Recensione di “Wicked: Parte 2”, il finale cinematografico più atteso del 2025: Jon M. Chu chiude l’epica storia di Elphaba e Glinda con emozione e coraggio

L to R: Ariana Grande is Glinda and Cynthia Erivo is Elphaba in WICKED FOR GOOD, directed by Jon M. Chu.
Il tramonto su Oz non è mai stato così intenso. Dopo un anno dall’esplosione culturale del primo capitolo, “Wicked: Parte 2“ (in originale Wicked: For Good) arriva nelle sale italiane dal 19 novembre per completare una delle storie d’amicizia più potenti mai portate sullo schermo. E lo fa con una consapevolezza emotiva che trasforma il musical in cinema maturo, capace di parlare di potere, verità e scelte che cambiano il mondo.
Da Shiz alla rivoluzione: il viaggio si fa più cupo
Se il primo “Wicked” era l’alba — colorata, magica, piena della meraviglia della scoperta — questo secondo capitolo è il crepuscolo. Cynthia Erivo torna come Elphaba, ora in esilio nella foresta, trasformata dalla propaganda in Strega Malvagia dell’Ovest. Non cerca più l’approvazione del mondo: la sua lotta è diventata politica, urgente, solitaria.
Dall’altra parte della barricata, Ariana Grande interpreta una Glinda profondamente cambiata. Elevata a simbolo scintillante di Oz, la ragazza che sognava popolarità si ritrova prigioniera di un’immagine costruita. Glinda la Buona è un personaggio pubblico perfetto, ma dietro le bolle di sapone c’è una donna che sta perdendo sé stessa.
Jon M. Chu orchestra questa frattura con ritmo meditativo, quasi doloroso. Lascia che il silenzio pesi quanto la musica, che i volti raccontino più delle parole. Il regista californiano, già autore di In the Heights e Crazy Rich Asians, dimostra una maturità narrativa sorprendente: sa quando accelerare l’azione e quando trattenere il respiro per far emergere la complessità dei suoi personaggi. Clicca QUI e guarda il trailer ufficiale in italiano.
Un cast che vola alto (letteralmente e metaforicamente)
Cynthia Erivo è straordinaria. La sua Elphaba porta il peso della ribellione con una dignità che non cerca compassione. Quando intona No Good Deed, il momento più drammatico del film, la voce diventa puro dolore trasformato in magia. Non è più la studentessa incerta di Shiz: è una rivoluzionaria che ha imparato a convivere con la solitudine delle proprie scelte.
Ariana Grande regala forse la migliore interpretazione della sua carriera. La sua Glinda attraversa un arco emotivo complesso: dalla ragazza che voleva brillare alla donna che deve scegliere tra apparenza e sostanza. Il brano inedito The Girl in the Bubble, scritto da Stephen Schwartz appositamente per questo film, cristallizza il suo conflitto interiore con una delicatezza che commuove.
Jonathan Bailey (il visconte di Bridgerton) è il collante emotivo perfetto come Fiyero, principe costretto a scegliere tra dovere e amore. La sua trasformazione fisica ed emotiva sorprende per intensità. Jeff Goldblum porta il Mago di Oz in territorio inedito: non più imbonitore buffo, ma leader in crisi che vede sgretolarsi l’impero costruito sull’inganno. Michelle Yeoh, nella sua Madame Morrible, orchestra la paura come fosse una tempesta — letteralmente.
Scenografie e costumi: l’Italia dell’eccellenza al servizio della fiaba
Qui emerge prepotente l’eccellenza artigiana che rende questo film un trionfo visivo. Paul Tazewell, costumista premio Oscar per il primo capitolo, ha creato un guardaroba che racconta visivamente l’evoluzione dei personaggi. L’abito da sposa di Glinda — tulle, organza e farfalle che sembrano prendere il volo, con un velo di 25 metri — è una meraviglia di haute couture che Dior non avrebbe saputo fare meglio.
Il mantello logoro di Elphaba diventa simbolo della sua battaglia: ogni strappo, ogni sfilacciatura parla di volo, fuga, resistenza. Il passaggio dalla gonna strutturata ai pantaloni segna la sua emancipazione completa.
Nathan Crowley, scenografo premio Oscar, ha costruito Oz a grandezza reale. Un milione di tulipani gialli piantati per creare la leggendaria Strada di Mattoni Gialli. Il castello di Kiamo Ko con i suoi archi rovesciati che sfidano la gravità. L’appartamento di Glinda nella Città di Smeraldo che unisce Hollywood glamour e architettura Art Déco. Ogni set è pensato per esistere fisicamente, permettendo ad attori e cineprese di muoversi in spazi reali.
È questo approccio artigianale — così italiano nello spirito, anche se realizzato oltreoceano — che rende “Wicked: Parte 2” un’esperienza immersiva. Non si guarda Oz, ci si abita dentro.
Le nuove canzoni: Schwartz ritorna al pianoforte
Stephen Schwartz ha composto due brani inediti per questo capitolo. No Place Like Home, cantata da Elphaba, cattura l’amore viscerale per una terra che ti ha respinto ma che non smetti di considerare casa tua. È un sentimento universale, quello di appartenere a un posto anche quando quel posto non ti vuole.
