Federica Brunini

Federica Brunini (Foto di Daniela Di Rosa)

Ospite del nostro caffè di oggi, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di tè, è Federica Brunini, giornalista ed autrice del libro Travel Therapy – Come scegliere il viaggio giusto, al momento giusto. Filosofia che l’ha portata a trasferirsi a Gozo, isoletta o scoglio, come lo definisce lei stessa, dell’arcipelago maltese dove ha fondato il tour operator www.goingozo.com!

Noi abbiamo incontrato Federica Brunini in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo Quattro tazze di tempesta edito da Feltrinelli, una miscela al femminile tra il tè e la Francia del Sud. Romanzo al quale oltretutto è legato un concorso con cui chi acquisterà il libro potrà partecipare all’estrazione di 5 cofanetti Wonderbox per due notti per due persone in Francia alla scoperta dei luoghi del libro e 20 confezioni con l’esclusiva miscela di tè “Quattro tazze di tempesta”.

Ma scopriamo un po’ di più su Federica, il suo nuovo romanzo, la sua travel therapy e la passione per i viaggi!

Come nasce l’idea del libro “Quattro tazze di tempesta” e l’ebook di ricette associato?

“Questo libro è un pezzo di me; se sarà apprezzato sarà doppiamente soddisfacente perché vorrà dire che, oltre alla storia, sarà piaciuto tutto il percorso che ha portato alla sua nascita.

Avevo in testa questa storia da un po’ di tempo, anche se non sapevo bene come si sarebbe sviluppata. Avevo chiaro in mente la protagonista, Viola, e volevo lavorare sul tema della vedovanza, di cui in realtà si parla molto poco: si parla molto di donne separate o single mentre i vedovi e le vedove non vengono mai contemplati soprattutto se sono giovani.  Invece, per me, era un tema importante perché capitato ad una mia amica.

Lei aveva perso il marito da giovane e, malgrado ne fosse stata innamoratissima, cercava continuamente un nuovo amore. Io le chiedevo (e mi chiedevo) perché fosse così ossessionata da questa ricerca, quando lei il grande amore lo aveva avuto. Suo marito era stato l’uomo perfetto, la loro storia d’amore era stata perfetta, proprio come quella che tutte le donne e gli uomini sognano di avere… allora perché lei era così ossessionata dal trovarne uno nuovo, che forse non sarebbe stato all’altezza? E da lì ho cominciato ad interrogarmi sul desiderio femminile, sulla mancanza, sul sentirsi vuoti.

Cambiando completamente argomento, io ho sempre avuto la passione per il tè e, col passare degli anni, è diventata molto più forte. Allora mi sono detta, perché non mettere insieme tè e Viola e vedere cosa ne viene fuori? Così è nato il nucleo del romanzo e da lì si sono uniti le altre amiche e gli altri personaggi.

La mia idea era inizialmente quella di indagare sull’esperienza di una donna che rimane vedova relativamente giovane, i rapporti di solidarietà femminile che si instaurano e il tè. Questi erano gli ingredienti che volevo mettere insieme, poi visto che sono un’appassionata di viaggi, una giornalista di viaggi, ho voluto unire al tutto l’elemento Francia.

Il tema del tè avrebbe dovuto essere completato da un ricettario in fondo al romanzo ma durante la lavorazione ci siamo accorti che stavamo mettendo troppa carne al fuoco e, simultaneamente, non stavamo dando alle ricette lo spazio che meritavano. Da lì l’idea di mettere in fondo i suggerimenti per il tè giusto al momento giusto e di fare un ricettario a parte, riportando il tè in cucina, anche perché in origine era considerato un alimento e non una bevanda.

Amando il tè e lavorando sul romanzo mi sono necessariamente trovata a sperimentare le ricette (alcune di mia invenzione)  di cui Viola parla nel libro ed è stata anche una sorta di mia rivalsa nei confronti di chi non mi ha mai considerata una brava donna di casa, dicendo che ero capace solo a fare il tè: ho dimostrato che, con il tè, ci si può fare anche qualcosa di più interessante: costruire un menù, una cena, un pranzo! (ride)”

Quattro tazze di tempesta di Federica Brunini (Feltrinelli)

Quattro tazze di tempesta di Federica Brunini (Feltrinelli) (Foto di Daniela Di Rosa)

Qual’è la tua miscela di tè preferita e perché?

“La mia miscela preferita è quella che cito anche nel romanzo che ho chiamato Omamori: una miscela di tè verde giapponese e frutti rossi: mi piace aggiungere qualcosa di dolce ad un tè che è piatto ed austero perché adoro mescolare gusti diversi. E poi c’è la famosa miscela “Quattro tazze di tempesta” creata per me dalla tea sommelier Gabriella Lombardi. E’ a base di tè bianco con fragole, petali di rosa, mango, papaya e ananas canditi ed è realmente in vendita, per il momento solo in Italia e solo a Milano nel negozio Cha’ Tea Atelier, ma spero presto possa trovarsi ovunque. Questa è una miscela pensata e legata al romanzo, a Viola, alla Provenza, alla lavanda, quindi è molto profumata, floreale. Quella che si può vincere anche nel concorso legato all’acquisto del libro.”

