“Io ci sarò”, “Fiorirà”, “Dea musica” e tante altre, fino a chiudere con “Lulù Marlene”, richiamo doveroso ai Litfiba, dopo aver cantato la sua personalissima versione de “Il pescatore”. La dimostrazione delle qualità artistiche di un personaggio unico nel panorama musicale italiano, che non teme confronti né etichette, che usa la voce, profonda e tagliente, come uno strumento, degna conclusione di una serata di altissimo livello musicale e carica di emozione.