Esce per Notorious Pictures il 29 agosto in tutte le sale italiane il film Mary Shelley che racconta la vita della scrittrice (interpretata da Elle Fanning) del romanzo gotico più famoso al mondo, Frankestein, la sua ribellione, il suo amore tormentato e l’affermazione del suo talento

Mary ShelleyIl film Mary Shelley narra la storia di Mary Wollstonecraft Godwin autrice – il cui nome sarà reso noto solo in un secondo momento – di uno dei più dirompenti e famosi romanzi gotici del mondo, Frankestein, e della sua tormentata e ardente relazione con il poeta romantico Percy Bysshe Shelley (Douglas Booth, Romeo and Juliet, Posh).

I due giovanissimi, con Mary (una perfetta Elle Fanning, Somewhere, Super 8, Maleficent) di soli 18 anni, saranno costretti a fuggire insieme a causa degli ostacoli che la famiglia porrà al loro amore. Ecco che Mary, sia come donna sia come scrittrice, si troverà a combattere una vera e propria battaglia che sfida i preconcetti contro l’emancipazione femminile per affermare la propria identità.

“È la storia di una ragazza che cresce e trova la sua strada, uscendo dall’ombra della sua famiglia – racconta Elle Fanning – È uno spirito libero e potente. È curiosa e un’attenta osservatrice”. La strada che Mary decide di percorrere è davvero complessa perché si troverà schiacciata dal peso della celebrità, il narcisismo e i ripetuti tradimenti del marito. Per riuscire a venire fuori da questa situazione, dovrà lottare con le unghie e con i denti.

Secondo quanto narra la leggenda fu l’amicizia con l’ambiguo Lord Byron, interpretato da un bravissimo Tom Sturridge, a ispirare la scrittura del romanzo immortale della Shelley Frankestein. Nella casa del poeta in Svizzera, Lord Byron invita i suoi ospiti a inventare un racconto del terrore che li possa risvegliare dalla noia delle lunghe giornate. Polidori, un medico amico del nobile Byron, s’inventò – ispirandosi a Byron stesso – il personaggio de Il Vampiro, mentre Mary iniziò ad abbozzare Frankenstein, quel mostro triste e solo che le somigliava così tanto.

La storia della scrittrice femminista, conosciuta da tutti con il suo cognome da sposata Shelley, arriva sul grande schermo grazie a un progetto tutto al femminile: la produttrice Amy Baer ha voluto fortemente una regista come Haifaa A-Mansour (spettacolare il suo esordio alla regia con La biclicletta verde) che ha collaborato alla sceneggiatura di Emma Jensen.

E il tocco femminile, a mio parere, si avverte tutto, sia nella cura e la delicatezza dei dettagli, sia nel lato descrittivo della sofferenza, della passione e delle scelte controcorrente e avanguardiste della scrittrice.

Ed è proprio l’emancipazione femminile il tema portante di tutto il film che unisce l’esperienza di vita della regista a quella di Mary Shelley. Due donne forti, coraggiose e ribelli una nel cinema, l’altra nella scrittura. Haifaa A-Mansour ha girato il suo primo film nella sua terra l’Arabia Saudita, in condizioni difficilissime, dirigendo la sua troupe all’interno di un camper; Mary Shelley, appena diciottenne, ha messo in campo tutto per amore di un uomo passionale e dannato che le ha provocato moltissima sofferenza e per la scrittura di un libro davvero audace per l’epoca tanto da non averlo potuto subito pubblicare a suo nome.

La scenografia è curata in ogni minimo dettaglio, la fotografia di David Ungaro è impeccabile.

Il focus sull’emancipazione femminile, la storia di amore così travolgente e al contempo drammatica, il perfetto ritratto dell’epoca e la bravura degli interpreti rendono la visione molto piacevole.

Il film potrebbe inquadrarsi nel genere melò nella sua accezione più moderna: qui la donna è vittima solo in parte perché poi c’è tutto il suo riscatto e la sua emancipazione, per l’appunto.

Consigliato a tutti e in particolare alle donne ribelli o a coloro che cercano di riscattarsi da sole con la forza del proprio ingegno.