Se ti dovessero chiedere una miscela per conquistare l’uomo dei sogni, cosa consiglieresti?

“A questo proposito vi consiglierò proprio una delle miscele di Viola che potrete anche trovare nel breviario del tè. Il Tè sveglia-passione: miscela di tè nero Assam con la dolcezza dell’albicocca. È un tè che io chiamo Champagne e Bon Bon, in cui la base è il tè nero indiano dell’Assam arricchito con pezzi di albicocca, fiori di verbasco e aromi vari, che si presenta stuzzicante, profumato, dolce ma non melenso, proprio come la passione! È ottimo anche per accompagnare i dessert al cioccolato, a conclusione di una cena a lume di candela. Può essere bevuto sia caldo che freddo, quindi utilizzabile in tutte le stagioni, il che ci fa comodo perché non sappiamo quando ci capiterà l’uomo giusto (ride).”

A proposito di miscele e ricette, quale sarà la ricetta del tuo prossimo romanzo?

“Vi dico solo che sarà a base di mare, perché in questi due anni mi sono trasferita a vivere a Gozo, l’isola più piccola e selvaggia dell’arcipelago maltese. Gozo è una specie di scoglio circondato dal mare, per cui i miei personaggi verranno tutti da lì. Sarà ancora una volta una storia di donne, ma non solo, con una protagonista molto forte e interrogativi al femminile.”

In ciò che fai ritroviamo spesso il concetto di viaggio, che tu affermi avere una sua grammatica che va rispettata. Potresti spiegare a noi e a nostri lettori amanti dei viaggi di cosa si tratta?

“Più che di grammatica, parlerei di Travel Therapy, che è un po’ il concetto che ho creato parlando di viaggi, ovvero il viaggio giusto al momento giusto, su cui ho scritto anche un libro. Credo che il viaggio nasca da una domanda rispetto a qualcos’altro che uno ha in quel momento e i posti sono la risposta a quella domanda. Lo diceva anche Italo Calvino che le città, le meraviglie del mondo, sono una risposta alla domanda che tu devi avere dentro, altrimenti se non hai la domanda, puoi andare anche in capo al mondo ma ti sembrerà di non trovare niente. In questo senso, il viaggio è mettersi alla ricerca ed esporsi all’ignoto e questo può avvenire in qualunque contesto e in qualunque posto.

È chiaro che ci sono alcuni posti che in determinati momenti della vita sono più o meno adatti a quello che si sta cercando. Ad esempio, se vado alle Maldive appena dopo essere stata lasciata da un ragazzo, mi faccio del male, perché qui troverei tutte coppie in luna di miele. Quindi il posto è bellissimo, il viaggio è bellissimo, ma in quel momento io non ho quella domanda, quella necessità e finirò per odiare le Maldive e tornare depressissima da questa esperienza. Altro esempio: molte persone in crisi esistenziale decidono di mollare tutto e andare in India, come se quel Paese fosse in grado di resettarti. Ma in realtà non è così, perché l’India è un Paese molto difficile, che offre un’esperienza umana molto forte, ma non necessariamente ti rimette al mondo, anzi in certi momenti ti può colpire profondamente. Tutto dipende da qual è il punto di partenza e la domanda in quel momento.

Per questo quando ho ideato la travel therapy, volevo dire “viaggiate sempre ma chiedetevi prima cosa state cercando davvero”, perché un viaggio non equivale ad un altro: non è detto che sia il posto adatto a te… il viaggio non è solo lo spostamento ma anche quanto ci metti di te e cosa ti aspetti dalla destinazione.”

Questo vale solo per i viaggi in senso stretto o per qualsiasi esperienza paragonabile ad un viaggio?

“Il viaggio per me non deve essere necessariamente uno spostamento geografico lontano, ma è qualcosa che puoi fare anche nella città in cui vivi, magari andando dietro l’angolo, perché per me è più che altro un’attitudine che tu hai nei confronti del mondo. Quando riesci a mantenere la curiosità per quello che c’è intorno a te indipendentemente da dove sei, stai viaggiando! E quando spesso mi chiedono qual’è stato il viaggio più bello o interessante che ho fatto, rispondo che anche cambiare l’itinerario che si fa ogni mattina per andare a lavorare è viaggiare. Potresti capitare in un bar diverso, con gente diversa, seguendo vie diverse; potresti scegliere una fermata del tram diversa ed essere in viaggio senza la necessità di percorrere chissà quali distanze. Nel caso di Viola, il viaggio è una fuga dal dolore che sta provando, da ciò che è sempre stata, per cercare qualcos’altro.”

Come prendi il caffè?

“Lo prendo molto lungo, generalmente senza zucchero, ma mai espresso, perché devo avere la sensazione di bere qualcosa e quindi non mi dà piacere buttar giù l’espresso.”

E se la vostra curiosità su tutto ciò che ruota intorno a questa donna eccezionale non è ancora soddisfatta, potete sempre farvi un “viaggetto” nel suo sito www.federicabrunini.com