Intervista a Francesca Safina, autrice di “Cambio vita cercasi”, romanzo edito da Garzanti. Scopri il processo creativo, le ispirazioni personali e i consigli di Safina sulla riscoperta di sé e sull’amore per se stessi. Un viaggio intimo e autentico attraverso le sfide della vita adulta

un caffè con Francesca Safina intervistaGraditissima ospite del nostro “Un caffè con” di oggi è l’autrice Francesca Safina con cui ho avuto il piacere di approfondire alcuni dei temi portanti del suo romanzo d’esordio “Cambio vita cercasi” edito da Garzanti. Per me un amore a prima vista scoccato già dalla copertina e rafforzato dalla lettura accattivante e leggera, quindi non potevo non approfondire con l’autrice, nel corso di una piacevole chiacchierata, il percorso creativo e personale che ha portato alla nascita del libro e della sua protagonista Isa, di come questa storia racchiuda non solo elementi della professione di Safina, ma anche riflessioni intime sulla vita adulta e l’amore per sé stessi, della terapia come strumento di consapevolezza e del ruolo fondamentale della vulnerabilità nella crescita personale. Ma ora basta spoilerare, meglio lasciarvi alle parole di Francesca Safina che vi condurranno in un viaggio emozionante tra le pagine di un romanzo che parla al cuore e all’anima, ponendosi come vera e propria fonte di ispirazione per chi sta cercando di ritrovare il centro e la gioia di vivere.

Spiegheresti brevemente per chi non ha ancora letto il tuo romanzo “Cambio vita cercasi” edito da Garzanti, come è nata l’idea e quanto c’è del tuo vissuto al suo interno?

Questa storia è nata per caso tanti anni fa, perché in realtà non avevo intenzione di scrivere, ma leggendo le vicende della protagonista de “L’Allieva” di Alessia Gazzola mi è nata in testa l’idea del personaggio di Isa e così ho iniziato a raccontare la sua storia. Chiaramente facendo il mestiere di psicologa e non avendo mai scritto nulla, sentivo di non avere le competenze per fare un buon lavoro di scrittura e infatti la prima stesura era davvero un bozzolo. Così ho deciso di formarmi e frequentare corsi di scrittura che mi hanno permesso di ottenere, a distanza di 10 anni, un romanzo completamente cambiato rispetto a come era in origine, anche se la storia e i personaggi sono rimasti gli stessi. In pratica la parte di ispirazione è rimasta immutata, solo confezionata in maniera migliore!

Rispetto a quanto c’è del mio vissuto nel romanzo, se parliamo del lavoro che fa Isabella, la protagonista della storia, il suo vissuto è molto simile al mio. Lei è una molto responsabile che prende a cuore i pazienti, che fa il suo lavoro seriamente, che ci mette l’anima. Esattamente come me e in questo ci somigliamo tanto. Nella parte personale forse abbiamo in comune giusto l’aspetto un po’ sbadato nel muoversi, mentre per il resto condivido molto poco il suo modo di essere. Io sono una persona molto precisa, molto razionale, che quando vuole qualcosa tira fuori le unghie e lotta per arrivarci. Mentre lei è una che si fa trascinare dagli eventi, che non sceglie mai, anzi più semplicemente lascia che siano gli altri a scegliere al posto suo. Quindi a parte l’aspetto lavorativo, per tutto il resto Isabella è molto lontana da me.

A prima vista si potrebbe pensare che il tuo è un romanzo sulle relazioni d’amore, ma avendolo letto penso che il fulcro sia l’amore, ma più verso noi stessi piuttosto che verso un ipotetico partner. Che consiglio ti sentiresti di dare per ritrovarsi e tornare ad amarsi a chi come Isa ha perso di vista se stessa per accontentare, magari, le aspettative degli altri? 

Allora ritornare ad amarsi non lo si fa con un consiglio, ma attraverso un lavoro profondo su di sé e sulla scoperta e l’accettazione delle parti di sé, e la psicoterapia è uno degli strumenti più validi per farlo, se non l’unico valido rispetto a corsi motivazionali o a libri di psicologia divulgativa. Mentre riguardo il provare a ricentrarsi, che come hai detto correttamente tu è un po’ il tema centrale del libro, ovvero l’autodeterminazione: sono io che scelgo, che capisco chi sono, cosa desidero, cosa mi piace fare, che scelgo in quella direzione andare, è qualcosa che si può costruire nel tempo e per farlo il punto da cui partire è il dare cittadinanza a quelle vocine che teniamo nascoste lontano da noi, ma che ci sono. Perché quando viviamo delle vite o siamo in delle relazioni che non ci appagano e non ci fanno stare bene, c’è sempre un piccolo angolino in cui sentiamo che non stiamo bene, che spesso chiudiamo a chiave in un cassetto a tre mandate. Il consiglio che posso dare è partire proprio con il dare voce a quel piccolo disagio, a quella piccola sensazione che lì non stiamo bene. Ovviamente piano piano, senza esagerare, perché stravolgersi le vite e il cambiamento fanno paura, per cui dobbiamo prenderla per mano quella vocina che ci fa sentire qualcosa di diverso. Partirei proprio da lì, da quella sensazione che di solito si sente in fondo alla pancia quando ci siamo perse.