The Girl in the Bubble, il momento di crisi di Glinda, è delicatezza pura. Chu toglie completamente la musica strumentale prima della canzone per amplificare la vulnerabilità. Quando Grande inizia a cantare, è come se il cuore del personaggio si aprisse senza filtri.
Dove il film inciampa (leggermente)
Non tutto vola alto come Elphaba sulla scopa. Il primo atto risulta appesantito da scene che avrebbero meritato un montaggio più serrato. La quotidianità di Glinda a Oz, per quanto funzionale alla narrazione, rallenta il ritmo quando lo spettatore vorrebbe già correre verso il finale.
Il film deve anche fare i conti con l’eredità del Mago di Oz del 1939. Deve mostrare l’arrivo di Dorothy, spiegare le origini dello Spaventapasseri, del Leone Codardo e dell’Uomo di Latta. Questi incastri narrativi a volte sembrano forzati, come se la storia di Elphaba e Glinda dovesse continuamente fare spazio a quella che, fondamentalmente, è un’altra fiaba.
La scelta di non mostrare mai il volto di Dorothy è comprensibile — Chu la mantiene sempre di spalle, lasciando che l’ombra di Judy Garland aleggi reverente — ma il personaggio finisce sacrificato, quasi una presenza fantasma.
Un finale che parla di politica (senza dirlo)
Dietro la fiaba, “Wicked” è sempre stato un racconto sul potere delle narrazioni. Chi racconta la storia? Chi la manipola? Chi la subisce? In questo secondo capitolo, il tema diventa esplicito quanto urgente.
Il Mago ha costruito il proprio regime sulla propaganda, trasformando Elphaba in capro espiatorio perfetto. Gli Animali parlanti vengono zittiti, privati della voce e della libertà. La musica che John Powell ha composto per loro è una passacaglia — una sequenza ciclica che torna sempre su sé stessa, incapace di evolversi. È la prigione sonora dell’oppressione.
In mezzo a queste forze, Elphaba e Glinda rappresentano due modi di affrontare il potere ingiusto. Una si ribella apertamente, pagando il prezzo dell’isolamento. L’altra cerca di cambiare il sistema dall’interno, rischiando di perdere se stessa nel processo.
Non è difficile vedere risonanze contemporanee. Il film parla di fake news, di capri espiatori, di come la paura venga usata per controllare le masse. Ma lo fa con la leggerezza della fiaba, senza mai diventare pedante.
Il cuore pulsante: un’amicizia che cambia “For Good”
Eppure, sopra tutto, “Wicked: Parte 2” è una storia d’amore. Non romantico, ma più profondo: l’amore dell’amicizia che trasforma.
Il duetto finale For Good — “per sempre” ma anche “in meglio” — è il momento più emozionante del film. Glinda ed Elphaba, separate da una porta, si cercano con le mani. È un’immagine di dolce amarezza che racchiude tutto: la distanza che le divide, il legame che le unisce, la consapevolezza che l’una ha cambiato l’altra irreversibilmente.
“Per il tempo che abbiamo avuto insieme, sono stata cambiata per sempre” canta Glinda. E noi, seduti in sala, capiamo che anche la loro amicizia è magia — forse l’unica autentica rimasta in Oz.
“Wicked: Parte 2” vale il biglietto?
“Wicked: Parte 2” è un finale che onora la promessa del primo capitolo. Non è perfetto: a volte si perde, rallenta, si incastra nelle necessità narrative di dover chiudere troppi cerchi. Ma quando vola — e vola spesso — raggiunge altezze emotive rare per un blockbuster contemporaneo.
È un film più maturo, più politico, più oscuro del predecessore. Ha scambiato la spensieratezza colorata di Shiz per riflessioni sul potere, sul coraggio, sul prezzo della verità. Cynthia Erivo e Ariana Grande confermano una chimica stellare, regalando interpretazioni che rimarranno nella memoria collettiva.
Per chi ama i musical, è un appuntamento irrinunciabile. Per chi cerca cinema che emozioni senza vergognarsi delle lacrime, è la scelta giusta. Per chi vuole vedere artigianato di alto livello, molto vicino a quello italiano, — costumi, scenografie, attenzione al dettaglio — al servizio di una grande storia, è un trionfo visivo.
“Wicked: Parte 2” ci ricorda che le fiabe più belle non sono quelle dove tutti vivono felici e contenti, ma quelle dove i personaggi scelgono chi vogliono essere, anche quando il mondo li vuole diversi.
E forse, proprio per questo, Elphaba vola.
WICKED: PARTE 2 (Wicked: For Good)
Regia: Jon M. Chu
Con: Cynthia Erivo, Ariana Grande, Jonathan Bailey, Jeff Goldblum, Michelle Yeoh, Ethan Slater, Marissa Bode
Sceneggiatura: Winnie Holzman, Dana Fox
Musiche: Stephen Schwartz, John Powell
Durata: 160 minuti
Uscita Italia: 19 novembre 2025
Disponibile in tre versioni: doppiata italiana, lingua originale inglese, versione ibrida (dialoghi doppiati, canzoni in inglese)