L’Estate Addosso: trama, trailer e recensione del nuovo film di Gabriele Muccino presentato ieri al 73esima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “Cinema nel giardino”. Al cinema dal 15 settembre.

L-estate-addosso-gabriele-muccino-recensione-trama-trailerL’Estate addosso è il nuovo film di Gabriele Muccino, presentato in anteprima mondiale ieri alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione “Cinema nel giardino”.

Con questo film anche Gabriele Muccino si cimenta con il gettonatissimo tema del viaggio di maturità (variamente trattato da molti altri registi, italiani e non solo, prima di lui) e lo fa tornando a girare di nuovo negli USA, ambientazione che sembra amare molto per le sue opere. A differenza dai precedenti film di Muccino, L’Estate addosso, è una pellicola “low budget” che vorrebbe avvicinarsi il più possibile ad una commedia spensierata (visto anche l’argomento trattato) anche se non riesce ad arginare del tutto la vena drammatica del regista che riemerge spesso nel corso del film.

Muccino porta sullo schermo la storia di una di quelle estati che per eventi ed emozioni particolari ti si tatuano davvero sulla pelle. Lo fa raccontando di Marco, 18 anni, che sta per diplomarsi al liceo ed ha in testa la confusione comune a tanti giovani che a Settembre al ritorno dalle vacanze, sanno che dovranno scegliere cosa fare del loro futuro. Marco non ha ancora idea di cosa fare e le uniche certezze al momento sono che vorrebbe fare una bella vacanza e che non ha i soldi per farla.

Ma ecco che a conclusione degli esami quello che sembra l’ennesimo evento sfigato, gli dà l’opportunità di avere i soldi per poter fare il tanto sognato viaggio post maturità. Destinazione: San Francisco, USA.

Grazie ad un contatto riceve ospitalità a San Francisco da una coppia omosessuale, Matt e Paul, che si portano dietro le difficoltà di essere cresciuti a New Orleans, nella Louisiana profonda e omofobica. Ma per un imprevisto al suo viaggio si accoda Maria, una ragazza anche lei appena diplomata della stessa scuola di Marco, ma da questo detestata e considerata pedante e conservatrice.

Nonostante le premesse della partenza e la diffidenza iniziale, soprattutto dovuta all’atteggiamento un po’ pregiudiziale e bigotto di Maria, i quattro diventeranno amici e intraprenderanno un viaggio on the road, che li porterà a fare i conti con loro stessi, a definire chi sono e vorranno essere, rappresentando così molto più di una semplice vacanza: un’importante momento di crescita che si porteranno addosso per tutta la vita.

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Devo ammettere di non essere un grande estimatore di questo tipo di film né di Gabriele Muccino, ma come sempre faccio davanti ad una nuova opera cinematografica, mi sono posto senza alcun pregiudizio.

Intanto inizio con il dire che l’ho trovato, a parte la costante nota melanconica che accomuna un po’ tutti i film di Muccino, non paragonabile agli altri suoi lavori, a meno che nelle sue intenzioni non ci fosse l’idea di fare un film “cult” per la generazione tutto è “stupendissimo”, bellissimo, con perle di saggezza a profusione. Infatti qui il regista sembra aver cambiato registro, riuscendo a parlare di crescita personale, relazioni umane e omofobia senza la consueta retorica che caratterizza le sue precedenti opere.

Inoltre i film è per gran parte del tempo in inglese con sottotitoli in italiano, aspetto che potrebbe costituire un deterrente per il pubblico italiano, oltre al fatto che gli fa perdere sia in fluidità che dal punto di vista emozionale.

E a proposito di pubblico, ho avuto l’impressione che non sia ben chiaro a chi sia rivolto L’Estate addosso. Un film destinato ad un pubblico giovane? Forse, anche se la narrazione tradisce a tratti il punto di vista di chi non è più un ragazzo da un bel po’ di anni e guarda a quel periodo della vita con occhi nostalgici.

Perché vederlo?

  • San Francisco (insieme a NY ) è sempre bella da vedere anche come ambientazione cinematografica;
  • la colonna sonora, opera di Lorenzo Cherubini (impossibile non farsi rimanere addosso il tormentone di Jovanotti che conosciamo perfettamente tutti).

Perché non andare a vederlo?

  • dialoghi a tratti poco plausibili, forse a anche a causa di una non impeccabile recitazione di parte del cast (secondo me fra tutti si salvano Matilda Lutz e Taylor Frey, il ragazzo americano, non contando il cameo di Scott Bakula,che interpreta il padre di Paul. Mentre Brando Pacitto, anche se simpatico e che ha lasciato un buon ricordo nel grande pubblico grazie alla serie Braccialetti Rossi, ha bisogno di dare maggiore spessore ed interpretazione alla sua recitazione, a causa della quale qui risulta poco credibile la sua enfasi da voce narrante del film).
  • Eccesso di sottotitoli che non saranno gradevoli per tutti.