Massimo Cotto

Massimo Cotto

Avere il piacere di fare una chiacchierata con Massimo Cotto è veramente un’esperienza incredibile, perché ci si trova davanti ad una fonte inesauribile di informazioni e dritte che se sai cogliere, rappresentano una lezione impagabile in campo musicale e non solo.

Giornalista, scrittore, autore televisivo, conduttore radiofonico, direttore artistico di tanti premi e kermesse importanti come Astimusica, la cui XXI edizione ha aperto i battenti proprio in questi giorni, Massimo Cotto è uno dei personaggi più influenti nel panorama musicale italiano. E noi abbiamo avuto la fortuna di bere il nostro consueto caffè con lui parlando ovviamente di musica, di quella volta che ha scritto un libro con Francesco Renga, di talent show musicali e tanto altro ancora.

Anche quest’anno sei il direttore artistico della kermesse musicale “AstiMusica” giunta alla XXI edizione, che cosa ti lega a questo evento “all’insegna della diversità e del non arrendersi” da così tanti anni e a chi si rivolge?

“Quando l’ho fatta nascere, era una scommessa. Asti non era abituata a uscire e ritrovarsi in un luogo ad ascoltare musica per due o tre settimane. Per me la musica è sempre stato un mezzo e non solo un fine, un ponte che lega il suono alla gente e che favorisce la condivisione e l’aggregazione. Piazza della Cattedrale diventa così un luogo d’incontro, un punto di ritrovo per tutte le generazioni. Ecco perché le proposte devono essere varie, rivolgendosi a tutti.”

A proposito del non arrendersi, cosa consigli ai tanti giovani che si affacciano al panorama musicale e che incontrano tantissime difficoltà per far inserire i loro brani nei network radiofonici che contano quando alle spalle non hanno una major?

“Di insistere e crederci. Di faticare, perché il successo viene prima del sudore solo sul dizionario e di cercare tutte le occasioni giuste per suonare dal vivo. Di studiare la musica dei grandi del passato (non li conosce nessuno, incredibile ma vero), di ascoltare tutti i generi musicali. E di non mollare! Se c’è un minimo di talento, il treno prima o poi passa, però bisogna farsi trovare in stazione. Il talento da solo è come il profumo della torta: buono a farti venire l’acquolina in bocca, ma non è sufficiente a sfamarti.”

Cosa ne pensi dei talent musicali? sono l’unico modo per emergere in Italia in campo musicale?

“Niente in contrario, ma ci dovrebbe poi essere una discografia in grado di lavorare i ragazzi, e purtroppo non c’è. Nel gergo delle aziende c’è un’espressione che mi piace molto: spray and pray. Ovvero, spruzzo e poi prego. In sintesi: butto sul mercato un po’ di roba e prego che vada bene. Questo è, tristemente, quello che succede oggi. Purtroppo i talent non hanno più molto a che vedere con la musica: sono contenitori televisivi dove dietro ci sono persone che cantano e vengono mandate allo sbaraglio. Io la chiamo la sindrome della felicità strappata: se togli un pallone a un bambino, piange, se non glielo dai è sereno perché non ha conosciuto la felicità. I talent ti illudono di essere diventato qualcuno, poi la realtà ti viene a bussare ala porta e a dire che no, non è così, 97 casi su 100.”

Sei il giornalista musicale che vanta il maggior numero di pubblicazioni come autore di biografie ufficiali di grandi artisti come Patty Pravo (“Bla Bla Bla”, Mondadori), Piero Pelù (“Perfetto difettoso”, Mondadori, e “Identikit di un ribelle”, Rizzoli), Francesco Guccini (“Un altro giorno è andato” e “Portavo allora un eskimo innocente”, Giunti) e Ivano Fossati giusto per citarne alcuni. A cosa è dovuta secondo te la fiducia e la stima che questi personaggi hanno da sempre manifestato nei tuoi confronti?

“Dovresti chiedere a loro. Di sicuro non li ho mai traditi. Mi hanno confessato cose privatissime, che poi, rileggendo le bozze, mi hanno chiesto di non divulgare e di eliminare.

Francesco Renga, mio fraterno amico, ha scritto con me un libro bellissimo, poi si è spaventato e ha deciso di non pubblicarlo. E noi abbiamo strappato il contratto.

Scrivere un libro con qualcuno significa pungolarlo, ma sapersi anche fermare quando si deve. E fargli capire che non ha niente da temere. Il maestro di sci raggiunge il suo scopo quando convince il ragazzo che non si farà male a scendere veloce, non quando ha insegnato tutti i movimenti.”

A parte Astimusica, abbiamo visto che nella tua carriera hai avuto molte direzioni artistiche, non ultimo il Premio De Andrè, ce n’è una a cui sei particolarmente legato e, se si, perché?

“Sono tutti figli miei, impossibile scegliere. Scelgo quello che non ho mai avuto. Mi piacerebbe dirigere il concertone del primo maggio a Roma, ma meglio non chiedere troppo alla vita. Va già più che bene così.”

Come prendi il caffè?

“Senza zucchero, in bicchieri di vetro. Ho eliminato lo zucchero e i dolci quando ho fatto un fioretto per un amico che stava male, poi ho ripreso a mangiarli, ma il caffè senza zucchero era così buono che ho continuato a prenderlo così…”