Rientra un po’ in questo discorso anche il tema della “vita adulta” a proposito del quale mi ha molto colpito la frase che il papà dice ad Isa “La vita adulta è complicata”. Tu da esperta della psiche cosa consiglieresti per non farsi sopraffare dalla vita adulta e cercare di renderla meno complicata?

Tra l’altro parlavo oggi di cosa significa essere adulti proprio nelle mie storie su Instagram. Partirei da un grande bluff in cui siamo tutti e tutte invischiati. Ovvero l’idea che la vita adulta voglia dire distruggere completamente quella leggerezza, quell’ironia, quel non farcela di quando siamo bambini, ragazzi, perché la vita adulta è di fatto l’assunzione di responsabilità. È questo che cambia tra il non essere adulti ed esserlo, perché poi ci sono tutta una serie di variabile dell’essere adulti che sono molto differenti. Per alcune persone essere adulti significa riuscire a mantenere un lavoro stabile ma magari continuare ad andare a sbronzarsi il sabato sera con le amiche o gli amici. Per qualcun altro, invece, la vita adulta è mantenere sempre un contegno, ma magari potersi concedere di mangiare la pizza sul divano. Cioè questa idea che ci sia un solo modo di essere adulti, secondo me è fuorviante e anche molto pericolosa. È chiaro che la vita adulta presuppone tutta una serie di responsabilità quotidiane su certi passi, però anche il “devo comprarmi casa e fare un mutuo a 30 anni così posso diventare adulto, perché se vivo ancora con un coinquilino magari in affitto a 35 anni, allora non mi sento abbastanza adulto”. Ma dove è scritta questa cosa? Nel mio romanzo volevo proprio che arrivasse questo messaggio, cioè il fatto che Isa sia una pasticciona e combini guai non la rende meno adulta. La rende adulta il fatto che lei poi ci prova a risolverli, si rimbocca le maniche e fa di tutto per arrivare a sistemare la situazione. L’adulto non è quello che non sbaglia mai, non è quello che sa sempre cosa fare e ha preso le scelte giuste. Ma è quello che sa di avere gli strumenti per riuscire a riorganizzarsi o chiedere aiuto o avere l’assistenza per gestire le cose quando non funzionano. Essere adulto significa assumersi la responsabilità delle cose che riescono e che non mi riescono e di ciò che faccio bene o faccio male. Non vuol dire aver imparato a fare tutto bene. C’è un po’ un misunderstanding, secondo me le generazioni adulte, me compresa, pensano che essere adulto vuol dire essere risolto, ma non è così. Ci si continua a incasinare, ma sappiamo che abbiamo degli strumenti che abbiamo il dovere di affinare per renderci la vita meno complicata e per gestirla.

Come è nata l’idea di associare le diverse personalità ai cioccolatini? E tu che cioccolatino sei?

L’idea non è solo mia ma è nata in modo corale con i miei editor negli ultimi mesi di scrittura. È stata un insieme di pensieri e di suggestioni che ci hanno fatto venir voglia e mi hanno poi fatto terminare con la voglia di far leggere a Isa le persone attraverso questi 4 profili associati a un particolare cioccolatino. Quindi è un’idea collettiva che poi ho trasformato in questa azione che la protagonista fa, non c’era nelle prime stesure del libro. È un test semiserio, quindi non ha nessuna valenza scientifica, ci tengo sempre a specificarlo tanto che l’ho scritto anche nel libro. È un modo un po’ scherzoso per provare a vedere se qualche indicazione che viene data ci assomiglia e quindi a farci fare quel sorrisino compiaciuto. Io sono l’intera scatola di cioccolatini, cioè non sono nessun cioccolatino in particolare perché ho una moltitudine interiore molto vasta composta da tantissimi ingredienti di tutti i cioccolatini.

La nostra rubrica di interviste si chiama “Un caffè con” e visto che oggi sei tu l’ospite del nostro caffè: come prendi il caffè?

Non bevo caffè e non l’ho mai bevuto in vita mia perché non mi piace il sapore. Tutte le volte che lo dico le persone sgranano gli occhi e mi guardano come se avessero visto un fantasma, come a dire “questa cosa è impossibile!” Pensate che non mangio neanche il tiramisù per quanto non mi piace il gusto del caffè. Ogni tanto riprovo ad assaggiarlo, perché mi dico che è quel momento sociale che non posso perdere, ma niente non ce la faccio proprio. In compenso sono una grandissima amante di te bevuto appena sveglia nel silenzio della mattina: mezzo litro fruttato con cannella e spezie varie.

Se vi ho incuriosito cliccate QUI per leggere la mia recensione di “Cambio vita cercasi”! Buona lettura e al prossimo caffè 😉