Recensione e approfondimento sul documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, presentato alla Sapienza per la libertà di ricerca e di studio”
Lunedì 27 aprile alle ore 17.00 presso il Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza si è tenuta una proiezione speciale del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, accompagnata da un dibattito dedicato ai temi della libertà di studio e di ricerca.
Come ha annunciato la Rettrice Antonella Polimeni la proiezione inaugura Il Nuovo Cinema Ateneo, sottolineando la presa di posizione dell’Università La Sapienza di Roma sul diritto alla ricerca, aderendo all’evento Università per Giulio Regeni – A dieci anni dalla scomparsa un’iniziativa per la libertà di ricerca promossa dalla senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo.
Il 31 marzo in Senato, durante una conferenza stampa a cui hanno preso parte, fra gli altri, la senatrice Cattaneo, i genitori di Giulio Regeni, l’avvocata Alessandra Ballerini, il regista del documentario Simone Manetti e gli autori Emanuele Cava e Matteo Billi, è nata l’idea di in un ciclo di eventi in ben 76 atenei in tutta Italia per un pubblico di oltre 15 mila persone, tra studenti, ricercatori, personale accademico e cittadini.
L’hashtag scelto per i social è #UniversitàperGiulio.
La proiezione del docufilm alla Sapienza di Roma
Il docufilm è un continuo alternarsi di filmati ufficiali, interviste e riprese nascoste, inquietanti, precarie. In particolare colpisce il video di un sindacalista egiziano che riprende Giulio di nascosto, con immagini di fortuna. All’inizio non capivo, come non era chiaro a nessuno all’epoca se e perché Giulio fosse finito nel mirino delle forze militari egiziane.
Mi sono chiesto: quando sono state girate quelle immagini e da chi? Un incontro presso un bar all’aperto tra Giulio e questo personaggio ambiguo.
Analisi del documentario: tra depistaggi e umanità
Al di là di questo video, la narrazione parte dall’inizio e segue gli eventi, alternando a queste immagini altre riprese, ripercorrendo, con le deposizioni al processo e le interviste, la vicenda di Giulio. I genitori, l’ambasciatore italiano al Cairo, l’avvocato, vari esponenti delle istituzioni. Poi le voci egiziane, i testimoni nascosti, ma anche le dichiarazioni farneticanti del governo egiziano e dei personaggi televisivi.
Poi, mentre la vicenda inizia ad avere un senso, se così si può dire, tre concetti si fanno strada, dando una connotazione fortemente umana a tutto.
Primo: Giulio è un ricercatore. Questo era andato a fare e il tema della libertà della ricerca viene ribadito anche in questa serata, dalla Rettrice Antonella Polimeni, per sottolineare ancora una volta che questo docufilm non è una commemorazione ma una presa di posizione forte, come la tenacia dei genitori di Giulio, presenti con un video messaggio, da parte di tutte le università italiane, a difesa dei valori della democrazia e della ricerca. Giulio Regeni era in Egitto per la sua tesi di dottorato che stava conseguendo presso il Girton College dell’Università di Cambridge. Non era un attivista, né un sindacalista, né tantomeno un agente segreto. Era un ricercatore.
Secondo: il regime è paranoico. Come racconta l’avvocato di Giulio, Alessandra Ballerini, i suoi colleghi egiziani, durante le indagini, la esortavano a non chiedersi più il “perché” di questo accanimento, di tanta violenza. Un regime vede spie e pericoli ovunque e, forse anche per paura o interesse, chiunque si sente in dovere di denunciare alle autorità una voce fuori dal coro. I militari stessi hanno agito con l’intento di proteggere il regime. I nove giorni di torture e le testimonianze ci raccontano di come fossero convinti che Giulio fosse un agente della CIA.
Per ultimo, il tradimento.
Questo è accaduto. La più umana delle vicende, l’intrigo si scioglie come zucchero nel tè, lasciando però l’amaro in bocca. I coinquilini di Giulio non lo hanno avvertito quando gli agenti si sono presentati a casa per rovistare tra i suoi documenti. Giulio partirà pochi giorni dopo per tornare in Italia, per le vacanze di Natale. Se lo avessero avvisato di questo “Interesse” da parte del regime, forse sarebbe rimasto a casa…Lo seguivano, lo pedinavano e il video nascosto altro non era che un tentativo, fallito, di incastrarlo.
Perché la storia dei regimi, dei depistaggi, della convenienza commerciale e politica che calpesta la giustizia, delle belle parole da campagna elettorale, del cordoglio di facciata, tutto questo e molto altro lo abbiamo già visto. Ci siamo abituati, forse.
Ma l’umanità resta.
Ringrazio i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, l’avvocato Alessandra Ballerini, tutti coloro che non hanno mollato, gli autori del docufilm Emanuele Cava e Matteo Billi e il regista Simone Manetti, la senatrice Cattaneo.
L’umanità di Giulio, di questa storia, resta impressa nella memoria di ognuno di noi ed è tutto ciò che abbiamo, è la nostra forza, forse la stessa che ha avuto anche lui, quando, per la debolezza di esseri cinici e vigliacchi, ha dovuto combattere contro Tutto il male del mondo.
Sì, perché è così che la mamma ha definito l’accanimento e la violenza presente sul viso martoriato di suo figlio, quando finalmente ha potuto vederlo e accarezzarlo di nuovo:
Tutto il male del mondo.
FAQ – Documentario Giulio Regeni
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Qual è il titolo del documentario su Giulio Regeni? > Il docufilm si intitola Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni.
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Chi ha diretto il documentario? > La regia è di Simone Manetti, con gli autori Emanuele Cava e Matteo Billi.
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Cosa si intende per iniziativa “Università per Giulio”? > Un ciclo di eventi in 76 atenei italiani per promuovere la libertà di ricerca e non dimenticare Giulio Regeni.
