La nostra recensione di “Minions & Monsters”: il nuovo film Illumination tra omaggi alla vecchia Hollywood e caos monster movie. Vale il biglietto?

I Minions combinano guai su un set cinematografico degli anni 20 nel film Minions & Monsters, recensione e voto del film IlluminationSe ti piacciono i riferimenti al cinema vecchia scuola e le gag che atterrano come torte in faccia, “Minions & Monsters” è il tipo di film che ti fa ridere, poi ti fa fare il “cinefilo che indica lo schermo” e infine ti chiede: “Ok, e adesso come la chiudiamo?”. È la roba più “amore per il cinema” che Illumination abbia messo in sala da anni: i Minions catapultati nella Hollywood degli anni ’20, cappellini, set polverosi, registi isterici, e quella frenesia da comiche che profuma di Chaplin, Keaton e Harold Lloyd. C’è pure il giochino con il logo Universal che torna indietro nel tempo: piccola furbata, grande sorriso.

TRAMA

La trama, detta male (come piace a noi): i Minions inciampano in un set western, rubano la scena a tutti e diventano star del muto. Finché arrivano i “parlati”, e—sorpresa—il minionese non è proprio l’inglese di Shakespeare. Allora i nostri si gasano: “Facciamolo noi il filmone!”. Idea: un monster movie. Peccato che per “mostro” intendano… evocarlo davvero, spulciando un vecchio libro di magie. Risultato: aprono il rubinetto delle creature, caos a manetta, e Hollywood diventa un parco giochi per minion e bestiacce. Cinema nel cinema, ma con tentacolini e incantesimi che scappano di mano. È la definizione di “che poteva mai andare storto?”.

Parliamo del ritmo, che è il vero tema. Prima metà: una bomba. Gag a raffica, tempi comici serrati, citazioni infilate con la leggerezza giusta. La sequenza delle comiche alla Modern Times style? Goduria. Funziona sia per i bimbi (slapstick a palate) sia per chi mastica pellicole la sera tardi con i commenti audio del regista. Seconda metà: il film accelera ancora, poi ogni tanto deraglia—troppi fili narrativi, qualche ripetizione, e il “minion-noise” comincia a mordicchiare la pazienza. Non ammazza il divertimento, ma si sente quel classico “un pelo di potatura e volavamo”.

Sul fronte risate: lo slapstick è in gran forma. Martellate, cadute, inseguimenti impossibili: la regia ha un bel senso dello spazio e del tempismo, e quando i Minions si infilano dentro i miti del cinema ti parte l’applauso da sala d’essai, ma con le dita appiccicose di popcorn. Goomi, il mostriciattolo tentacolare, è un gag-delivery system niente male: carino il contrasto tra minaccia cosmica e carattere da mascotte. Anche il subplot con la robotica “cosa è/chi è” ha il suo perché e butta dentro un paio di risate più “secche”, da cineblogger.

Voci e cameo? Il cast di doppiaggio si diverte sul serio, e si sente. I personaggi umani spingono il tono da cartolina hollywoodiana senza fare i professoroni—quel tocco di tenerezza che evita la sbornia di citazioni.

Ok, ma vale il biglietto? Per me sì, soprattutto se ti intrippa l’idea di vedere i Minions dentro l’Old Hollywood, con un monster-mess che mescola nostalgia e casino organizzato. Non è “il miglior film dell’anno”, e nella parte finale perde un po’ di smalto, ma quando ingrana fa ridere davvero e ti ricorda perché le comiche stanno ancora in piedi dopo un secolo. Se li reggi meglio in microdosi, preparati a qualche overload; se ami lo slapstick e gli omaggi cinefili, è pane e banane.

Verdetto personale: 4 banane su 5 nella prima metà, 3 e spicci nella seconda.

Media onesta: 3.5/5. Cuore caldo, testa un po’ meno ordinata. Ma la sala ride, e a volte basta quello.

Se invece cercate un’esperienza cinematografica diametralmente opposta, radicale e priva di filtri digitali, non perdetevi il ritorno al cinema artigianale con l’Odissea di Nolan senza CGI.