Uscito oggi al cinema, “Tuner” (L’Accordatore) convince. Scopri la mia recensione del thriller psicologico con un magnetico Leo Woodall e la leggenda Dustin Hoffman
Ci sono film che già dal trailer ti fanno capire esattamente dove andranno a parare. “Tuner: L’Accordatore“, uscito oggi, 28 maggio, nei cinema italiani, in parte è uno di quelli: thriller elegante, protagonista tormentato, criminali, tensione crescente e quel talento speciale che finisce inevitabilmente per metterlo nei guai. Eppure, nonostante la trama non sembri rivoluzionaria, il film riesce comunque a funzionare molto bene. Per atmosfera, ritmo e soprattutto per il cast.
La trama di “Tuner: L’Accordatore”: quando l’orecchio assoluto diventa un’arma criminale
Il vero centro del film è Leo Woodall, e ormai è impossibile non notarlo. Dopo averlo visto in “The White Lotus” e soprattutto nella serie “One Day”, era chiaro che avesse qualcosa in più rispetto al classico volto bello lanciato da Hollywood. Qui conferma tutto. Ha fascino, presenza scenica e soprattutto riesce a rendere credibile un personaggio molto complicato senza mai esagerare. Il suo Nicky è un ex prodigio del pianoforte con un udito eccezionale, quasi fuori dal normale. Un dono che però si trasforma anche in una condanna: i suoni diventano troppo forti, troppo invasivi, al punto da costringerlo ad abbandonare la carriera musicale. Finisce così a fare l’accordatore di pianoforti, fino a quando qualcuno capisce che quel suo orecchio perfetto potrebbe essere utile anche per aprire casseforti. E da lì il film cambia passo.
Leo Woodall si conferma il volto nuovo più interessante di Hollywood
Woodall regge praticamente tutto il peso della storia e lo fa con una naturalezza impressionante. Non ha bisogno di strafare: basta uno sguardo, una pausa, il modo in cui ascolta quello che succede attorno a lui. Ed è facile capire perché molti lo considerino uno degli attori più interessanti della sua generazione. Tra l’altro lo vedremo presto sempre più spesso in produzioni importanti, perché Hollywood sembra aver deciso di puntare forte su di lui.
Da Dustin Hoffman a Jean Reno: un cast di leggende che fa la differenza
Poi c’è Dustin Hoffman. E sinceramente basta il suo nome per dare un altro livello al film. Non è il protagonista, ha uno spazio limitato, ma è uno di quegli attori che riescono a lasciare il segno anche stando in scena pochi minuti. Del resto parliamo di una leggenda assoluta: “Rain Man”, “Il Laureato”, “Kramer contro Kramer”, “Tootsie”… film che hanno fatto la storia del cinema. Hoffman ha quella capacità rarissima di sembrare enorme senza dover mai forzare niente. Qui porta ironia, esperienza e anche una certa malinconia, e ogni scena in cui compare acquista subito più peso.
Molto bene anche il resto del cast. Havana Rose Liu, già vista nel thriller “No Exit”, ha un’energia magnetica e misteriosa che funziona perfettamente con l’atmosfera del film. Lior Raz, che molti conoscono grazie alla serie “Fauda”, appena entra in scena alza immediatamente la tensione: ha quella presenza dura e imprevedibile che lo rende perfetto per ruoli del genere. E poi c’è Jean Reno, uno che anche con poche battute riesce sempre a farsi ricordare. Impossibile non pensare a “Léon” o “Ronin” appena appare sullo schermo.
Atmosfera e sound design: perché la regia punta tutto sulla tensione sonora
La cosa interessante di “Tuner: L’Accordatore” è che non prova disperatamente a reinventare il thriller moderno. Non cerca il colpo di scena assurdo ogni cinque minuti o la trama complicata a tutti i costi. Preferisce giocare sull’atmosfera, sui dettagli sonori e sulla tensione psicologica. E proprio per questo riesce a coinvolgere. Il modo in cui usa il suono è probabilmente la parte più riuscita del film: ti fa entrare nella testa del protagonista e quasi ti obbliga ad ascoltare il mondo come lo ascolta lui.
Vale la pena vedere “Tuner: L’Accordatore” al cinema?
Forse non sarà il thriller più originale dell’anno, ma è uno di quei film che meritano comunque una possibilità perché fatti con stile, con attori forti e con una tensione che resta costante fino alla fine. E soprattutto è il classico film che magari inizi senza aspettative enormi e poi ti ritrovi a pensarci anche una volta uscito dalla sala.